L’Fbi vuole capitalizzare l’insoddisfazione per gli insuccessi in Ucraina, reclutando spie all’ambasciata russa di Washington. Fin qui non ci sarebbe niente di sorprendente, secondo gli esperti di spionaggio il momento offre anzi una grande opportunità, se non fosse che il bureau sta utilizzando un metodo «innovativo»: niente appostamenti, pedinamenti o minacce, ma inserzioni pubblicitarie su Facebook, Twitter e Google in russo e geolocalizzate con grande precisione nell’area della rappresentanza diplomatica di Mosca.

A portare il messaggio – involontariamente – è Vladimir Putin in persona, ripreso in una scena dell’ormai celebre incontro del Consiglio di sicurezza nazionale in cui umiliò il capo dell’intelligence Sergey Naryshkin. «Parla chiaramente, Sergey Yevgenyevich», aveva detto Putin, e oggi le sue parole vengono usate per convincere funzionari e cittadini russi a parlare con gli americani, ricordando loro di quella volta che lo Zar umiliò il loro capo. «Parla chiaramente», dicono oggi gli americani, «siamo pronti ad ascoltare». Il messaggio appare soltanto nel perimetro dell’ambasciata: chi clicca sul link finisce sulla pagina del programma di controspionaggio dell’Fbi: basta attraversare Wisconsin Avenue NW, però, e gli annunci scompaiono dal feed.

Che il momento sia favorevole lo conferma un’opinione pubblicata sul Wall Street Journal da Douglas London, ex reclutatore della Cia che ha prestato servizio per 34 anni nel servizio clandestino. «Guardare questa guerra da lontano mi riempie di tristezza, ma mi dà anche un senso di opportunità», spiega. «Lo spionaggio è un’industria predatoria, e sento che c’è sangue nell’acqua». Secondo London, le mosse di Putin sono state disastrose e hanno distrutto l’immagine russa, dimostrando che il suo Paese è una potenza in declino: il tentativo di far risorgere l’impero sovietico rianima le stesse forze che portarono le migliori spie del patto di Varsavia a collaborare con la Cia, non per soldi ma per distruggere un sistema tossico che arricchiva un’élite corrotta e che offriva soltanto stagnazione economica e sofferenza.

Corriere della Sera, 24 marzo 2022 (newsletter Guerra in Europa)

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