Putin non invade. Gli ucraini non resistono più di pochi giorni. Kiev sarà sottoposta ad un lungo assedio. Sono alcune delle previsioni bruciate in appena un mese di guerra: non è una critica, ma la constatazione di come sia possibile compiere errori, perché il campo e gli uomini incidono. Ora che si avvicina la nuova offensiva russa, gli strateghi tornano a dividersi.

I vantaggi russi

Rispetto all’inizio dell’operazione speciale, Mosca può concentrarsi nella zona sud-sudest partendo da una posizione di vantaggio. Ha già in mano aree estese, per ora le linee di rifornimento non sono troppo lunghe. L’Armata può sfruttare il territorio pianeggiante, adatto ai movimenti delle unità meccanizzate: non ci sono più i terreni fangosi — la rasputitsa — che hanno letteralmente impantanato le truppe al nord. Al tempo stesso ha dalla sua un potenziale distruttivo notevole, composto dalle artiglierie, da missili terra-terra, da batterie di razzi/missili d’ogni tipo. Il piano è quello di rovesciare una pioggia di fuoco.

Secondo alcune valutazioni, la Russia sta cercando di imporre un livello di comando-controllo migliore, l’opposto di quanto fatto nelle scorse settimane quando ogni fronte si è mosso in modo quasi indipendente. Un errore — sostiene l’analista austriaco Tom Cooper — dato dal fatto che era il Cremlino a dettare gli ordini ai generali. Ora hanno designato Alexandr Dvornikov quale «condottiero»: ci sono perplessità sulle sue capacità, c’è chi sostiene che non abbia davvero esperienza di guerra al fronte, tuttavia conosce il teatro meridionale e magari potrebbe rinvigorire una leadership deficitaria.

Stime riportate dalla Bbc sostengono che avrà ai suoi ordini circa 90 Battaglioni (altri 30 sono decimati), probabilmente integrati da forze fresche e assistiti con maggior frequenza dall’aviazione, latitante quando è scattata l’invasione. Il piano dovrebbe essere quello di avere un controllo totale di Donetsk e Lugansk, le regioni separatiste e russofone del Donbass in cui si combatte da 8 anni, allargando poi l’area di influenza. Non viene escluso che i russi cerchino di creare una sacca attorno allo schieramento ucraino, martellandolo senza ingaggiarlo «da vicino»: possono chiuderlo dentro oppure lasciare una via di fuga ad un contingente sfinito.

Il dramma di Mariupol ne è la conferma, con i soldati asserragliati ormai nella sola area industriale, circondati da ogni lato. Un’eventuale conquista di Dnipro — la quarta città più grande del Paese — priverebbe Kiev di un polmone economico-industriale importante, sempre che gli impianti non siano distrutti prima. I mezzi inceneriti possono essere sostituiti da un arsenale ampio, seppur datato: la quantità, alla lunga, può battere la qualità. Non viene raccontato molto sulle condizioni dei «difensori», ma sono date per scontate perdite ingenti, con l’aggravante di non avere riserve infinite.

I vantaggi ucraini

Gli analisti lo ripetono all’infinito: i rimpiazzi russi sono scadenti, resta la disorganizzazione, neppure la mobilitazione di 60 mila riservisti e il ricorso a elementi assoldati in gran fretta può cambiare lo status. Documenti trovati su mezzi distrutti in battaglia dimostrano che il personale non era di alto livello, con training relativo ed esperienza minima. Lo ribadiscono tanti ex generali occidentali: una volta che un reparto ha subito perdite del 10-20 per cento, è arduo riportarlo all’efficienza nell’arco di poco tempo.

Un’inchiesta della Bbc sostiene che sui 1.083 caduti ammessi da Mosca il 20% è rappresentato da ufficiali e che il 15% erano dei parà. Uomini che non rimpiazzi rapidamente. Non solo. Di solito chi attacca deve avere un rapporto di 3 a 1 rispetto a chi si difende: gli osservatori sostengono che i numeri non aiutino gli ufficiali del neo-zar. L’Armata deve poi dimostrare un maggiore coordinamento tra le diverse componenti (terrestre, aviazione), un aspetto insufficiente nella prima fase: le debolezze si trasformano in punti di forza per l’avversario.

Gli ucraini hanno al sud le brigate migliori, temprate da anni di confronto, rifornite di informazioni di intelligence dalla Nato, con grande conoscenza dell’arena e delle direttrici della minaccia. Saranno in grado di avere flessibilità e dinamismo per sottrarsi alla morsa? Oltretutto, notano alcuni analisti, un conto è circondare le forze ucraine facendo un cerchio sulla mappa, un altro è farlo su un territorio vasto centinaia di chilometri.

L’assenza di vegetazione fitta può diventare un handicap per la resistenza. Qualche commentatore ha ipotizzato che lo scontro sarà molto diverso da quello visto nel nord, dove l’invasore è stato arrestato da ostacoli fisici come i ponti saltati, cittadine-fortezza e mobilità. Nel Donbass la battaglia — dicono — potrebbe ricordare quelle del secondo conflitto mondiale, con linee di corazzati, cannoni dalla lunga gittata. Abbondano nelle analisi i se e i ma, le variabili sono infinite.

Gli schieramenti

Alcuni dei giudizi sono strettamente «tecnici», basati sull’esperienza. Altri implicano un passo successivo, evidente: se l’Armata non è invincibile vale ancora di più spedire nuove armi a Zelensky, in modo che possa sventare i progetti del nemico. Gli occidentali, vittime delle previsioni sbagliate e sorpresi dall’andamento della guerra, non hanno dato subito il materiale bellico richiesto. Adesso stanno recuperando: una fonte del Pentagono ha affermato che vengono effettuati 9-10 voli di rifornimenti al giorno.

Poi hanno reagito con mosse concrete e qualche promessa da mantenere verso l’alleato su cannoni, corazzati e caccia, mezzi ritenuti indispensabili per raggiungere un risultato. Un membro del congresso americano ha chiesto al capo di Stato Maggiore, il generale Mark Milley, quale sarebbe la «vittoria» per Kiev. «Un’Ucraina libera e indipendente, con un’integrità territoriale intatta», ha risposto il generale Milley. «Ma non sarà facile».

Corriere della Sera, 11 aprile 2022

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