«L’Ucraina sta combattendo per i nostri valori», afferma Kaja Kallas, 44 anni, da gennaio 2021 premier dell’Estonia, avamposto privilegiato per osservare ciò che accade lungo i confini europei. «Da anni i Paesi baltici, ma anche la Polonia, hanno attirato l’attenzione sul nostro vicino, che diventava sempre più aggressivo. Ora il mondo intero può vedere come Putin, da autocrate, si sia trasformato in un aggressore, e la Russia da vicino complicato è diventata uno Stato canaglia».

Primo ministro, come possiamo fermarlo?
«Penso l’Ue, la Nato, il G7 e anche la comunità internazionale allargata abbiano dimostrato un’incredibile unità, e questo ha sorpreso negativamente Putin. Finora l’Ue ha preso decisioni storiche per isolare politicamente, militarmente ed economicamente la Russia. Le sanzioni chiariscono che chiunque sostenga la macchina di Putin non può sentirsi intoccabile. Ed è importante che la spinta non venga solo dai governi: un numero enorme di aziende private, organizzazioni culturali e federazioni sportive ha preso la decisione di sospendere i rapporti con la Russia e ritirarsi dal Paese».

Crede che Putin voglia ricostruire l’impero russo?
«Putin non ha mai nascosto le sue ambizioni imperiali. Lo abbiamo visto in Georgia, Crimea, Ucraina orientale. Ora deve fallire, e deve essere un fallimento evidente. La sua guerra in Ucraina ha dimostrato una cosa che non si aspettava: le democrazie sono forti, unite e si batteranno fino alla fine».

È soddisfatta della risposta di Nato ed Unione europea?
«Penso che stiano facendo un grande lavoro per aiutare l’Ucraina. Stiamo cercando di mettere fine all’aggressione di Putin, non di espanderla. Gli alleati, ognuno in forme diverse, hanno dato all’Ucraina una quantità senza precedenti di aiuti militari e bellici, di sostegno economici e diplomatico. Dobbiamo però fare di più, e al tempo stesso aumentare la capacità difensiva della Nato, che deve adattarsi alla nuova realtà: questo significa prendere decisioni rapide, come stabilire una presenza permanente nella regione baltica. Da quando l’Estonia ha ripristinato la propria indipendenza nel 1991, dopo 50 anni di occupazione sovietica, ha scelto la politica “Mai più soli”. L’Ue e la Nato sono per noi la più forte garanzia di questo. L’unità dell’Ue e le decisioni storiche che ha preso in risposta alla brutale guerra di Putin hanno dimostrato che, quando i nostri valori sono in pericolo, possiamo agire. Questo rende l’unione più forte».

E l’Italia ha fatto la sua parte?
«La decisione italiana di dare aiuti militari all’Ucraina è stata molto importante. L’Italia poi è un grande alleato e ha contribuito all’Efp — la Enhanced Forward Presence, la rotazione di forze alleate nel Baltico e in Polonia, ndr — e al pattugliamento aereo nel Baltico, e per questo voglio ringraziarla».

Quale impatto ha avuto su di vuoi la guerra in Ucraina?
«La Russia non sta solo attaccando l’Ucraina, ma prende di mira la pace e la sicurezza dell’Europa. Abbiamo già dato aiuti umanitari e militari per un valore di 200 milioni di euro: per un Paese delle nostre dimensioni non è una somma da poco. Questo significa essere amici e battersi per i nostri valori. E poi, come tutti i Paesi europei, accettiamo i rifugiati e facciamo il possibile per farli sentire i benvenuti. Il popolo estone sta dimostrando una solidarietà enorme. Una delle più grandi manifestazioni della nostra storia moderna è stata fatta a sostegno dell’Ucraina».

Che rapporto avete con Mosca?
«Conosciamo il nostro vicino, e il nostro rapporto ne è una conseguenza. Non abbiamo ricevuto minacce militari, ma l’Estonia è un membro della Nato: un attacco contro di noi vorrebbe dire un attacco a tutti gli altri Stati membri».

Avete rafforzato le frontiere?
«Siamo stati molto cauti da quando l’estate scorsa la Bielorussia ha condotto un attacco ibrido ai confini dell’Ue, spingendo una pressione migratoria verso la Lituania, la Polonia e la Lettonia. Capiamo l’importanza della nostra frontiera perché rappresentiamo il confine orientale dell’Unione europea e stiamo rafforzando le nostre strutture già dal 2020».

Primo ministro, siamo a un punto di svolta della Storia?
«Spero che, se questo davvero è un punto di svolta della Storia, porti a una condizione migliore. Credo fermamente che ci saranno sempre più persone pronte a fare la cosa giusta e a ribellarsi ai bulli del mondo. Per questo dobbiamo sostenere l’Ucraina, ed essere dal lato giusto della Storia».

Corriere della Sera, 24 marzo 2022 (speciale Dentro la Guerra, pag 15)

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