Tre fattori dettano le mosse del conflitto in Ucraina. La sorpresa con l’affondamento del Moskva. La forza. Le nuove armi. Elementi che condizionano gli schieramenti in vista della probabile offensiva pianificata dal Cremlino.

La sorpresa
C’è in ogni guerra. Il disastro dell’incrociatore russo Moskva lo racconta in tre versioni. L’attacco ucraino con un missile Neptune, prodotto locale. La mina. L’esplosione per un incidente. Scenari diversi che hanno conseguenze evidenti: la perdita dell’ammiraglia è un rovescio clamoroso per Putin e potrebbe spingere la flotta a rinviare ancora lo sbarco a Odessa. Infatti la Marina — secondo il Pentagono — ha fatto allontanare una mezza dozzina di navi. Un segnale di timore e indirettamente una conferma indiretta che si è trattato di un attacco. È possibile che Kiev abbia ingannato i russi facendogli credere di non essere in grado di minacciare la flottiglia. E la Moskva si è adagiata alla sua routine, spiata dall’intelligence locale da quella occidentale, sostenuta da voli di ricognizione costanti. Ma anche se è stata una mina o il marinaio incauto, il messaggio che passa è quello di un dispositivo afflitto da problemi. A terra i tank si sono impantanati, sul mare l’unità simbolo è finita sul fondo.

La forza
Le truppe di Putin si stanno dirigendo verso Sud/Sud-Est, puntando alla «liberazione» del Donbass e alla conquista di Mariupol, un porto strategico sul Mar d’Azov che permetterebbe oltretutto di aprire una via fra la Crimea e la «madre patria». In questo nuovo quadrante Mosca controlla già un territorio vasto e potrebbe cercare di chiudere la resistenza in una sacca, condannandola alla sconfitta.

La Russia, per correggere gli errori iniziali, cerca di imporre un livello di comando-controllo migliore, anche grazie alla nomina del nuovo generale Alexander Dvornikov. Questa revisione ha comportato un’azione ridotta sul campo e potrebbe durare ancora una o due settimane: intanto continua a bersagliare i civili nelle città. A sudest Mariupol non è ancora caduta, ma la resistenza è allo stremo: i russi colpiscono con incursioni aeree e artiglieria.

L’esercito di Putin continua poi ad assediare le regioni contese del Donbass: intensa l’azione su Sverodonetsk, Rubizhne e Popasna ma, spiega l’Institute for the Study of War, non ha fatto sostanziali progressi. In quest’area sarebbero impiegati circa 55 battaglioni tattici. A Est, i russi si stanno riorganizzando nella regione di Kharkiv e hanno condotto soltanto attacchi limitati a Izyum. Intanto fanno affluire rifornimenti dalla Crimea. A loro volta gli ucraini potenziano lo schieramento che deve incassare la prima botta, facilitati da linee logistiche più corte. Intanto sondano le posizioni avversarie. I russi hanno denunciato un raid di elicotteri nella zona di Belgorod, poco oltre il confine.

Le armi
A Kiev attendono le prossime forniture. Washington assicura che i mezzi promessi saranno in zona al massimo entro una settimana. Nella lunga lista compaiono 18 cannoni da 155 con i quali rispondere al tiro incessante dell’Armata. Artiglierie integrate da semoventi forniti da alcuni Paesi dell’Est (come la Slovacchia). Indispensabili i 10 radar che scoprono le batterie e quelli che «individuano» i cecchini. Poi gli undici elicotteri Mi 17 — trasporto e attacco — che erano destinati originariamente all’Afghanistan, prima della vittoria talebana (alcuni sono già in loco).

Nell’elenco gli immancabili Javelin (500) e migliaia di altri sistemi anti-carro, 300 droni kamikaze Switchblade, quindi esplosivo al plastico. Nel pacchetto compaiono dei droni navali: secondo la rivista online War Zone potrebbero essere dei piccoli battelli concepiti per la neutralizzazione di mine, gli Inspector 90, ma forse si tratta di altro. E torniamo così all’inizio, alle sorprese e al fronte del mare.

I numeri sono considerevoli, tuttavia la battaglia tritura vite, consuma scorte e i difensori saranno pressati da più direzioni. Non fanno trapelare nulla. È possibile che la resistenza sia rimasta con pochissimi droni turchi TB2, incursori letali. Da qui l’esigenza di ottenere altro, come insistono alcuni membri Nato e gli osservatori pro-Kiev.

Corriere della Sera, 15 aprile 2022 (prima pagina, pag 3)

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