Il grande dilemma americano sul destino delle statue confederate potrebbe aver trovato una soluzione a Richmond, Virginia, in quella che fu la capitale sudista durante la guerra di secessione. Dopo aver rimosso a settembre la statua equestre del generale Robert Lee, l’ultima rimasta lungo la maestosa Monument Avenue, le autorità della Virginia e di Richmond hanno raggiunto un «tentativo» di accordo per trasferire la proprietà delle statue al Black History Museum and Cultural Center of Virginia. Il governatore uscente Ralph Northam e il sindaco Levar Stoney, entrambi democratici, hanno annunciato che il museo statale di storia afroamericana lavorerà insieme al museo The Valentine e alla comunità locale per determinare il destino dei monumenti.

Ora l’accordo dovrà essere ratificato dal consiglio comunale a gennaio: questa decisione, ha spiegato però il sindaco in un comunicato, permetterà alla comunità di fare i conti con questi simboli così divisivi. «Affidare il futuro di questi monumenti e dei loro piedistalli a due delle istituzioni più rispettate della città è la cosa giusta da fare», ha affermato il sindaco Stoney, che ha ordinato la rimozione in seguito alle proteste per la giustizia sociale esplose in tutti gli Stati Uniti a maggio 2020 con la morte di George Floyd.

A luglio 2020 furono rimosse quelle dei generali confederati J. E. B. Stuart e Stonewall Jackson, del presidente Jefferson Davis e dell’oceanografo Matthew Fontaine Maury, che si trovavano sul territorio cittadino, mentre quella del generale Lee, che si trovava su un territorio statale, è stata soggetta a una lunga contesa legale: a bloccarne la rimozione era stato William Gregory, discendente della coppia che nel 1890 concesse allo Stato il terreno, sostenendo che nell’accordo la Virginia si era impegnata a «proteggere amorevolmente» la statua.

Il monumento a Lee, alto 6 metri, è stato rimosso soltanto a settembre 2021, dopo una pronuncia della Corta Suprema, mentre sono ancora in corso i lavori per portare via l’enorme piedistallo, alto 12 metri e imbrattato di scritte per la giustizia sociale e a favore di Black Lives Matter, sotto al quale è stata rinvenuta anche una capsula del tempo seppellita 134 anni fa. Dopo la rimozione, i monumenti erano rimasti temporaneamente in deposito, coperti da grandi teloni, all’interno dell’impianto di depurazione delle acque reflue di Richmond: restava da capire cosa farne, ma ora le autorità locali sembrano aver finalmente trovato una soluzione.

Corriere della Sera, 1 gennaio 2022

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