Putin si è tolto un guanto, ora è pronto a farlo anche con il secondo. Le truppe di Mosca continuano ad attaccare pesantemente i centri abitati: le truppe di Putin colpiscono per distruggere, usano armi pesanti e non precise, bombardano gli obiettivi nelle città, ogni casa o palazzo può diventare un bersaglio. Particolarmente colpite sono Kiev, Kharkiv, Chernihiv e Mariupol. Sono bombardamenti sempre più pesanti, con blindati e artiglieria ma anche con missili/razzi/bombe a grappolo. Si è scritto che il Cremlino non ha interesse a distruggere l’Ucraina e che l’obiettivo è neutralizzarla con un regime amico. Ma questo non esclude un’azione drastica. Quanto sta avvenendo nelle ultime ore è un primo segnale. Gli attacchi nelle città sono un ammonimento di quanto potrebbe accadere e una pressione in chiave negoziale.

Kiev resta sotto tiro e aspetta l’assedio: 5 persone sono morte nell’attacco di ieri alla torre della televisione ucraina. A una quarantina di chilometri dal centro staziona il convoglio, lungo oltre 60 chilometri, dei mezzi russi, un segno della potenza dell’esercito di Putin, è vero, ma anche dei problemi logistici ormai noti: sarebbe stato causato anche da un enorme ingorgo. A Kharkiv, la seconda città più grande del Paese, nel nordest, continuano a cadere le bombe: nelle ultime 24 ore sono morte 21 persone, 112 i feriti. Nella notte, attorno alle 3 del mattino, sono atterrate truppe russe aviotrasportate che hanno attaccato l’ospedale militare. Alle 8.10 un missile ha colpito il quartier generale della polizia e il dipartimento di Economia dell’università nazionale Karazin.

A Zhytomyr, a ovest di Kiev, un missile russo ha ucciso 4 persone, fra cui un bambino. A Sumy, nel nordest, è stato ordinato ai residenti di rifugiarsi nei bunker: si teme un attacco aereo imminente. I russi hanno assunto il controllo di Kherson, a sud, alle porte della Crimea, grazie al blitz dei parà: la prima grande località a cadere nelle mani degli invasori. A Mariupol continua l’assedio alla città, porto strategico per unire la Crimea e le regioni separatiste del Donbass. In questa fase, a Mariupol come a Kiev, è possibile che l’Armata punti all’accerchiamento e non all’assalto diretto: le precedenti esperienze belliche russe – Cecenia, Siria – dicono che la distinzione fra civili/combattenti passa però in secondo piano quando è in gioco l’esito finale.

La resistenza è ammirevole, presto però potrebbe essere davanti ad un dilemma. Trasformare ogni località in una trincea renderà la vita difficile agli invasori ma coinvolgerà gli abitanti rimasti. I difensori, inoltre, si troveranno ad affrontare il problema dei rifornimenti: scorte, munizioni che finisco, aiuti necessari. Intanto arrivano altri missili Javelin (anti tank), stinger anti aerei, e droni turchi TB2.

Colpisce l’alto numero di mezzi lasciati intatti dai soldati russi, per i quali continuano i guai logistici: c’è chi dice che i soldati stiano male, con cibo non sufficiente, e starebbero sorgendo problemi di Covid. Girano video dei saccheggi nei negozi. Le condizioni sono difficili, ma con il passare del tempo, Mosca proverà a rimediare. Sono ancora gli analisti a ribadire che lo Stato Maggiore adatta e riorganizza, futile arrivare a conclusioni su un arco di tempo limitato. E’ un’osservazione basata sull’esperienza, tuttavia l’inizio della campagna ha evidenziato come il «mito» dell’Armata vada rivisto dai fatti colti sul campo. E non sempre il comportamento è apparso efficace.

Gli esperti militari sostengono che è ancora troppo presto per delineare la traiettoria della guerra. Studiando il campo di battaglia, e quanto avvenuto nella prima settimana, il Pentagono ha però stimato che, per prendere il controllo dell’Ucraina, ai russi serviranno 4-6 settimane: secondo il ministero della Difesa americana, che ha aggiornato martedì il Congresso, le truppe di Putin avranno bisogno di un’altra settimana per riuscire a circondare Kiev, e di un mese circa per prenderne il controllo. Non è chiaro, segnalano però da Washington, quale tattica utilizzeranno i russi: se strangoleranno gradualmente la città, tagliando i rifornimenti, oppure combatteranno strada per strada.

Resta poi da vedere se i russi si limiteranno a conquistare Kiev e la parte orientale del Paese, oppure se poi punteranno verso Leopoli e arriveranno al confine polacco. La situazione è dinamica, la stima — nota il Pentagono — si basa quindi sulle informazioni militari disponibili e va aggiustata in corso d’opera. Gli alleati Nato ritengono però che le forze ucraine possano resistere a lungo: mentre i russi non sono abituati al campo di battaglia e gran parte dei soldati non sapevano neanche che sarebbero andati in guerra in Ucraina, l’esercito di Kiev è impegnato da otto anni, a rotazione, nel Donbass. Sulle forze russe, inoltre, potrebbe cominciare a sentirsi il peso delle sanzioni. Secondo il ministero degli Esteri britannico, il conflitto potrebbe continuare per 10 anni, mentre il Pentagono, nel suo aggiornamento di martedì ai membri del Congresso, avrebbe parlato di una guerra «lunga fra i 10 e i 20 anni, che i russi, alla fine, perderanno».

Corriere della Sera, 2 marzo 2022

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