In quello che potrebbe essere un momento di svolta nella guerra tra Russia e Ucraina, scoppiata dopo l’invasione delle truppe russe del territorio ucraino, delegazioni dei due Paesi hanno deciso di sedersi al tavolo delle trattative, a partire da oggi, in una località di confine in Bielorussia. La trattativa che ha portato a questo punto è stata durissima, e si è svolta mentre il conflitto continuava, sul terreno. In mattinata Mosca aveva inviato un ultimatum al governo di Kiev: la delegazione russa aspetterà quella ucraina a Gomel, in Bielorussia, fino alle 15 di oggi (ora di Mosca, le 13 in Italia). «Se non avrà una risposta entro quell’ora», ha detto il parlamentare russo Leonid Slutsky, «l’Ucraina sarà responsabile dei prossimi eventi». Per il secondo giorno di fila, il Cremlino aveva provato a mettere con le spalle al muro la controparte ucraina, invitandola a un negoziato in Bielorussia che prevede condizioni durissime: niente ingresso nell’Ue e nella Nato, completo disarmo e «finlandizzazione» del Paese, ovvero la neutralità. Dopo il primo rifiuto ricevuto dell’Ucraina, ieri Putin aveva ordinato un’offensiva a tutto campo, mentre oggi, dopo aver a lungo detto «no» a una trattativa, una delegazione ucraina si sarebbe diretta a Gomel, nell’area di Chernobyl, proprio al confine con la Bielorussia, per negoziare. «Alle 15 circa (le 13 italiane) abbiamo ricevuto conferma che i negoziati si terranno nella regione di Gomel», ha annunciato il capodelegazione russo Vladimir Medinsky all’agenzia di Stato Tass.

Mancava la voce di Kiev, che è alla fine è arrivata: la presidenza ucraina ha confermato i negoziati con la Russia al confine con la Bielorussia. Il presidente Volodymyr Zelenskt ha annunciato di aver parlato con il collega bielorusso Alexander Lukashenko, che «ha garantito la sicurezza»: si è assunto la responsabilità del fatto che al momento della partenza delle trattative e del ritorno della delegazione ucraina, rimarranno a terra tutti gli aerei, elicotteri e missili posti sul territorio bielorusso. I due leader, ha spiegato su Facebook la presidenza ucraina, «hanno concordato che la delegazione ucraina incontrerà quella russa senza condizioni preliminari al confine ucraino-bielorusso, nell’area del fiume Pripyat». Questa mattina il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov aveva confermato che «una delegazione composta da rappresentanti del ministero degli Esteri, del ministero della Difesa e di altre agenzie, compresa l’amministrazione presidenziale, è già in Bielorussia» per colloqui con gli ucraini, aggiungendo che i combattimenti non si sarebbero comunque fermati.

«Siamo pronti», aveva detto Peskov, e Zelensky aveva risposto di essere pronto anche lui, «ma non in Bielorussia, non in un Paese da cui partono missili verso di noi». La Bielorussia è infatti strettamente legata a Mosca, è un «hangar militare del Cremlino, come l’ha definita in questa intervista al Corriere la dissidente bielorussia Svetlana Tikhanovskaya: da lì truppe russe hanno invaso l’Ucraina, entrando da nord, per assaltare Kiev, e sono stati sparati missili, come ha ammesso lo stesso presidente bielorusso Alexander Lukashenko in mattinata. «Non c’è un solo soldato bielorusso, non un singolo proiettile in Ucraina», ha detto il presidente bielorusso secondo quanto riporta la Tass, confermando però di aver lanciato «due, tre attacchi missilistici dal sud del Paese verso l’Ucraina dall’inizio del conflitto» perché Kiev «ha ammassato tre, quattro divisioni missilistiche vicino al nostro confine».

Il presidente bielorusso preme da nord, e agita la minaccia nucleare: le sanzioni, ha detto «l’ultimo dittatore d’Europa», spingono la Russia verso la Terza Guerra Mondiale. «Se fosse necessario schierare armi nucleari, le dispiegheremmo secondo questa Costituzione», ha riferito al presidente francese Macron il leader di Minsk, dove oggi si vota per un referendum costituzionale. In caso di vittoria, fra le altre cose, verrà eliminato l’articolo 18 che ha garantito la neutralità nucleare del Paese sin dalla sua indipendenza dall’Unione Sovietica nell’agosto 1991. «Abbiamo sviluppato piani per proteggere la Bielorussia e concordato con Putin di schierare qui tali armi, che faranno perdere a polacchi e lituani ogni desiderio di entrare in guerra», ha aggiunto Lukashenko.

«È una vergogna», aveva detto poi rispetto al rifiuto della trattativa di Zelensky. «Tutti stanno aspettando la delegazione ucraina a Gomel, se non arrivano è una loro scelta. Pensate che sia stato Volodymyr Zelensky a prendere la decisione? No, lui ha solo parlato». Zelensky ha parlato, sì: con Lukashenko al telefono, come ha annunciato lui stesso su Facebook, e pubblicamente, indicando come possibili luoghi per i negoziati Varsavia, Bratislava, Budapest, Baku, Istanbul. Di fatto — come ha spiegato il consigliere della presidenza ucraina, Mykhailo Podolyak — la delegazione russa è arrivata a Gomel, in Bielorussia, «sapendo che è inutile»: la posizione del presidente ucraino Zelensky resta quella di accettare «solo negoziati reali, zero ultimatum».

In mattinata Putin aveva annunciato un discorso alla nazione, poi improvvisamente annullato: secondo l’editorialista del Financial Times Gideon Rachman, il leader del Cremlino era convinto che Zelensky avrebbe accettato l’offerta di negoziato e voleva annunciarlo in televisione, salvo poi fare marcia indietro quando la situazione si è evoluta, con il rifiuto ucraino. In una conversazione telefonica con il premier israeliano Naftali Bennett, che si offerto per una mediazione, Putin ha poi «ha notato — riferisce il Cremlino in un comunicato — che la delegazione russa si trova nella città bielorussa di Gomel ed è pronta per i negoziati con i rappresentanti di Kiev, che, dimostrando incoerenza, non hanno ancora approfittato di questa opportunità».

L’Ucraina «ha perso un’occasione», ha affermato Putin, che poco prima delle 15 (ora italiana) ha ordinato alle Forze armate di mettere in allerta il sistema difensivo nucleare dopo le dichiarazioni dei leader Nato, che ha definito «aggressive verso il nostro Paese». Zelensky ha risposto annunciando su Twitter di aver denunciato la Russia presso la Corte Internazionale di Giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. «La Russia — ha scritto il presidente ucraino — deve essere ritenuta responsabile per aver manipolato il concetto di genocidio per giustificare l’aggressione. Chiediamo una decisione urgente che ordini alla Russia di cessare l’attività militare ora e ci aspettiamo che i processi inizino la prossima settimana».

Corriere della Sera, 27 febbraio 2022

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...