L’avanzata militare di Putin in Ucraina si può quantificare in chilometri — i pochi percorsi dalla colonna che si muove su Kiev — e in bombe, quelle che continuano a cadere nelle principali città del Paese. I russi sono arrivati a 25 chilometri dalla capitale, un piccolo passo avanti dopo l’ingorgo dell’ultima settimana, ma l’obiettivo principale del Cremlino è colpito per ora soprattutto dai missili. Dopo aver lanciato venerdì ordigni sugli aeroporti nelle città occidentali, Lutsk e Ivano-Frankivsk, più che altro per interrompere il flusso di armi e mezzi in arrivo dall’Occidentale, sabato l’esercito moscovita ha bombardato uno scalo militare a sud di Kiev: il sindaco di Vasylkiv ha affermato che i missili hanno distrutto la pista, un deposito di carburante e ne hanno fatto esplodere uno di munizioni.

I russi hanno incrementato la contraviazione, carente nella prima fase della guerra, e stanno correggendo la strategia. In questo modo si spiega anche la riorganizzazione del convoglio lungo 60 chilometri che da giorni incombeva su Kiev, bloccato da problemi logistici e dalla rasputitsa, il disgelo dei campi tipico dell’Ucraina che ha impantanato i mezzi obbligandoli a spostarsi sulle strette strade asfaltate, dove era diventato un facile bersaglio per gli agguati della resistenza ucraina. Sparpagliato nei campi e nelle cittadine circostanti, il convoglio si prepara all’assedio — atteso ormai da giorni – e punta la capitale da nordovest, dove si combattono le battaglie più intense: in particolare nei pressi dello scalo merci Antonov di Hostomel, dove il primo giorno erano atterrate le truppe aviotrasportate russe che non erano tuttavia riuscite a ottenerne il controllo.

Intensi bombardamenti hanno colpito a nord Sumy e Kharkiv, dove si combatte incessantemente dall’inizio della guerra ma che ancora resistono, a sud Mykolaiv, Nikolaev e Mariupol, sotto un brutale assedio da giorni, e poi le città diDnipro e Kropyvnytskyi. Con le bombe i russi minacciano di colpire anche le armi in arrivo dall’occidente, ha affermato alla televisione statale il viceministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov. «Abbiamo messo in guardia gli Stati Uniti: pompare le armi in Ucraina come hanno fatto, anche attraverso altri Paesi, è una mossa pericolosa», ha detto Ryablov, facendo esplicito riferimento ai sistemi portatili di difesa aerea e ai missili anticarro. «Ma può anche trasformare questi convogli in obiettivi legittimi».

Dall’altro lato, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tenuto nel pomeriggio una conferenza stampa facendo un bilancio — non confermabile: bisogna sempre tener conto della propaganda di guerra — delle vittime di questo conflitto: l’esercito di Kiev ha visto morire 1.300 uomini in 17 giorni di resistenza, ha detto, ma ha inflitto ai russi le perdite peggiori da decenni e ha messo fuori causa 31 battaglioni tattici russi che non sono più in grado di combattere. Secondo le stime occidentali, sarebbero circa 6 mila i soldati di Putin uccisi dall’inizio della guerra.

Corriere della Sera, 12 marzo 2022 (pag 5 del 13 marzo)

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