L’esercito di Putin continua ad avanzare su più fronti: da nord e nordest punta su Kiev, da est attacca Kharkiv, dalla Crimea e dal Donbass risale il Paese. Dopo aver incontrato una forte opposizione a Chernhiv, nel nord, le truppe russe hanno aggirato l’area e marciato sulla capitale, che puntano ad accerchiare e isolare. Diversi i filmati a documentare i veicoli distrutti: uno mostra un’intera colonna incenerita a Bucha dal tiro devastante dei resistenti. Per il Pentagono, Mosca non avrebbe ancora ottenuto il controllo dei cieli permettendo ai rivali di condurre qualche sortita.

Per la prima volta l’esercito russo ha ammesso che suoi soldati sono stati «uccisi o feriti» in Ucraina, senza tuttavia fornire numeri: gli ucraini parlano di 4.300 morti, ma è difficile da verificare. Fonti russe citate da Bloomberg contestano però il quadro pessimistico fatto dagli occidentali e forniscono alcuni spunti. 1) Lo Stato Maggiore ha messo in conto un arco di intervento di due-tre settimane e non di due giorni. 2) Non c’è mai stata alcuna intenzione di occupare le città. 3) L’auspicio è di sconfiggere gli avversari e impiantare un governo amico.

La spiegazione, da un lato, ricorda la favola della volpe e l’uva. Dall’altro può avere un fondamento, combacia con l’idea di demilitarizzare l’Ucraina. I battaglioni presidiano gli snodi strategici, creano una sorta d’assedio, senza esporre i militari alle trappole incontrate finora.
Sempre intenso il movimento di contingenti di rinforzo in arrivo dalla Bielorussia. L’esercito russo sta vivendo un’acuta carenza di carburante e cibo, e l’infrastruttura ferroviaria di Minsk è utilizzata per consegnare rifornimenti. Una domanda crescente visto che il Cremlino avrebbe ormai schierato due terzi del suo dispositivo.

A Kharkiv le truppe russe hanno avuto filo da torcere. Lo raccontano le immagini: un veicolo in fiamme a un crocevia; quattro blindati Tigr, caduti in un’imboscata. Ancora: un team di invasori procede a piedi, al fianco dei mezzi. Gli ucraini aspettano e aprono il fuoco. I russi si disperdono, nasce una battaglia. I combattenti indossano sulle mimetiche strisce di stoffa di riconoscimento per evitare fuoco amico. Gli ucraini gialle o blu, i russi a volte le hanno rosse o bianche.
Ad agire gli Spetsnaz (truppa d’elite) e agli esploratori Razvedchiki, unità dell’intelligence militare che spesso è in prima linea in questo tipo di missioni. Non si sono visti, almeno all’inizio, carri armati. Forse il comando ha voluto «saggiare» le difese avversarie. Al tempo stesso, notano gli analisti, è difficile procedere solo con mezzi leggeri. Ogni incrocio può nascondere un’imboscata, ogni casa può celare un cecchino o un soldato con un sistema anti-carro. Bastano gli Rpg, razzi anti-tank non sofisticati ma che diventano insidiosi in zone urbane. Persino le Molotov possono avere un impatto.

Gli ucraini hanno diffuso le immagini di sabotatori catturati nei centri abitati. Queste azioni potrebbero essere parte di una campagna orchestrata dal Quinto Servizio dell’Fsb — l’intelligence — e ordinata da Dmitry Kozak, vice direttore dello staff del Cremlino. Ex membro degli Spetsnaz, legato a Putin da tempo, si muove all’interno delle istituzioni ma anche al di fuori delle gerarchie tradizionali. Secondo un rapporto dell’istituto britannico Rusi, ha preparato un piano affidato ad un reparto composto da diverse dozzine di elementi diretti da un ufficiale, Sergei Baseda.

Questi gli obiettivi: 1) Creare fratture nella società ucraina usando Ong e associazioni. 2) Contare amici e nemici all’interno degli apparati politici/militari/industriali. Per i ricercatori i servizi sono riusciti a infiltrarsi nella sicurezza. 3) Raccogliere dati per successive operazioni, anche clandestine. È possibile che il Cremlino abbia coltivato l’idea di una prova di forza dall’interno, per accorciare i tempi dell’offensiva. Una strategia inseguita dagli Usa in Iraq nel 2003: speravano nella pallottola d’argento che liquidasse Saddam. Sappiamo come è andata a finire.

Corriere della Sera, 28 febbraio 2022 (prima pagina, pagina 9)

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