Il convoglio russo lungo 60 chilometri è come la testa del drago. Pronto a soffiare su Kiev. La presenza era già stata notata nei giorni scorsi, ma che nelle ultime 24 ore si è gonfiata con altri mezzi. Lo Stato Maggiore ha annunciato che andranno avanti fino «al conseguimento di tutti gli obiettivi». Mosca, dopo i ritardi dei primi giorni, ha adeguato il dispositivo: è previsto l’impiego di truppe più robuste, di tank e blindati. Non più puntate affidate a unità leggere ma probabili spallate ove sia possibile affidate ai Btg, i battaglioni da combattimento.

Dello schieramento fanno parte anche le armi termobariche: razzi usati in Siria e che ora colpiscono una capitale europea. Oltre a distruggere, hanno un effetto psicologico: risucchiano l’ossigeno e poi deflagrano. Il colpo non può essere contenuto da un muro, la miscela che si crea dopo l’esplosione è in grado di infilarsi negli spazi: viene usata per colpire bersagli asserragliati in un edificio, ma anche nascosti all’interno di bunker o grotte. Devastanti.

Segnalato anche il possibile uso di ordigni a grappolo: possono essere utilizzati da aerei, elicotteri e artiglierie, e sono pensati per contrastare concentramenti di forze. Sono bombe pericolose anche per i civili, in quanto possono non deflagrare e restare per molto tempo in aree estese. In teoria c’è un accordo internazionale che le proibisce, tuttavia diversi paesi non lo hanno sottoscritto: tra questi ci sono Russia, Usa, Cina.

La seconda fase dell’offensiva russa è cominciata dunque, e gli effetti si stanno già vedendo nelle città. Pesante il tiro su Kharkiv, dove il video di un missile esploso in mattinata davanti a un ufficio governativo è stato mostrato da tutti i media mondiali: colpita piazza delle Libertà, in pieno centro, dove sarebbero morti almeno 10 civili. «Lanciare un razzo nella piazza centrale di Kharkiv è stata una vera e propria azione terroristica. Si tratta di un crimine di guerra», ha detto il presidente Volodymyr Zelensky, che oggi ha parlato al Parlamento europeo ricevendo una standing ovation. Da oggi tutte le piazze d’Ucraina si chiameranno «piazza dell libertà».

Difficile la situazione anche a Kiev, che si è svegliata sotto la neve e con le sirene che annunciavano un imminente attacco russo: i russi si avvicinano, gli analisti si chiedono quanto potranno resistere le forze ucraine e, soprattutto, quanto dureranno i rifornimenti, militari e alimentari. Il ministero della Difesa russo ha invitato «tutti i cittadini della regione di Kiev che abitano vicino a ripetitori di telecomunicazioni a lasciare le loro case». Nel pomeriggio i russi hanno attaccato la torre della televisione ucraina, a Kiev. È evidente un tentativo di contrastare la guerra mediatica da parte dei difensori, bravi nel documentare i mezzi abbandonati o distrutti, in quantità. Secondo i resistenti, il nemico comunicherebbe in chiaro, senza protezioni, e questo permetterebbe di avere dettagli sulle loro posizioni.

Un bombardamento su una caserma a Okhtyrka, nel nordest, fra Kiev e Kharkiv, avrebbe causato 70 morti tra i soldati ucraini. A Mariupol continua l’assedio dei soldati russi e dei separatisti, che da una settimana ormai cercano di conquistare il grande porto sul Mar d’Azov: la città è strategica per congiungere le repubbliche separatiste del Donbass e la Crimea, entrambe in mano ai russi. Continuano poi i combattimenti nelle strade di Kherson, che ancora resiste.

Gli analisti annotano:

• maggiore coinvolgimento dell’aviazione e degli elicotteri d’attacco. Crescita delle azioni notturne (anche della fanteria).

assedio alla capitale, possono affamarla, toglierle l’acqua. Lo strangolamento, unito ai colpi di cannone, serve a innescare un esodo di civili.

la condotta cauta della prima fase è determinata da tre fattori: sottovalutazione e disorganizzazione; volontà di evitare danni maggiori; timore di avere troppe perdite (ogni spinta riceve un effetto contrario, ovvero la resistenza).

L’intelligence Usa fornisce due chiavi di lettura. La prima mette in guardia sulla possibile caduta imminente di alcuni centri abitati. La seconda: la Cia ha una «buona visuale» di ciò che accade nei corridoi del Cremlino, lo zar è irascibile e scontento per la mancanza di risultati immediati. I russi inoltre avrebbero perdite ingenti, che cominciano a trapelare anche da Mosca ma non sono confermate ufficialmente: lo Stato Maggiore avrebbe dispiegato ormai il 75% delle truppe che aveva ammassato al confine ucraino.

Infine, due news dalla Bielorussia. Il regime filorusso di Alexander Lukashenko ha annunciato che non invierà le sue truppe in Ucraina, ma fonti militari di Kiev sostengono che alcuni reparti sarebbero entrati nella zona di Chernihiv. Qualcuno lo aveva ipotizzato aggiungendo che forse servivano per chiudere il fronte ovest, in modo da ostacolare il flusso di armi in favore degli ucraini. Quest’ultimi — avvisano da Washington — stanno esaurendo le scorte di munizioni, perché le usano e perché diversi depositi sono stati fatti saltare dai russi. L’altra riguarda i negoziati di Gomel: il secondo round dei colloqui fra le delegazioni russa e ucraina si terrà domani, mercoledì. Le possibilità che si arrivi a un accordo sono pochissime, i pesanti bombardamenti di Putin sarebbero un modo per arrivare alla resa ucraina.

Corriere della Sera, 1 marzo 2022

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