La confessione era all’interno del computer portatile che gli agenti dell’Fbi hanno trovato vicino al corpo senza vita di Brian Laundrie, lo scorso ottobre: a uccidere Gabrielle Petito era stato lui, il fidanzato con cui la 22enne era partita dalla Florida a giugno a bordo di un furgone bianco della Ford, per un viaggio nel grande West americano documentato sui social con l’hashtag #VanLife. I post però si erano interrotti di colpo a fine agosto, quando Gabby era svanita nel nulla: il 1° settembre Laundrie era tornato da solo a North Port, la cittadina affacciata sul Golfo del Messico dove vivevano, ma di lei non c’era traccia.

La coppia era stata intercettata il 12 agosto dalla polizia di Moab, nello Utah, intervenuta per sedare un litigio fra i due: un passante aveva chiamato il 911 perché aveva visto un uomo schiaffeggiare una donna, ma agli agenti entrambi avevano giurato di amarsi, dicendo che si sarebbero sposati presto e implorando di non aprire un caso di violenza domestica.

Poi, il 27 agosto, erano stati visti insieme a Jackson, in Wyoming: una coppia della Louisiana aveva riferito di aver incrociato Petito e Laundrie in un ristorante messicano, lui furioso, lei in lacrime. In quei giorni, Petito parlava spesso con i genitori, via messaggio e FaceTime, e aveva riferito di trovarsi al Grand Teton National Park, in Wyoming. L’ultima comunicazione era avvenuta il 30 agosto: «Non c’è campo allo Yosemite National Park», diceva lo scarno messaggio ricevuto dai familiari. Il 29 agosto, però, una coppia aveva dato un passaggio a Laundrie: con lui viaggiava la fidanzata, aveva spiegato, ma era rimasta sul furgone a produrre post per i social. Il giorno stesso, il ragazzo aveva ricevuto un altro passaggio: una donna lo aveva accompagnato al campeggio libero di Spread Creek, nel parco di Grand Teton.

Un paio di giorni più tardi, Laundrie rientrava in Florida da solo, alla guida del furgone bianco, ma la famiglia Petito — che vive a New York — aveva denunciato la scomparsa della ragazza soltanto l’11 settembre: quella sera stessa, gli agenti si presentarono a casa di Laundrie, senza tuttavia ottenere informazioni utili. In quelle ore, il mistero della scomparsa di Gabby cominciava ad affacciarsi sui giornali, in televisione, sui social network, e l’intero Paese cominciò a mobilitarsi per quella ragazza bionda che poteva essere la figlia di ogni famiglia bianca d’America. Sulle sue tracce si erano buttati centinaia di agenti statali e federali che ne ripercorrevano gli spostamenti, di detective improvvisati che provavano a seguirne le orme digitali, di comuni cittadini che cercavano di fornire indizi utili al ritrovamento. Anche perché Laundrie, l’unico che poteva darne, era sparito a sua volta il 14 settembre senza lasciare tracce, né spiegazioni sulla scomparsa della compagna: solo i sospetti — quelli sì — che per qualche motivo l’avesse uccisa.

Per risolvere il caso che teneva col fiato sospeso l’America, i federali dovevano quindi rintracciare anche il 23enne. Laundrie aveva però un vantaggio di tre giorni sugli agenti: tanto era passato fra la sua fuga e la denuncia dei genitori, che sostenevano fosse diretto in una riserva naturale di 100 chilometri quadrati non lontana da casa. «Le speranze di trovarlo diminuiscono ogni giorno», sosteneva in quei giorni di metà settembre Chris Boyer, direttrice della National Association for Search and Rescue. «Giù in Florida, durante l’estate, i corpi possono diventare scheletri in cinque giorni, e i predatori possono cancellare ogni traccia».

In quel momento, negli Stati Uniti, c’erano 90 mila denunce di persone scomparse, ma nessuna aveva catturato l’attenzione — e le risorse — come Petito e Laundrie, che dominavano ormai telegiornali e programmi d’intrattenimento. Molte famiglie afroamericane e ispaniche lamentarono una differenza di trattamento con i propri cari, la cui scomparsa non colpiva l’immaginario come quella dei due ragazzi della Florida. È «doloroso», aveva detto alla Cnn David Robinson, che per cercare il figlio Daniel, scomparso da mesi in Arizona, aveva dovuto assumere un investigatore e mettere insieme una squadra di volontari. Era lo stesso dolore espresso nelle scorse settimane dai familiari di Lauren Smith-Fields, una 23enne afroamericana del Connecticut morta nel suo appartamento di Bridgeport nel corso di un appuntamento con un uomo bianco conosciuto su una app di dating. La sua scomparsa — avvenuta il 12 dicembre per un mix di fentanyl e alcol, come ha chiarito l’autopsia — non ha ricevuto la stessa attenzione mediatica, denunciava il fratello Tavar Gray-Smith, né ha portato a indagini altrettanto accurate. «Quando Gabby Petito è scomparsa, la caccia all’uomo messa in atto è stata incomparabile rispetto a questo caso», ha commentato l’avvocato di famiglia.

Ancora una volta, il Paese era rimasto vittima della Missing White Woman Syndrome, la sindrome della donna bianca scomparsa teorizzata vent’anni fa dalla storica conduttrice afroamericana di Pbs Gwen Ifill per spiegare la maggiore attenzione che viene data a una donna bianca in pericolo, rispetto a una nera nella stessa situazione. «La famiglia Petito merita sicuramente risposte e giustizia», aveva confermato la conduttrice di Msnbc Joy Reid. «Ma il modo in cui questa storia ha catturato il Paese ci fa domandare come mai la stessa attenzione mediatica non viene mai riservata alle persone di colore». Alla scomparsa di Smith-Fields era dedicata una pagina Reddit con 235 membri, ad esempio, mentre quella di Petito ne aveva oltre 100 mila: l’hashtag #GabbyPetito in un mese aveva avuto quasi un miliardo di visualizzazioni su TikTok. Un eccesso di interesse che, sostiene Bryanna Fox, professoressa di criminologia alla University of South Florida, ha le sue controindicazioni. «Per quanto benintenzionate, le persone riempiono di indizi le forze dell’ordine», affermava. «E così, invece di cercare un ago nel pagliaio, gli agenti si ritrovano a caccia di un granello di sabbia su una spiaggia enorme».

Nel caso di Petito e Laundrie, poi, si trattava di una spiaggia lunga quasi 4 mila chilometri, dal Wyoming fino alla Florida. La prima pista, però, era quella giusta. Il 19 settembre, nel Grand Teton National Park venne ritrovato un corpo «che corrispondeva alle descrizioni», proprio nell’area del campeggio libero in cui Laundrie si era fatto lasciare il 29 agosto. Era quello di Gabby, «morta per strangolamento da parte di un essere umano», come ha appurato il coroner il 12 ottobre: essendo rimasto per tre o quattro settimane all’aperto, però, non era possibile stabilire quando fosse avvenuto il decesso. «Sul suo certificato di morte» aveva spiegato il dottor Brent Blue «non ci sarà una data esatta». In Florida proseguiva intanto la caccia a Laundrie, incriminato per aver usato fra il 30 agosto e il 1° settembre due conti bancari intestati alla fidanzata. Solo il 20 ottobre, più di un mese dopo la scomparsa, le squadre impegnate nella ricerca hanno rinvenuto, in un’area fino a quel momento sommersa dalle paludi, quelli che «sembravano resti umani», insieme ad alcuni effetti personali: uno zaino e un computer che, appurarono gli agenti, appartenevano al ragazzo che stavano cercando.

«So che avete molte domande», disse l’agente dell’Fbi Michael McPherson ai giornalisti. «Ma ancora non abbiamo tutte le risposte». Le risposte erano nel computer di Laundrie, riconosciuto il giorno dopo il ritrovamento grazie all’impronta dentale e morto per un colpo di pistola alla testa. Il 21 gennaio, l’Fbi ha diramato l’ultimo aggiornamento sul caso Petito, ringraziando le quindici agenzie coinvolte nelle ricerche e spiegando che «nel computer ritrovato vicino allo scheletro c’erano appunti scritti dal signor Laundrie, che si dichiarava responsabile della morte della signorina Petito». L’indagine, chiariva il comunicato, «sarà chiusa prossimamente e non ha identificato nessun altro individuo, oltre a Brian Laundrie, coinvolto nella tragica morte di Gabby Petito».

Sette, 11 febbraio 2022 (pag 26, pag 27, pag 28)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...