L’affondamento della nave ammiraglia, l’incrociatore Moskva continua a essere l’evento militare di maggiore rilievo delle ultime ore. Le notizie si sono rincorse, alcune smentite, altre confermate. Ecco quello che sappiamo finora.

Perché è affondato il Moskva?
Dopo 24 ore di ipotesi il Pentagono ha confermato la versione di Kiev: l’incrociatore russo è stato centrato da due missili lanciati dagli ucraini. Un colpo che avrebbe innescato la reazione a catena fatale. L’unità era a circa 65 miglia a sud di Odessa, nel raggio d’azione dei Neptune, un’arma prodotta localmente e in servizio in pochi esemplari. Resta la «nebbia» sulla possibile presenza di un drone di fabbricazione turca che avrebbe reso ancora più accurato il tiro. C’è chi ipotizza l’impiego di un altro ordigno, magari uno di quelli promessi (e arrivati) dalla Gran Bretagna. Da scoprire il punto esatto del relitto.

Come hanno fatto a superare le difese?
Un esperto ha sottolineato come i russi abbiano da sempre sottovalutato la portata degli apparati anti-nave di Kiev, al punto che lo avevano anche scritto in alcuni report. Un errore madornale aggravato dai movimenti dell’ammiraglia, ripetuti al punto da facilitare il compito alla resistenza. Era come una sentinella in una «trincea» marittima, da quasi 50 giorni impegnata in una missione a basso rischio. Ed è stata colta di sorpresa da un’arma sviluppata nel 2021. Nell’arco di poche ore tutto è stato rovesciato e una mezza dozzina di navi che partecipavano al blocco si sono allontanate, a testimonianza del timore di nuovo attacchi. Chissà che la resistenza non abbia goduto dell’imbeccata dell’intelligence Usa, capace di tracciare le mosse poi girate all’alleato, cooperazione già vista nelle prime settimane di guerra. Da indagare eventuali falle nello scudo anti-missile e nelle prestazioni degli addetti agli apparati.

Quale era la tesi di Mosca?
Lo Stato Maggiore, fin da subito, ha accreditato la tesi dell’incidente – dovuta ad un’esplosione – per negare un successo all’avversario. Secondo i russi lo scafo ferito è stato condannato da una tempesta mentre lo rimorchiavano verso Sebastopoli. La spiegazione non ha convinto tutti, in quanto le condizioni meteo non erano tali da spazzare via l’unità.

Quante le vittime?
Molta incertezza. Giovedì il Pentagono sosteneva che una parte dell’equipaggio era in salvo, informazioni inverificabili riferiscono di una cinquantina di marinai in salvo su un totale di circa 500. Gli ucraini, a loro volta, hanno affermato che il comandante Anton Kuprin avrebbe perso la vita nel disastro. Non sappiamo se perché ucciso dalla deflagrazione o perché ha scelto di morire da capitano. Insieme ai possibili caduti ci sarebbero state conseguenze sulle gerarchie. Sono ancora voci a indicare la punizione inflitta all’ammiraglio Oleg Isipov, responsabile della Flotta nel Mar Nero. Lo avrebbero arrestato e malmenato imputandogli la tragedia che ha sconvolto il paese suscitando reazioni rabbiose.

Ci saranno ripercussioni sull’offensiva?
È intanto un’umiliazione e un rovescio. L’unità svolgeva un ruolo di comando-controllo coordinando una task force schierata per imporre il blocco davanti a Odessa. Dunque dovrà essere rimpiazzata. Il suo affondamento aumenta i rischi per un’eventuale operazione di sbarco, una manovra che doveva appoggiare una possibile avanzata terrestre da est a chiudere la città nella morsa. C’erano però dubbi sulle reali capacità di Mosca di lanciare l’assalto anfibio su una spiaggia ben protetta e ora la presenza di missili (anche se non numerosi) rende tutto più complicato. Tuttavia gli analisti ritengono possa essere minore l’impatto sul massiccio schieramento che Putin sta concentrando nella zona sud-sud est. Per loro la fine della nave – prestigiosa ma non più moderna – non fermerà i tank.

Era davvero utile la presenza del Moskva?
Avrebbero potuto impiegare la gemella Marshal Ustinov — spiega l’esperto Giuliano Ranieri — ammodernata con nuovi radar. Tuttavia Mosca voleva avere una grande nave e soprattutto l’ammiraglia. Dall’altro lato gli ucraini hanno adottato un approccio che possiamo sintetizzare “abbiamo poco, però possiamo fare molto male”. E i russi sono finiti nella trappola. A questo si aggiungono gli eventuali attacchi elettronici della resistenza, un probabile aiuto esterno e condizioni meteo che potrebbero aver complicato il compito dei radaristi.

Corriere della Sera, 15 aprile 2022 (pag 6 del 16 aprile)

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