Il dissidente russo Vladimir Kara-Murza è stato condannato a 15 giorni di carcere per aver criticato il Cremlino, anche se i motivi ufficiali della sentenza sono altri: è stato accusato di «comportamenti inappropriati davanti agli agenti, di aver cambiato la direzione dei suoi movimenti e velocizzato il passo, e di aver provato a nascondersi quando gli è stato intimato di fermarsi». Stretto collaboratore di Boris Nemtsov, oppositore di Putin ucciso nel 2015 proprio davanti al Cremlino, giornalista, ex candidato alla Duma e vicecapo del partito dalla Libertà popolare, Kara-Murza è stato arrestato lunedì dopo un’intervista rilasciata a Cnn in cui aveva dichiarato che il governo russo è «un regime di assassini» fondato sulla cleptocrazia.

Deciso oppositore della guerra in Ucraina – nella stessa intervista suggeriva che porterà alla caduta del presidente russo – e in passato fondamentale per l’adozione del Magnitsky Act, la legge che permette a Stati Uniti, Ue, Gran Bretagna e Canada di sanzionare individui complici di violazioni dei diritti umani, Kara-Murza ha subito negli anni scorsi due tentativi di avvelenamento, nel 2015 e nel 2017, che lo avevano lasciato in coma per giorni e per i quali ha accusato il Cremlino: sosteneva che volessero punirlo proprio per il suo ruolo nell’approvazione del Magnitsky Act, firmato da Obama nel 2012. Il governo russo ha sempre negato, ma alcune indagini indipendenti hanno in seguito confermato che nei giorni precedenti Kara-Murza era stato seguito da membri della stessa agenzia federale responsabile dell’avvelenamento di Aleksej Navalny e altri tre dissidenti.

Origini tatare, figlio di un noto (e omonimo) giornalista scomparso nel 2019 e discendente di rivoluzionari e ambasciatori lettoni, il 40enne – fra le altre cose opinionista del Washington Post e un tempo coordinatore di Open Russia, società dell’ex oligarca in esilio Mikhail Khodorkovskij – è stato fermato lunedì davanti al suo appartamento di Mosca da cinque agenti, che poi lo hanno portato in carcere. «Le autorità russe hanno provato ad avvelenarlo due volte quando chiedeva sanzioni contro questi ladri e assassini», ha scritto su Twitter la moglie Evgenia, chiedendone il rilascio. «Ora lo vogliono chiudere in prigione per aver chiamato la loro guerra con il giusto nome, GUERRA».

Corriere della Sera, 13 aprile 2022 (newsletter Guerra in Europa)

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