C’è un account Instagram che sta facendo tremare Capitol Hill. Si chiama @dear_white_staffers, è gestito anonimamente da assistenti parlamentari «neri, indigeni o di colore» e racconta la dura vita dietro le quinte del Congresso, fra stipendi da fame, orari da incubo, dipendenze di vario tipo per superare lo stress e soprattutto diseguaglianze, razziali e di genere. Nato come una raccolta di meme, l’account ha cominciato a raccogliere testimonianze — con accuse specifiche, benché anonime, nei confronti di alcuni parlamentari — ed è rapidamente diventato una piattaforma per discutere dei problemi strutturali di una professione normalmente molto riservata: la regola ufficiosa a Capitol Hill, ha raccontato un assistente parlamentare al Washington Post, è di non parlare del tuo capo, e sei infelice di andartene altrove.

L’account è stato aperto a gennaio 2020 e per un lungo periodo è stato poco attivo. Poi, nelle ultime settimane, @dear_white_staffers ha cominciato a pubblicare meme con maggiore intensità e soprattutto ha diffuso centinaia di testimonianze, passando in pochi giorni da 13 mila a 75 mila follower. Alla normale frustrazione di un lavoro mal pagato — lo stipendio mediano è di 59 mila dollari all’anno, quello di ingresso sui 30 mila, per non parlare degli stage gratuiti — e stressante, si sono aggiunti negli ultimi tempi anche la pandemia e l’assalto del 6 gennaio, ha spiegato un altro anonimo assistente, fattori che hanno reso l’ambiente ancora più tossico facendo ulteriormente precipitare il morale.

Già sfiancati da orari e stipendi e scoraggiati perché non riescono avere un impatto sulle politiche, in molti ora si domandano se vale la pena andare avanti così. Ha spiegato Courtney Laudick, assistente legale del deputato democratico Andy Levin del Michigan: «Non sono l’unica a sentirmi così: la pandemia, il turnover professionale e lo stess stanno spingendo molte persone ad aprirsi e a parlare anonimamente di queste condizioni”. La pagina ha attirato l’attenzione di capi dello staff e direttori della comunicazione ed è arrivata fino alla speaker della Camera, Nancy Pelosi.

Venerdì, durante la sua conferenza stampa, Pelosi ha rifiutato di commentare ma ha espresso sostegno per un’eventuale sindacalizzazione dello staff del Congresso, di cui si sta cominciando a parlare con insistenza: quel giorno, infatti, la Congressional Workers Union ha annunciato l’intenzione di formare un sindacato che rappresenti tutti i dipendenti che lavorano nelle varie commissioni. «Come tutti gli americani, il nostro infaticabile staff ha il diritto di organizzare il proprio posto di lavoro e di unirsi in un sindacato», ha precisato poi il vicecapo dello staff di Pelosi, Drew Hammill. «Se e quando i nostri assistenti decideranno di esercitare quel diritto, avrebbero il pieno sostegno di Nancy Pelosi».

Corriere della Sera, 8 febbraio 2022 (newsletter AmericaCina)

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