I russi hanno denunciato un attacco all’alba contro un deposito petrolifero di Belgorod, cittadina vicina al confine ucraino. Due elicotteri di Kiev avrebbero lanciato razzi S 8 innescando un grande incendio (qui la mappa). Danni gravi, al punto da informare Putin in persona. Diversa la posizione del governo Zelensky che non commenta l’accaduto. Da qui speculazioni attorno al primo vero attacco della resistenza in Russia. Tra le teorie c’è anche quella di una provocazione da parte del Cremlino.

Un evento che – se confermato – segnala alcuni punti:

1. Le forze aeree di Kiev (dai droni agli elicotteri) continuano ad operare e sono in grado di raggiungere target persino in territorio nemico. Prova di vitalità e organizzazione.

2. Mosca non è riuscita, dopo un mese, ad avere la supremazia aerea nonostante i suoi mezzi. Solo pochi giorni fa lo Stato Maggiore aveva proclamato di aver azzerato l’aviazione nemica. Sono sempre i filmati che girano sul web a raccontare dei raid dal cielo.

3. I velivoli protagonisti dell’incursione a Belgorod hanno volato a bassa quota e con il buio, questo per eludere le difese anti-aeree (in particolare sistemi portatili). È comunque una sfida al dispositivo dello zar.

4. La cittadina era già stata obiettivo di un presunto attacco missilistico, ancora di notte: un missile avrebbe distrutto un’installazione militare innescando una grande esplosione (ci sono filmati). Un’altra ricostruzione ipotizzava un incidente durante il trasporto di munizioni. Un caso che ricorda quello della nave da sbarco russa semi-affondata dalla deflagrazione del carico: anche qui non è stato escluso l’impiego di un missile terra-terra lanciato dagli ucraini.

5. Il blitz elicotteristico aiuta il morale della resistenza, dimostra che i “difensori” hanno sistemi adeguati possono incidere: da qui la richiesta pressante di nuove armi alla Nato. Quindi si inserisce anche nella narrazione (e propaganda) che sottolinea le difficoltà dell’Armata. Il no comment di Kiev sull’incursione ricorda quello usato spesso da Israele per le sue azioni contro bersagli in Siria. Lascia intendere un coinvolgimento senza però rivendicarlo, questo concede maggiore possibilità di manovra.

6. L’alternativa. Come abbiamo segnalato all’inizio, esiste una seconda tesi, più intricata. Sarebbero stati gli stessi russi a provocare il rogo per «giustificare» qualche tipo di reazione (ancora più aspra) sul campo o nella trattativa diplomatica. Lettura collegata anche al fatto che la Russia sostiene che vi saranno conseguenze sul negoziato. Inoltre la storia potrebbe essere usata per serrare i ranghi, dimostrare che il paese è “aggredito”, mobilitare il sentimento patriottico ora che servono rinforzi al fronte. In questa tragedia vale tutto. Mosca non aveva forse smentito di essere pronta ad invadere?

Corriere della Sera, 2 aprile 2022

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