Passo dopo passo Washington ha deciso: fornirà carri armati a Kiev. Una mossa che era attesa. La conferma è arrivata nella notte con un’indiscrezione del New York Times: è probabile che i mezzi saranno acquistati nei paesi dell’Est, modelli simili a quelli già usati dagli ucraini e quindi più facilmente impiegabili. La Nato è favorevole a consegnare armi adeguate a Zelensky (qui le posizioni dei vari Paesi) che possa consolidare le sue posizioni e ambire ad una vera controffensiva. La riconquista di alcune aree soprattutto fra Kiev e Chernihiv, ma anche nel sud, a Kherson, hanno portato alcuni osservatori a domandarsi se, effettivamente, gli uomini di Zelensky, che hanno tenuto testa agli invasori per oltre un mese, possono muovere in avanti.

La risposta, tuttavia, è prematura. Gli ucraini hanno ripreso territorio soprattutto perché i russi, complici le perdite e l’impossibilità di proseguire, avrebbero abbandonato numerose posizioni. Gli intensi bombardamenti seguiti all’annuncio della «riduzione di attività», sostengono gli analisti, sarebbero serviti a coprire l’effettiva ritirata delle truppe da aree di Kiev e Chernihiv.

In certi villaggi ci sarebbe stata una partenza frettolosa, al punto da lasciare delle «sacche» isolate, marcate da mezzi abbandonati e distrutti. Come dimostra proprio la vicenda degli elicotteri le letture possono essere diverse e perfino contrastanti. Di certo c’è il morale alto degli aggrediti, convinti di poter prevalere.

Per condurre a termine un contrattacco gli ucraini necessitano di armi diverse da quelle che sono arrivate fino ad oggi: allo stato attuale, le forza di Kiev possono tenere e cercare di sloggiare l’avversario su un fronte limitato. Servono tank e caccia, come ha chiesto ripetutamente il presidente Zelensky. Gli ucraini ritengono che siano n ecessari per proteggere, rimpiazzare le perdite subite – poco citate, ma ci sono – e soprattutto per provare a spingersi in avanti.

I missili anti-carro e anti-aereo sono stati molto efficaci nella prima fase dell’operazione speciale, adesso nel secondo round i comandanti sollecitano l’artiglieria pesante con la quale prendere di mira le linee russe senza rischiare altri uomini, specie se l’Armata dovesse continuare con le tattiche da assedio. Da qui nascono le pressanti richieste alla Nato, alimentate anche dalla propaganda occidentale che sottolinea le difficoltà dell’Armata per giustificare il salto di qualità bellico.

Negli ultimi giorni i contatti sono stati intensi tra i 35 donatori, pronti a contribuire con mezzi e in alternativa con fondi. Washington e soprattutto Londra – che non a caso ha comunicato giovedì l’invio da parte degli alleati di blindati (gli australiani hanno promesso i Bushmaster), droni, artiglieria pesante e munizioni – vorrebbero vedere Putin ridimensionato, o per lo meno sperano che gli ucraini ottengano risultati da usare al tavolo dei negoziati.

Così la Casa Bianca – come era prevedibile – ha dato luce verde per i tank: negli arsenali e nei depositi di paesi est europei ve ne sono. Vedremo la qualità e la quantità. Insieme a questo il Pentagono ha annunciato un nuovo pacchetto di aiuti bellici per 300 milioni di dollari che comprende: razzi per artiglieria a guida laser, d roni kamikaze Switchblade, droni da ricognizione Puma, sistemi anti-droni, blindati, visori notturni, apparati radio criptati, mitragliatrici, munizioni, ricambi, materiale medico e – importantissime – immagini satellitari.

Tortuoso il «giro», invece, che coinvolge 56 blindati PVB501: usati in Germania Est, acquisiti dalla Germania Ovest e rimodernati, quindi venduti alla Svezia che poi li ha rivenduti alla Repubblica Ceka. Ora saranno dati agli ucraini – come spiega The War Zone – con il placet di Berlino. Non sono proprio mezzi usciti di fabbrica, è probabile che debbano essere revisionati. C’è sempre il rischio che qualcuno provi a disfarsi di “residuati”.

L’Alleanza, infatti, continua a garantire un flusso di intelligence che diventa la chiave per battere sul tempo l’avversario. Segnala movimenti, concentrazioni di truppe, aree di ripiegamento. Inoltre intercetta le comunicazioni non sempre protette in modo sufficiente. Sono tasselli cruciali in quanto Mosca agisce su più settori – Nord, Est, Sud – e costringe i «difensori» a disperdere ad allungare comunque le linee.

Corriere della Sera, 2 aprile 2022

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