Le sanzioni sulle esportazioni di petrolio della Russia potrebbero eliminare quelle in vigore per il Venezuela. Per mitigare i prezzi del greggio, che hanno toccato il livello massimo dal 2008, l’amministrazione Biden sta infatti trattando con Caracas, e valutando il ritorno del petrolio di Nicolás Maduro sul mercato internazionale, dopo le sanzioni imposte da Trump nel 2019. Washington in questo modo punterebbe ad affrontare due problemi: quello dei rifornimenti, sostituendo il greggio russo — nel 2021 da Mosca sono arrivati in America circa 540 mila barili al giorno — con quello venezuelano; e quello geopolitico, sfilando ai russi il loro principale alleato in Sud America.

La proposta di cui le due parti stanno discutendo a Caracas prevede, secondo il Wall Street Journal, l’allentamento temporaneo e per motivi di sicurezza nazionale delle sanzioni che hanno devastato il settore petrolifero del Paese sudamericano, obbligando Maduro a rivolgersi a Cina, Russia e Iran per mantenere a galla l’intera industria: nel 2020, dopo le sanzioni di Trump, le compagnie petrolifere del Venezuela erano riuscite a produrre solo 300 mila barili al giorno, nel 2021 grazie all’aiuto di Mosca, Teheran e Pechino, sono riuscite ad arrivare a 760 mila, comunque un quarto di quanto riusciva a estrarre negli anni Novanta.

In pratica, gli Stati Uniti devierebbero le esportazioni dirette alla Cina verso le raffinerie del Golfo del Messico, e sostituirebbero le forniture di condensato iraniano — un petrolio ultraleggero che serve a diluire il pesante greggio venezuelano — con nafta e altri diluenti in arrivo dall’Occidente. Washington toglierebbe così il Venezuela dall’orbita di Mosca, che dal 2019 ha messo i propri sistemi finanziari a disposizione della Petróleos de Venezuela, la compagnia di Stato, per permetterle di ricevere i pagamenti. Secondo Reinaldo Quintero, presidente dell’associazione che rappresenta i petrolieri venezuelani, in otto mesi il Paese potrebbe tornare a produrre 1,2 milioni di barili al giorno.

Della delegazione americana arrivata a Caracas per un raro faccia a faccia con i funzionari locali fanno parte Jim Story, ambasciatore in Venezuela di stanza a Bogota, in Colombia; Juan Gonzalez, assistente speciale della Casa Bianca per l’emisfero occidentale; e Roger Carstens, inviato presidenziale per gli ostaggi. Proprio la presenza di Carstens chiarisce che gli Stati Uniti hanno messo sul piatto anche la liberazione di sei dipendenti — cinque americani e un residente permanente — della sussidiaria della Petróleos de Venezuela di Houston, Citgo, arrestati nel 2017 per accuse che a Washington definiscono «prive di fondamento», e di altri tre americani — Luke Denman, Airan Berry e Matthew Heath — arrestati fra maggio e settembre 2020 e accusati di tentato golpe, terrorismo e spionaggio.

Corriere della Sera, 7 marzo 2022 (newsletter Guerra in Europa)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...