Sarà il Super Bowl più caro della storia, quello di stasera fra Los Angeles Rams e Cincinnati Bengals, e verrà disputato nell’arena più costosa del pianeta, il SoFi Stadium di Hollywood Park a Inglewood, area metropolitana di Los Angeles, pagata 5,5 miliardi di dollari dal proprietario dei Rams Stan Kroenke — imprenditore immobiliare che ha sposato una discendente dell’impero Walmart — e inaugurata a settembre 2020. È lo stadio più moderno d’America, dove si disputeranno anche le gare dei mondiali di calcio del 2026 la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi 2028, con un maxischermo infinity in 4K di Samsung che pende dal tetto, 26o suite extralusso e 13 mila posti premium su un totale di 70 mila, che possono però essere anche arrivare a 100 mila a seconda delle occasioni: quest’tanno poi, non ci saranno restrizioni Covid, ma saranno obbligatori la mascherina e la prova di vaccinazione, oppure un tampone negativo. Secondo il sito TickPick, in media i tifosi che assisteranno alla gara hanno pagato 7.542 dollari per il biglietto, più del doppio rispetto al 2017, anche se in leggero calo rispetto a una settimana fa, quando la media superava i 10 mila dollari: il ticket più caro si aggira sui 70 mila dollari per una suite Vip, quello più economico sfiora comunque i 4.500.

In appena 18 mesi, il SoFi Stadium è diventato il palazzo reale dello sport americano, degno di un colossal hollywoodiano, e ha contribuito a riportare la finalissima a Los Angeles — dove nel 1967 si disputò la prima assoluta, al Coliseum, distante appena 10 chilometri — dopo quasi trent’anni. Durante «l’half-time show» canteranno per la prima volta insieme Eminem, Snoop Dogg, Mary J Blige, Kendrick Lamar e Dr Dre, una squadra di leggende del rap e dell’R&B che si esibirà «gratuitamente» — la Nfl copre solo il costo dello show, ma il ritorno è enorme — e che porta in dote 43 Grammy totali. Non è un caso quindi che il Super Bowl è considerato «the Greatest Show on Earth», il più grande spettacolo del pianeta, anche per chi di football si interessa poco o niente: davanti agli schermi si raduneranno almeno 100 milioni di americani.

L’aspetto sportivo, almeno per ora, può essere liquidato rapidamente: da una parte i padroni di casa dei Rams, che Kroenke ha ri-trasferito da St. Louis a Los Angeles nel 2016, ricchissimi e favoritissimi, vincitori del Super Bowl del 2000 e pieni di star; dall’altra i Cincinnati Bengals che avevano vinto appena 6 partite in totale nelle ultime due stagioni, che non arrivavano ai playoff da 31 anni e sui cui nessuno avrebbe scommesso un penny. Quest’anno però la squadra ha ricominciato a girare e chi ha puntato su di loro, alla fine, ha messo da parte un bel gruzzolo, visto che una finale dei Bengals a inizio stagione era quotata 125 a 1: con un dollaro se ne portavano a casa 125. I padroni di casa sono i grandi favoriti per la vittoria finale, ma le statistiche nascondono un’insidia: sei degli ultimi dieci Super Bowl sono stati vinti dagli «underdog», la squadra arrivata in finale da sfavorita.

Corriere della Sera, 13 febbraio 2022

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