L’ultimo colpo del taglia-erba è stato lunedì. Parigi ha annunciato l’espulsione di sei diplomatici russi smascherati da un’indagine della Dgsi, i servizi di sicurezza interni. La mezza dozzina si è aggiunta agli oltre 400 «colleghi» rispediti a Mosca dai Paesi dell’Unione europea30 solo in Italia — perché accusati di essere degli 007 sotto copertura, uno dei tanti fronti della guerra di spionaggio attorno all’Ucraina. Gli europei hanno accentuato l’azione di contrasto riducendo drasticamente il numero dei russi accreditati nelle ambasciate con ruoli ufficiali: elementi impegnati nella raccolta di informazioni, nel reclutamento, nella campagna di disinformazione. Il Cremlino ha replicato con misure analoghe ma, visto il numero massiccio di espulsioni, l’azione europea può avere un impatto in questa fase critica e costringe Mosca — che può comunque contare sugli «illegali», le spie vere, quelle nascoste — a rivedere il suo dispositivo. Per entrambe le parti, è come tessere una tela: si inizia con un «filo», si costruisce la ragnatela di rapporti, si spendono soldi, poi succede qualcosa che la disfa. E si ricomincia, da tempo immemorabile.

La prevenzione

In questo conflitto, la Cia ha scelto di «andare in pubblico». Nel tentativo di prevenire l’invasione ha diffuso fin dall’autunno quanto aveva raccolto sui preparativi russi e lo ha poi distribuito a livello globale. Tra gli alleati — che non ci hanno creduto — ma anche sulle scrivanie del Cremlino con l’ormai storica missione del direttore Burns a Mosca per far capire fino a che punto erano informati. Questa mossa oggi è al centro di molte analisi: aver rivelato le carte in un modo così plateale può aver compromesso chi ha «avvertito» Langley. Tuttavia è stata anche una dimostrazione di forza, che ha permesso a Washington di essere sempre un passo avanti nella narrazione con i rivali a inseguire, tra paranoie e spiegazioni incredibili.

La diplomazia

Gli americani hanno usato lo stesso approccio con la Cina. La versione statunitense sostiene che hanno messo in guardia Pechino su quanto sarebbe avvenuto, hanno chiesto una collaborazione per impedire il conflitto. I cinesi avrebbero fatto finta di nulla, o comunque non hanno agito con decisione. Anche in questo caso, il contatto con la potenza orientale — e l’averlo reso pubblico — è stato effettuato per giocare d’anticipo, per schivare i trucchi della Repubblica popolare. Poi, una volta deflagrato il conflitto, Washington ha insinuato che la Cina abbia chiesto alla Russia di rinviare l’attacco a dopo i Giochi Invernali.

La guerra

Una volta scattata l’offensiva, l’intelligence civile, la Cia, e quella militare, la Dia, sono passate allo «stato due». È iniziato il monitoraggio intenso degli invasori, garantendo alla resistenza ciò che serviva: le direttrici, le condizioni delle truppe, i guai di rifornimento. Una cooperazione piena — «rivoluzionaria», come l’aveva definita il generale Scott Berrier, direttore della Dia — effettuata per rimediare a un clamoroso errore di valutazione: erano convinti che gli ucraini sarebbero crollati. Da quello sbaglio, gli americani sono passati a un lavoro intenso, sorretto dagli apparati elettronici e dai satelliti, uno sforzo che ha coinvolto altri Paesi del patto atlantico e la Svezia.

C’è, ovviamente, anche una componente realmente segreta. Se è noto che gli specialisti dell’intelligence hanno addestrato gli ucraini fin dal 2015, non sarebbe strano se stessero favorendo missioni dietro le linee, con la presenza di agenti e paramilitari magari in possesso di passaporti di altri Stati. Queste attività — come sabotaggi o eliminazione di ufficiali —possono essere attribuiti a locali, a «incidenti» e, nel caso della Bielorussia, ad oppositori. Tanti gli schermi, a chi li crea non manca la fantasia e l’esperienza.

Gli uomini dello zar hanno risposto con la stessa lama. Kiev ha denunciato le incursioni di infiltrati nelle città, di team pronti a uccidere, a creare problemi. È probabile — come è stato scritto — che Mosca sperasse di disfarsi di Zelensky grazie al cavallo di Troia di «amici» filorussi e generali traditori: due sono stati defenestrati dal governo. È andata diversamente, anche in Patria. Lo Zar ha prima ordinato l’arresto del capo del servizio di spionaggio estero dell’Fsb, Sergej Beseda, e del suo vice, Anatolij Bolyukh, colpevoli di aver fornito indicazioni errate sulla situazione ucraina che hanno compromesso l’operazione «speciale». Poi avrebbe cacciato 100/150 agenti dello stesso Quinto servizio, da lui fondato nel 1998 per le operazioni di controspionaggio nei Paesi dell’ex Unione Sovietica.

La mente

Il compito più difficile resta comprendere i meccanismi del Cremlino e i «desideri» di Vladimir Putin. È uscito tanto, troppo, in questo mese sul presunto isolamento del leader, sulla sua presunta malattia, sulle sue «visioni» strategiche, sull’ipotetico dissenso. Una parte di queste news possono aver fondamento, altre sono messe in giro per fare «confusione», creare dubbi, fare propaganda, spingere i gerarchi a guardarsi con sospetto: sei tu il Giuda? Sono ricostruzioni analoghe a quelle che circolavano su Saddam o Gheddafi, a volte sul nordcoreano Kim. Quasi un copione, non sempre attendibile.

Corriere della Sera, 14 aprile 2022 (pag 11)

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