Le tribù native americane, duramente colpite dall’epidemia degli oppioidi, hanno raggiunto un accordo da 590 milioni di dollari con Johnson & Johnson e con i tre principali distributori di medicinali degli Stati Uniti, AmerisourceBergen, Cardinal Health e McKesson, che si aggiungono al risarcimento da 75 milioni ottenuto lo scorso anno dalla nazione Cheerokee e all’accordo multimilionario che Purdue Pharma — il produttore dell’OxyContin — sta ancora trattando.

«Con questo accordo non risolviamo la crisi degli oppioidi, ma otteniamo risorse fondamentali per affrontarla», ha commentato l’avvocato delle tribù Steven Skikos. Il 15% finirà infatti in spese legali, mentre il resto dei soldi servirà a finanziarie i trattamenti di disintossicazione e prevenzione con la supervisione delle autorità sanitarie delle tribù. «Ci siamo già impegnati a usare tutti i soldi per confrontare la crisi degli oppioidi», ha commentato Aaron Payment, capo della tribù di Sault Ste Marie a Chippewa, in Michigan, che ha 45 mila membri.

«L’impatto degli oppioidi è stato devastante, le tribù hanno bisogno di tutte le risorse possibili per rimettersi in sesto». La causa è stata presentata da 175 tribù, ma a beneficiarne saranno tutte le 574 riconosciute a livello federale dove il tasso di dipendenza era anche il doppio che nel resto d’America. Secondo i dati dell’ultimo censimento, il 2,1% della popolazione americana si identifica come nativo americano o dell’Alaska: sono 6,8 milioni di persone, meno di metà delle quali vive nei territori delle tribù.

Corriere della Sera, 2 febbraio 2022 (newsletter AmericaCina)

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