Quando la mattina del 15 agosto 2021 si è svegliato, il presidente afghano Ashraf Ghani non sapeva che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno nel Paese che guidava dal 2014. Solo quando il suo aereo ha lasciato Kabul, ha raccontato in un’intervista andata in onda sul programma radiofonico Today della Bbc, ha realizzato che se ne stava andando davvero, lasciando l’Afghanistan in mano ai talebani: una decisione che gli ha attirato grandi critiche ma che, a distanza di 4 mesi e mezzo, difende ancora.

«I talebani avevano accettato di non entrare a Kabul, ma due ore dopo non era più così», ha ricordato Ghani, che oggi vive negli Emirati Arabi Uniti, durante il colloquio con il generale Nick Carter, ex capo di Stato maggiore delle forze armate britanniche. «Due diverse fazioni dei talebani si stavano avvicinando da due direzioni differenti, e c’era l’enorme possibilità di un grande conflitto che avrebbe distrutto una città di 5 milioni di abitanti, portando il caos fra la sua gente».

Per questo, spiega, decise di lasciar partire alcuni dei suoi più stretti collaboratori e dei suoi cari, compresa la moglie — riluttante — e il suo consigliere per la sicurezza nazionale. Ghani, invece, attendeva che un auto lo portasse al ministero della Difesa: quell’auto non è mai arrivata, mentre il suo consigliere tornò insieme al capo della sicurezza presidenziale, entrambi terrorizzati, sostenendo che sarebbero stati uccisi tutti. «Mi ha dato meno di due minuti per prendere una decisione, dissi di partire per Khost, ma mi rispose che la città era caduta, così come Jalalabad», ricorda l’ex presidente.

«Non sapevo dove stessimo andando», aggiunge. «Solo quando siamo decollati ho capito che stavamo lasciando l’Afghanistan. È successo tutto all’improvviso». Secondo molti osservatori, la fuga di Ghani — che già era criticato per la sua gestione del Paese — mandò all’aria un complicato accordo che prevedeva una transizione «ordinata» e spianò la strada alla riconquista del Paese da parte dei talebani: gli studenti coranici erano certi di tornare al governo, ma il vuoto creato dall’improvvisa uscita di scena del presidente accelerò il passaggio.

Oggi Ghani, 72 anni, ammette alcuni errori, a cominciare dalla fiducia riposta nella comunità internazionale, ma sostiene «categoricamente» di non aver portato soldi fuori dal Paese e ritiene che siano stati gli accordi di Doha fra gli Stati Uniti di Donald Trump e i talebani — che prevedevano una graduale riduzione delle forze armate americane in Afghanistan — a portare alla caduta di Kabul. «Invece di un processo di pace, fu un processo di ritiro. L’accordo ci ha cancellato: invece di un accordo politico, abbiamo avuto un colpo di Stato violento», dice alla Bbc Ghani. «La mia vita professionale è stata distrutta, i miei valori calpestati, io sono stato trasformato nel capro espiatorio».

Corriere della Sera, 31 dicembre 2021

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