Dopo un mese di combattimenti in Ucraina , i fronti della guerra sono molti e i cambiamenti, per ora, non sono decisivi. A nord Kiev resiste: non ci sono passi avanti dei russi, respinti dalla resistenza, che in alcuni casi sta cercando una manovra di accerchiamento. La capitale è però colpita dai missili, così come Kharkiv (nel nordest) e Chernihiv (nel nord). A sud la situazione è più dinamica, l’esercito di Mosca ha ottenuto più risultati, ma non ha raggiunto nessuno degli obiettivi iniziali: la chiave, sostengono gli analisti, resta Mariupol, che resiste sono un assedio tremendo ormai da un mese. Se i russi conquistassero il porto sul Mar d’Azov, Putin otterrebbe tre risultati: aprirebbe un corridoio per connettere via terra la Crimea al Donbass, e quindi alla Russia; potrebbe dichiarare la vittoria in Patria; accerchierebbe le Forze di difesa territoriale ucraine nel Donbass, dando un duro colpo al morale dell’intera resistenza. Esiste però una seconda componente: la retrovia, indispensabile per alimentare le due macchine belliche. Ripartiamo da qui per fare, se possibile, un punto.

La Russia

L’esercito di Vladimir Putin ha perso mezzi e uomini, si è trovato davanti ad una situazione inaspettata e non aveva fatto i giusti calcoli. Almeno nel breve, e ora deve colmare i vuoti. Diversi storici sono convinti che il fattore tempo possa giocare a suo favore: potrebbe «accontentarsi» di pressare e distruggere, e in questo modo può andare avanti a lungo. Crea un cerchio di fuoco attorno ai centri nemici, piccoli o grandi, quindi affida il lavoro sporco ai cannoni, ai missili d’ogni tipo e raggio, ai razzi per nulla precisi che non fanno distinzione fra obiettivi militari e civili.

Negli ultimi giorni ha impiegato missili anti-nave Bastion per prendere di mira target terrestri: una conversione possibile e utile per evitare di perdere caccia, un modo per infliggere perdite da lontano (hanno un raggio di circa 400 chilometri). Secondo il Pentagono i russi hanno consumato in un mese il 50% degli ordigni da crociera, ma ne hanno a sufficienza per infliggere danni, tanto più se il vero obiettivo sono i civili o le infrastrutture industriali. E potrebbero allungare la finestra temporale senza mettere fuori la testa dalle posizioni di accerchiamento, le «trincee» apparse nel settore della capitale. A sentire i collaboratori di Zelensky, è probabile che nei prossimi giorni Mosca possa concentrarsi solo su Donbass e su Kiev, dando minore importanza ad altre regioni.

Quanto al materiale — sempre se vogliono mantenere questo profilo di missione — non manca. Non sarà modernissimo, soffrirà di manutenzione e usura, tuttavia potrebbe bastare per tenere impegnati gli ucraini a lungo. I depositi in Russia sono pieni di tank, pezzi d’artiglieria, razzi Grad. Il loro stato di servizio è relativo. Tra i tanti scenari, quello più preoccupante è un’Ucraina in ostaggio, spezzettata, senza sbocco al mare, fustigata ogni giorno (o quando desiderano) dalle bordate.

Discorso diverso per il personale. L’Armata ha visto sparire in battaglia una mezza dozzina di generali e molti colonnelli: quadri che non possono essere rimpiazzati nell’arco di pochi mesi. Servono gli esperti e non i novellini, che sono stati mandati al fronte a migliaia e senza preparazione: un punto ancora più debole se si considera l’andamento della prima fase, con le forze speciali decimate. Sono ancora le foto dei funerali, solenni, a rivelare l’appartenenza a unità d’élite. Neppure la presenza in prima linea degli alti gradi ha permesso di correggere gli errori di impostazione iniziali.

Quanto alla truppa, si riparla di mobilitazione, di arruolamento di stranieri in arrivo dall’Asia centrale con la promessa della cittadinanza, di impiego di mercenari. Gli esperti non nascondono i dubbi sull’efficacia di uno schieramento così eterogeneo, fatto anche di coscritti inadeguati, e comunque vincolato alle capacità di una catena di comando fino ad oggi carente al pari delle scorte di viveri e benzina. Però, di nuovo, molto dipenderà da quali saranno le mosse future dello Zar: ha spazio e forza per ridurre parte del Paese in un cumulo di rovine, in un’area invivibile. Un’eterna Sarajevo.

L’Ucraina

Gli ucraini hanno sofferto quanto l’aggressore: sono diverse migliaia i caduti, ai quali si aggiungono gli inermi, donne, anziani, bambini. Resistere è un atto di coraggio, ma comporta un logoramento continuo. Fisico e psicologico. Le condizioni in alcune località sono già adesso al limite: per quanto potranno andare avanti? Se l’invasore sceglie l’attesa, accompagnata dai bombardamenti, gli ucraini potrebbero essere costretti a tentare contro-attacchi per rimandarli più indietro: una scelta — come hanno dimostrato molte simulazioni condotte in Usa — che presenta incognite e richiede poi un dispositivo notevole. L’iniziativa e la mobilità premiano, tuttavia devi avere le forze necessarie.

Per adesso il presidente Zelensky conta sui cruciali corridoi che dalla Polonia portano di tutto, compresi gli indispensabili missili anti-carro (Javelin, At 4, Panzerfaust, Nawl) e gli anti-aerei, quindi tonnellate di munizioni, equipaggiamenti, visori notturni, veicoli leggeri, cibo, medicine. E, se la Nato decide il rilancio come cominciano a chiedere molti Paesi del fianco Est e scandinavi, arriverà materiale più importante: si parla di droni, apparati anti-missile, sistemi con il quale ingaggiare le navi al largo di Odessa. La distruzione di un’unità d’assalto anfibio russa a Berdyansk — non è ben chiara la causa — è una coincidenza e, insieme, la prova di come tutto sia possibile.

Kiev deve garantire la protezione assoluta dell’ovest, badare a possibili attacchi di disturbo e sabotaggi, sperare che il flusso d’aiuto esterno sia stabile, continuo e di qualità. Più complicato — come per il rivale — sostituire i militari, i civili della Forza di difesa territoriale, i commandos addestrati dai Berretti verdi, ossia tutti coloro che hanno retto il primo urto.

Corriere della Sera, 24 marzo 2022

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