«Richiederà tempo prendere il controllo di Mariupol», ha ammesso giovedì Eduard Basurin, rappresentante delle forze separatiste filorusse di Donetsk, confermando quello che si è visto sul campo in oltre 40 giorni di guerra. La città meridionale è dall’inizio del conflitto uno degli obiettivi primari dell’esercito di Vladimir Putin, perché darebbe ai russi il controllo di un importante porto sul Mar d’Azov e soprattutto permetterebbe di connettere via terra la Crimea, annessa militarmente nel 2014, alla «madre patria», attualmente raggiungibile soltanto attraverso un ponte. Le poche immagini che ancora arrivano da Mariupol mostrano che della città — quasi 500 mila abitanti — è rimasto ormai soltanto uno scheletro, con i civili intrappolati nelle cantine o nei bunker sotterranei senza elettricità, acqua né cibo, ma i difensori continuano a resistere.

Ci sono «sacche di resistenza» nel centro cittadino, ma si combatte soprattutto nel porto e nella vasta zona industriale: secondo le stime russe, la città sarebbe difesa da circa 3 mila soldati di Zelensky, ma anche da molti civili che hanno imbracciato le armi. «La zona industriale è una città nella città, ci sono diversi livelli sotterranei risalenti al periodo sovietico, non è possibile bombardare dall’alto, ci vorrà tempo», ha affermato Basurin in un’intervista a Pervyi Kanal, la principale emittente russa. La resistenza ucraina «si è preparata, conosce il terreno meglio di noi»: per questo, sostiene, «non ha senso menzionare una data» per completare la conquista di Mariupol. Le forze russe e separatiste — conclude Basurin — devono trovare e bloccare tutti gli accessi ai cunicoli e attendere la resa degli ucraini.

L’incredibile resistenza di Mariupol — la cui caduta è annunciata da settimane, ma poi non si realizza mai — nasce proprio in quei tunnel lunghi 24 chilometri, costruiti al tempo dell’Unione Sovietica nell’area dell’acciaieria Azovstal, di proprietà dell’oligarca (un tempo) filorusso Rinat Akhmetov, bombardata e messa fuori uso dai soldati di Putin il 19 marzo: qui, secondo i russi, sarebbero asserragliati anche i nazionalisti del battaglione Azov, la milizia di estrema destra che difende la città. Lo stabilimento metallurgico ha oltre 90 anni, il Consiglio supremo dell’economia dell’Urss decise di costruirlo nell’inverno del 1930, scegliendo Mariupol perché qui il fiume Kalmius sfocia nel Mar d’Azov, rendendo così più rapido il trasporto dell’acciaio.

Le difese

Le cannonate devastano, uccidono ma contribuiscono a creare delle protezioni con le macerie. E i resistenti le sfruttano a loro vantaggio. Nel settore dell’Azovstal si trovano sistemi di approvvigionamento elettrico e idrico autonomi, ferrovie, e cavalcavia dove gli ucraini hanno realizzato postazioni per i cecchini e gli anti-carro. La rete di tunnel permette spostamenti in sicurezza, consente di organizzare imboscate anche ai corazzati. Sembra che i vecchi apparati della fabbrica siano utili per le comunicazioni. Non solo. L’esperto Tom Cooper ha sostenuto che Kiev è riuscita, nonostante il cerchio di fuoco, a rifornire gli assediati usando gli elicotteri Mi-8 e forse «canali» segreti, magari anche questi ricavati nella rete fognaria, con passaggi aperti attraverso gli edifici, sotto le rovine. È quello che è avvenuto durante a Grozny, in Cecenia, e più di recente in Siria. I russi hanno rovesciato di tutto sulla città, ha notato sempre Cooper, comprese vecchie bombe a caduta a libera, per nulla precise. Ma la «presa» di Mariupol diventa importante per le tappe successive.

L’offensiva

Gli strateghi lo ripetono: entro 7-10 giorni Mosca potrebbe lanciare una nuova offensiva nella parte meridionale e orientale. Insieme alla previsione aggiungono gli scenari, a cominciare dalla «grande manovra». Prevede una progressione da nord, da est e da sud che deve spingersi fino a Dnipro per concludersi con l’accerchiamento del nemico. L’obiettivo è il controllo totale di una vasta regione che dovrà comprende che dalla fascia costiera si estende fino oriente. C’è poi un’ipotesi meno ambiziosa nella medesima area, destinata comunque a sottrarre zone a Kiev. Alcuni osservatori si attendono un assalto frontale, altri ritengono che Mosca lo voglia evitare preferendo logorare le difese con la potenza di fuoco delle sue artiglierie. L’Armata — sostiene una parte degli analisti — cerca di riadattare il proprio dispositivo, porta rinforzi anche via treno, conduce sempre più azioni coordinate (aspetto mancato nelle prime settimane). I raid aerei — una media di 300-500 sortite quotidiane — sono quasi tutti concentrati nella regione possibile teatro della futura spallata. Intenso l’uso di missili contro depositi, mezzi, snodi. I pessimisti, invece, continuano a ritenere che l’apparato continuerà ad essere rallentato da problemi logistici — Dnipro è a 430 chilometri dal confine —, che le truppe restano malandate e avranno difficoltà a colmare il gap. C’è poi da considerare un elemento fondamentale: la resistenza. Esce da oltre un mese di campagna, ha avuto perdite considerevoli, tuttavia ha ricevuto e riceverà nuovi rifornimenti dalla Nato. Anche qui c’è il bivio dei pareri: un partito afferma che è attesa ad una prova dura; all’opposto c’è chi traccia le linee di una contro-offensiva.

Le incognite

In teoria Putin ha un vantaggio: può stabilire quando dichiarare la «vittoria» a prescindere dalle premesse annunciate. Può puntare al massimo — con la seconda offensiva — oppure mira risultati minori e quando avrà conseguito ciò che ritiene sufficiente dichiarerà il successo. Quindi proporrà un armistizio e un compromesso all’Ucraina «impoverita». Lo abbiamo visto sin dal primo giorno: lo Zar usa una narrazione variabile a seconda di come tira il vento. Il suo portavoce ha detto che l’operazione potrebbe finire nel prossimo futuro con il raggiungimento delle mete prefissate. Un’ipotesi che ha legato non solo agli sviluppi bellici ma anche ai contatti negoziali. Tempi relativamente brevi che contrastano con le profezie occidentali sul pericolo di una guerra lunga.

Corriere della Sera, 8 aprile 2022 (prima pagina, pag 10 del 9 aprile)

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