Le truppe russe starebbero usando una nuova arma contro i civili ucraini, un tipo sofisticato di mina con dei sensori che rilevano il passaggio di persone nei paraggi. Gli artificieri ucraini avrebbero rinvenuto per la prima volta queste mine, le Pom-3, la scorsa settimana nei pressi di Kharkiv, la città nell’est dell’Ucraina assediata fin dalle prime ore dell’invasione: dopo un’analisi delle immagini fornite dall’esercito di Kiev, anche Human Rights Watch ha confermato che si tratta proprio di questi congegni più sofisticati e letali. A differenza delle mine classiche, che esplodono quando vengono calpestate o se si urtano i cavi a cui sono collegate, le Pom-3 hanno un sensore sismico che riconosce i passi e sa distinguere fra esseri umani e animali.

Le Pom-3 vengono in genere lanciate con razzi e atterrano con un paracadute, incastonandosi nel terreno: quando avvertono la presenza di una persona, lanciano una piccola carica esplosiva che detona a mezz’aria, producendo frammenti che sono letali a una distanza di 15 metri. Queste mine renderanno ancora più complicati i tentativi di bonificare l’area rimuovendo quelle inesplose. «Creano una minaccia per cui non abbiamo una risposta», ha spiegato al New York Times James Cowan, a capo dell’Halo Trust, l’organizzazione angloamericana che aiuta i Paesi a riprendersi dai conflitti ripulendo il terreno dalle mine antiuomo, vietate da un trattato del 1997 firmato da 164 Paesi ma non da Russia e Stati Uniti. «Dovremo trovare donatori che ci procurino della robotica in grado di affrontare questi dispostivi a distanza».

Dalla terra al mare. La Marina turca ha rinvenuto una nuova mina lungo la costa, nella regione di Kefken, 160 chilometri a est di Istanbul. Già alle fine di marzo sono stati individuati «esemplari» analoghi: secondo una versione potrebbero essere ordigni ucraini. Erano agganciati al fondo a protezione della regione di Odessa e sarebbero stati portati via da una tempesta che li ha spinti verso sud. Un pericolo antico che non va sottovalutato. È previsto che la Marina italiana invii due unità cacciamine in aiuto di quella romena in Mar Nero: i nostri equipaggi sono tra i migliori in questo tipo di attività che coinvolge i marinai ma anche — in certe situazioni — i palombari del Comsubin.

Corriere della Sera, 7 aprile 2022

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