La crisi tra Ucraina e Russia, nonostante diversi tentativi diplomatici, è sfociata in una invasione da parte delle truppe di Mosca. Il presidente russo Vladimir Putin ha dato l’ordine di invasione all’alba di giovedì 24 febbraio, dopo che — lunedì 21 — aveva ordinato l’ingresso di truppe nelle regioni separatiste del Donbass. Ma quali sono le cause di questa crisi? Cosa c’è alla radice di questa guerra?

1. Da cosa nasce il conflitto fra Russia e Ucraina?
A febbraio 2014, dopo mesi di proteste, il popolo ucraino ha cacciato il presidente filorusso Viktor Yanukovich, che non voleva firmare il Trattato di associazione fra l’Ucraina e l’Unione europea, instaurando un governo ad interim filoeuropeo non riconosciuto da Mosca. Gli scontri della rivoluzione di Maidan provocarono circa 130 morti fa manifestanti e agenti di polizia (qui le foto dell’attacco).

Vladimir Putin ha risposto annettendo la Crimea e incoraggiando la rivolta dei separatisti filorussi nel Donbass , regione nel Sudest del Paese.
Da allora il conflitto è rimasto a bassa intensità, ma in otto anni ha provocato circa 14 mila morti fra entrambe le parti.

Oggi le generazioni più giovani spingono l’Ucraina verso l’Europa, e anche l’attuale presidente Volodymyr Zelensky — eletto nel 2019 — è vicino all’Occidente.

Il conflitto, però, ha radici più antiche e profonde (che approfondiremo più avanti). Il presidente russo ritiene che il suo Paese abbia un «diritto storico» sull’Ucraina, che faceva parte dell’Unione Sovietica fino al collasso del 1991: lo ha anche scritto apertamente in un lungo articolo pubblicato lo scorso anno, in cui definisce Russia e Ucraina «una nazione».

Il crollo dell’Unione Sovietica ha lasciato profonde cicatrici in parte del popolo russo: lo stesso Putin lo aveva definito «la più grande catastrofe geopolitica» e l’Ucraina era stata la perdita più dolorosa. Nel discorso pronunciato lunedì, 48 ore prima di ordinare l’invasione, ha accusato i leader bolscevichi di aver strappato pezzi di territorio all’Unione Sovietica per formare l’Ucraina. In molti, scrive David Sanger sul New York Times, ritengono che Putin si ritenga ora «in missione per correggere questo errore».

2. Perché è esploso ora?
Lo scorso anno, l’Ucraina ha approvato una legge che proibisce a 13 oligarchi di possedere dei media per influenzare la politica, colpendo direttamente l’amico di Putin Viktor Medvedchuck, uno degli uomini più ricchi del mondo. Oltre alla sua attività di petroliere, Medvechuck — che è ancora ai domiciliari, accusato di alto tradimento — è il leader del principale partito filorusso d’Ucraina, Piattaforma dell’Opposizione, ed è proprietario di un impero televisivo attraverso il quale diffondeva la propaganda di Mosca e influenzava la politica ucraina. Poco dopo il suo arresto, Putin ha cominciato ad ammassare truppe al confine: per il leader del Cremlino la legge rappresentava un passo decisivo nel processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Occidente e alla Nato.

3. Cosa c’entra in tutto questo la Nato?
L’Ucraina vuole entrare nella Nato, la Russia si oppone. Già dal 2008 — in seguito al summit di Bucarest e prima dell’arrivo del governo filoeuropeo non riconosciuto da Putin — Kiev stava lavorando per entrare nell’Alleanza atlantica, che non può però accettare nuovi membri già coinvolti in conflitti.

Per essere ammessa, inoltre, l’Ucraina ha bisogno di combattere la corruzione che domina nel Paese e di intraprendere un percorso di riforme politiche e militari. In questo momento, dunque, un ingresso nella Nato è altamente improbabile, non solo per l’opposizione della Russia: per Putin l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica è il punto di non ritorno, anche se Mosca non ha formalmente alcun potere di veto. L’Ucraina, invece, chiede una timeline precisa per entrare nell’Alleanza atlantica, come ha ripetuto il presidente Volodymyr Zelensky nel discorso alla nazione pronunciato dopo che Putin aveva dato l’ordine di invadere.

A questa domanda ha risposto però, indirettamente, anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden: «La possibilità che l’Ucraina si unisca alla Nato in tempi brevi è molto remota», ha detto il presidente americano. L’interferenza russa, intanto, ha rinnovato anche le ambizioni di Paesi come Finlandia e Svezia, che Mosca vorrebbe tenere fuori dal Trattato nordatlantico.

4. Perché la Russia teme l’allargamento della Nato?
Al momento solo il 6% dei confini russi toccano Paesi della Nato, secondo il dipartimento di Stato americano. L’Ucraina però condivide con la Russia una frontiera lunga 2.200 chilometri: Ucraina vuol dire proprio questo, «frontiera».

Putin chiedeva una rassicurazione scritta che l’Ucraina non sarebbe mai entrata a far parte della Nato, una rassicurazione che l’Alleanza atlantica non può però concedere perché ne violerebbe il trattato, in particolare l’articolo 10 che dice: «I membri possono invitare previo consenso unanime qualsiasi altro Stato europeo in condizione di soddisfare i principi di questo trattato e di contribuire alla sicurezza dell’area nord-atlantica ad aderire a questo trattato. Qualsiasi Stato così invitato può diventare un membro dell’organizzazione depositando il proprio atto di adesione al Governo degli Stati Uniti d’America. Il Governo degli Stati Uniti d’America informerà ciascun membro del deposito di tale atto di adesione.»

Il Cremlino vuole soprattutto mantenere la sua sfera d’influenza nell’area, e vuole che la Nato rinunci alle sue attività nell’Est Europa, tornando alla situazione del 1997: da allora l’Alleanza atlantica ha avuto cinque fasi di espansione verso Est, e sono diventati membri Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Albania, Croazia, Montenegro e Macedonia del Nord. Tutti Paesi che facevano parte del blocco Sovietico.

Questo significherebbe che la Nato dovrebbe ritirare le proprie truppe dalla Polonia e dalle tre repubbliche baltiche, oltre che i propri missili da Polonia e Romania.

Mosca accusa infatti la Nato di riempire l’Ucraina di armi e gli Stati Uniti di fomentare le tensioni.

Per questo Putin, parlando dopo l’incontro con Macron del 7 febbraio, ha parlato anche del suo arsenale atomico: «Lo capite o no che se l’Ucraina entra nella Nato e tenta di riprendersi la Crimea con mezzi militari, i Paesi europei saranno automaticamente trascinati in una guerra con la Russia? Ovviamente i potenziali militari di Russia e Nato sono imparagonabili, e lo sappiamo. Ma sappiamo anche che la Russia è uno dei Paesi dotati di armamenti nucleari, e che per alcune componenti supera il livello di diversi Paesi. Non ci saranno vincitori. Voi europei sareste trascinati in una guerra contro la vostra volontà».

5. Putin aveva detto che non avrebbe invaso l’Ucraina: perché non era credibile?
I fatti — specie dopo che le truppe russe sono entrate nei territori delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, che la Russia ha riconosciuto come indipendenti il 21 febbraio — indicavano già da tempo una situazione diversa: Putin aveva accumulato ai confini dell’Ucraina 190 mila soldati, oltre a mezzi militari di ogni tipo. Anche se ora afferma che l’obiettivo non è quello di occupare l’Ucraina, lo stanziamento di truppe è quello necessario per una invasione su larghissima scala del Paese.

Putin aveva già attaccato la Cecenia nel 1999, la Georgia nel 2008 e la stessa Ucraina nel 2014.

Come notato da Henry Foy sul Financial Times, però, si è anche verificato un approccio piuttosto inusuale per la diplomazia moderna: la Casa Bianca, la Nato e l’Unione europea hanno diffuso una grande quantità di briefing, informazioni di intelligence, minacce e accuse di vario genere — materiale in genere riservato ai negoziati — al fine di evitare una guerra.

6. Ma come giustificava Putin lo schieramento dei soldati al confine?
La Russia ritiene di poter muovere le truppe a suo piacimento all’interno del proprio territorio, spiega il corrispondente da Mosca della Bbc Steve Rosenberg. Così come si ritiene libera di organizzare esercitazioni con la Bielorussia: anche da lì, secondo le informazioni diffuse dall’Ucraina, truppe russe sono entrate nel Paese.

7. Perché gli Stati Uniti si interessano all’Ucraina?
Gli Stati Uniti vogliono di certo limitare l’influenza di Vladimir Putin — temono l’espansione russa nell’Europa dell’Est — e difendere il principio per cui ogni Paese ha il diritto di scegliersi il proprio destino e le proprie alleanze: non solo per l’Ucraina, ma per tutti i Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e che negli anni Novanta sono passati con la Nato.

«Il presidente americano non ha cercato lo scontro con i russi: la sua agenda era un’altra», come scritto da Giuseppe Sarcina qui. All’inizio del 2021 l’amministrazione americana pensava di poter «stabilizzare» le relazioni con il Cremlino, offrendo collaborazione sul terrorismo e un piano graduale di disarmo. Oggi è costretta, suo malgrado, a dover gestire uno scontro con Mosca che non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. La Casa Bianca non voleva farsi trovare impreparata a nessun livello, a costo di apparire allarmista. Ecco perché, aveva sollecitato i cittadini americani a lasciare Kiev: non voleva ripetere le disastrose e umilianti scene di panico viste a Kabul nell’agosto scorso.

«C’è una ragione fondamentale per cui gli Stati Uniti e il resto del mondo democratico dovrebbero sostenere l’Ucraina nella sua battaglia contro la Russia di Putin», scrive Francis Fukuyama su American Purpose. «L’Ucraina è una vera democrazia liberale, anche se in difficoltà. La popolazione è libera, in un modo in cui i russi non lo sono. Possono protestare, criticare, mobilizzarsi e votare. Per questo Putin vuole invadere l’Ucraina: la vede come una parte integrante della Russia, ma sopratutto ne teme la democrazia che può proporre un modello ideologico alternativo per il popolo russo».

Secondo Fukuyama, quindi, l’Ucraina oggi è lo Stato in prima linea nella battaglia geopolitica globale fra democrazia e autoritarismo.

La crisi ucraina, inoltre, trascende i confini europei: anche la Cina sta osservando attentamente la risposta occidentale, scrive lo storico, mentre valuta i rischi di reincorporare Taiwan. «A Washington», scrive ancora Sarcina, «ora è chiaro a tutti che la partita sia doppia. La vice segretaria agli Esteri, Wendy Shelman, lo ha detto esplicitamente: se diamo via libera a Putin, stiamo anche consegnando Taiwan a Xi Jinping».

Dopo l’inizio dell’invasione russa, la portavoce del ministero degli Esteri cinesi Hua Chunying ha commentato: «Quando gli Stati Uniti hanno guidato cinque fasi di espansione verso est della Nato fino alle porte della Russia, hanno mai pensato alle conseguenze di spingere un grande Paese con le spalle al muro?».

Corriere della Sera, 24 febbraio 2022

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