«Putin non invade». «Gli ucraini non resistono più di pochi giorni». «Kiev sarà sottoposta ad un lungo assedio». Sono alcune delle previsioni bruciate in 40 giorni di guerra: non è una critica, ma la constatazione di come sia possibile compiere errori, perché il campo e gli uomini incidono. Ora che si avvicina la nuova offensiva russa, gli strateghi tornano a dividersi.

I vantaggi russi
Rispetto all’inizio dell’operazione speciale, Mosca può concentrarsi nella zona sud-sudest partendo da una posizione di vantaggio. Ha già in mano aree estese, per ora le linee di rifornimento non sono troppo lunghe. L’Armata può sfruttare il territorio pianeggiante, adatto ai movimenti delle unità meccanizzate. Al tempo stesso ha dalla sua un potenziale distruttivo notevole, composto dalle artiglierie, da missili terra-terra, da batterie di razzi/missili d’ogni tipo. Il piano è quello di rovesciare una pioggia di fuoco.

Secondo alcune valutazioni, la Russia sta cercando di imporre un livello di comando-controllo migliore, l’opposto di quanto fatto nelle scorse settimane quando ogni fronte si è mosso in modo quasi indipendente. Un errore — sostiene l’analista austriaco Tom Cooper — dato dal fatto che era il Cremlino a dettare gli ordini ai generali. Ora hanno designato Aleksandr Dvornikov quale «condottiero»: ci sono perplessità sulle sue capacità, ma conosce il teatro meridionale e potrebbe rinvigorire una leadership deficitaria.

Stime riportate dalla Bbc sostengono che avrà ai suoi ordini circa 90 battaglioni (altri 30 sono decimati), probabilmente integrati da forze fresche e assistiti con maggior frequenza dall’aviazione, latitante quando è scattata l’invasione. Il piano dovrebbe essere quello di avere un controllo totale di Donetsk e Lugansk, nel Donbass, allargando poi l’area di influenza. Non viene escluso che i russi cerchino di creare una sacca attorno allo schieramento ucraino, martellandolo senza ingaggiarlo «da vicino».

Il dramma di Mariupol ne è la conferma, con i soldati asserragliati ormai nella sola area industriale. Un’eventuale conquista di Dnipro priverebbe Kiev di un polmone economico-industriale importante, sempre che gli impianti non siano distrutti prima. I mezzi inceneriti possono essere sostituiti da un arsenale ampio, seppur datato: la quantità, alla lunga, può battere la qualità. Non si sa molto sulle condizioni dei «difensori», ma sono date per scontate perdite ingenti, con l’aggravante di non avere riserve infinite.

I vantaggi ucraini
I rimpiazzi russi sono scadenti, dicono gli analisti, resta la disorganizzazione, neppure la mobilitazione di 60 mila riservisti e il ricorso a elementi assoldati in fretta può cambiare lo status. Lo ribadiscono tanti ex generali occidentali: una volta che un reparto ha subito perdite del 10-20 per cento, è arduo riportarlo all’efficienza nell’arco di poco tempo.

Un’inchiesta della Bbc sostiene che sui 1.083 caduti ammessi da Mosca il 20% è rappresentato da ufficiali e che il 15% da parà. Uomini che non rimpiazzi rapidamente. Chi attacca, inoltre, deve avere un rapporto di 3 a 1 rispetto a chi si difende: gli osservatori sostengono che i numeri non aiutino gli ufficiali dello Zar. L’Armata deve poi dimostrare maggiore coordinamento tra le diverse componenti (terrestre, aviazione): le debolezze si trasformano in punti di forza per l’avversario.

Gli ucraini hanno al Sud le brigate migliori, temprate da anni di confronto, rifornite di informazioni di intelligence dalla Nato, con grande conoscenza dell’arena e delle direttrici della minaccia. Saranno in grado di avere flessibilità e dinamismo per sottrarsi alla morsa? L’assenza di vegetazione fitta può diventare un handicap. Qualche commentatore ha ipotizzato che lo scontro sarà diverso da quello visto nel Nord, dove l’invasore è stato arrestato da ostacoli fisici come i ponti saltati, cittadine-fortezza e mobilità. Nel Donbass la battaglia potrebbe ricordare quelle del secondo conflitto mondiale, con linee di corazzati, cannoni dalla lunga gittata.

Gli schieramenti
Alcuni dei giudizi sono strettamente «tecnici», basati sull’esperienza. Altri implicano un passo successivo: se l’Armata non è invincibile vale ancora di più spedire armi a Zelensky.
Gli occidentali, vittime delle previsioni sbagliate e sorpresi dall’andamento della guerra, non hanno dato subito il materiale bellico richiesto. Adesso stanno recuperando: una fonte del Pentagono ha affermato che vengono effettuati 9-10 voli di rifornimenti al giorno.

Un membro del congresso americano ha chiesto al capo di Stato Maggiore, il generale Mark Milley, quale sarebbe la «vittoria» per Kiev. «Un’Ucraina libera e indipendente, con un’integrità territoriale intatta», ha risposto il generale Milley. «Ma non sarà facile».

Corriere della Sera, 12 aprile 2022 (pag 5)

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