Axel Webber è arrivato a New York a novembre, con un pugno di dollari in tasca e in testa l’obiettivo, comune a tutti i giovani che sbarcano in città, di realizzare i propri sogni. Laureato in un’università online da qualche mese, dopo un percorso di studio «fatto in casa» insieme a suoi quattro fratelli, il 22enne di Cumming, Georgia, aveva lavorato per un’agenzia immobiliare in Michigan ma desiderava fare l’attore ed entrare alla Juilliard, la scuola di arti, musica e spettacolo più famosa (e selettiva) del mondo. Mentre portava avanti il processo di ammissione, Webber lavorava come buttafuori in un ristorante a tema piratesco per 18 dollari all’ora e, dopo aver dormito per qualche settimana nella sua Volvo del 2000 posteggiata in un parcheggio del New Jersey, si è preso un monolocale di 8 metri quadri col bagno in comune all’East Village, per 1.200 dollari al mese.

Proprio quel minuscolo appartamento lo ha aiutato a finire, in neanche un mese, sul New York Times. A inizio dicembre, infatti, Webber ha cominciato a raccontare la sua avventura su TikTok ai propri follower, cresciuti rapidamente ed esplosi — oggi sono 2 milioni — dopo un video in cui documentava «la vita nell’appartamento più piccolo di New York». Nel frattempo li aggiornava sugli sviluppi dei provini e della sua domanda di ammissione: in un mese i suoi video hanno ottenuto quasi 40 milioni di visualizzazioni. «Pensavo che questo posto mi avrebbe dato l’energia per fare qualunque cosa e, per ora, ho avuto ragione», ha raccontato alla giornalista Taylor Lorenz, acuta osservatrice della generazione Z.

Lunedì, però, è arrivato il responso della scuola d’arte drammatica. «Non sei più sotto considerazione per l’ammissione al semestre autunnale del 2022», recitava la mail che Webber ha letto in diretta ai suoi fan, facendoli infuriare. In poche ore, migliaia di persone hanno lasciando insulti sui social della Juilliard, o recensioni negative su Google che l’hanno fatta calare nelle ricerche. «Siete finiti, non avete lasciato entrare Axel», diceva un commento che ha avuto 21 mila like. «Apprezzo le risposte», ha commentato Webber al quotidiano newyorkese, «ma la gente li sta letteralmente facendo a brandelli. Sono grato, ma non dobbiamo colpire la Juilliard: voglio diffondere positività».

In un attimo, poi, la rete gli si è anche rivoltata contro. Ai tiktoker, famosi o meno, che chiedevano «giustizia per Axel» si sono aggiunti coloro che lo reputavano «una truffa», come sosteneva un video. «Migliaia di segugi dell’internet», ha spiegato Lorenz, «hanno cominciato a fare ricerche sul passato di Webber, sulla sua famiglia, sul suo LinkedIn, ne hanno cercato l’indirizzo e il modello di automobile». La gente, però, aveva i suoi motivi per essere scettica, precisa la giornalista del New York Times: «TikTok è diventato un potente strumento di marketing e l’industria dell’intrattenimento lo sfrutta per ottenere attenzione».

Axel smentisce le accuse e non si cura degli insulti: il provino è andato male, ma continuerà a fare video sperando di ottenere dei ruoli. «Mi sono sentito molto solo quando sono arrivato in città», racconta. «Ora invece cammino per strada e mi imbatto in persone che mi dicono: “Hey, tu sei il tizio di TikTok”. Oppure: “Sei quello che vive nell’appartamento minuscolo”. Mi sembra come se, in una città enorme con milioni di persone, anche io ho qualche amico».

Corriere della Sera, 13 gennaio 2022 (newsletter AmericaCina)

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