In Spagna, dal 5 gennaio, gli animali domestici non sono più considerati oggetti con un proprietario, ma esseri senzienti: nei casi di divorzio i giudici dovranno quindi valutarne il benessere, come già avviene in Francia e Portogallo, una riforma del codice civile che farà aumentare gli affidamenti congiunti di cani e gatti. Già nel 2016, un articolo del País notava che i tribunali spagnoli si trovavano sempre più spesso alle prese con battaglie legali sulla custodia degli animali, scontri che potevano avere esiti «traumatici quasi paragonabili» ai casi che coinvolgono i figli.

Finora, infatti, i giudici assegnavano quasi automaticamente la custodia a chi aveva registrato l’animale, senza considerare i legami affettivi né le necessità familiari: il codice civile spagnolo definiva gli animali «proprietà personali» e un avvocato che voleva ottenere l’affidamento doveva soltanto dimostrare che il proprio cliente ne era proprietario, dando così un vantaggio a chi aveva registrato il proprio cane o un gatto. Nel 2010, però, una prima sentenza aveva spianato la strada alla riforma: una donna si era rivolta al tribunale per ottenere l’affidamento congiunto del cane di 9 anni, che l’ex compagno non le faceva più vedere dopo la rottura. Il giudice, stabilendo un precedente legale, glielo aveva garantito.

«Gli animali sono parte della famiglia, e quando c’è una separazione il loro destino va regolato come quello degli altri membri», sostiene oggi l’avvocatessa Lola Garcia, che in ottobre, con il suo studio legale Rights&Animal, ha ottenuto una sentenza storica per i diritti degli animali in Spagna. Una coppia non sposata di Madrid, dopo essersi lasciata, si era rivolta al tribunale per decidere chi avrebbe dovuto tenere il cane: il giudice ha stabilito che l’animale avrebbe dovuto alternarsi ogni mese, e che entrambi ne sarebbero stati legalmente responsabili.

Una sentenza che ha fatto giurisprudenza: la norma approvata il 5 gennaio dal governo socialista di Pedro Sánchez con il sostegno di Podemos stabilisce infatti che il proprietario deve «garantire» il benessere del proprio animale e che se un membro della coppia ha avuto problemi di maltrattamenti ne perderà automaticamente la custodia. Il giudice dovrà insomma stabilire con chi l’animale potrà vivere meglio, basandosi soprattutto sulle sue necessità: chi ha una situazione finanziaria migliore, o ha già ottenuto la custodia dei figli, avrà quindi maggiori possibilità di poter continuare a vivere con il proprio cane, gatto, tartaruga o pesce rosso.

Corriere della Sera, 8 gennaio 2022 (pag 17)

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