Spinta dalla variante Omicron, l’Europa ha superato i 100 milioni di contagi dall’inizio della pandemia. I casi non sono mai stati così tanti, con vari Paesi — Italia compresa — che da giorni ritoccano il proprio record negativo. Eppure i governi, se da un lato reimpongono restrizioni e mascherine, dall’altro accorciano i periodi di isolamento per i positivi: la variante è estremamente contagiosa, ma i sintomi lievi e la grande diffusione dei vaccini spingono le autorità a tagliare i giorni di quarantena per non impattare su un’economia già provata. Il rischio, scrive Politico Europe, è che, con milioni di persone in isolamento — se positive — o quarantena — se entrate in contatto con un contagiato — il continente si ritrovi a fare i conti anche con una critica carenza di personale nei servizi essenziali, come trasporti e ospedali.

Giovedì, sostenendo che Omicron non abbia solo sintomi più leggeri, ma anche vita più breve, la Grecia è stato il primo Paese europeo a ridurre a 5 i giorni di isolamento per i positivi, seguendo la raccomandazione del Centers for Disease Control and Prevention americano che ha annunciato una quarantena di cinque giorni per i contagiati asintomatici: la maggior parte delle trasmissioni, spiegano gli esperti, si verificano nei 2 giorni prima della comparsa dei sintomi e nei 3 successivi. Regno Unito, Irlanda, Francia, Spagna e Portogallo hanno invece fissato a 7 i giorni di isolamento, mentre l’Italia e lo stesso Regno Unito hanno eliminato la quarantena per i vaccinati entrati in contatto con una persona positiva.

L’Europa, insomma, sembra seguire il «metodo Boris Johnson», il premier britannico che all’inizio della pandemia aveva puntato sull’immunità di gregge evitando il lockdown, prima di fare marcia indietro: la differenza, rispetto ad allora, è il vaccino — in gran parte dell’Europa occidentale oltre il 70% dei cittadini è pienamente immunizzato — e la minor pericolosità di una variante molto contagiosa, ma dai sintomi più lievi soprattutto per coloro che hanno due o tre dosi. La chiave per interpretare la decisione verso cui si stanno muovendo i governi, secondo un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ma realizzato prima dell’arrivo della variante Omicron, è proprio questa: chi è immunizzato ha bisogno di 5,5 giorni per negativizzarsi, chi non lo è di 7,5.

Con le nuove regole, per uscire dalla quarantena, in Inghilterra servono due test rapidi negativi effettuati il sesto e il settimo giorno, mentre in Grecia è stata adottata la regola americana del «cinque più cinque»: dopo il quinto giorno, se i sintomi sono scomparsi, bisogna indossare la mascherina per altri cinque giorni. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, i governi sono alle prese con un delicato «atto» di bilanciamento: devono controllare i contagi ma al tempo stesso non fermare le proprie economie. «È un compromesso fra la scienza e la necessità di avere disagi minimi», ha detto al Guardian Michael Ryan, direttore delle emergenze dell’Oms. «I governi si stanno sforzando di trovare il giusto equilibrio».

Corriere della Sera, 3 gennaio 2022 (pag. 7)

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