C’è l’International Donors Coordination Center, «nome» dietro al quale operano numerosi ufficiali britannici. E poi c’è Eucom, lo United States European Command. Entrambi sono basati in Germania, nella regione di Stoccarda: sono le due piattaforme senza le quali l’Ucraina non potrebbe resistere alle zampate dell’orso russo. Attraverso queste strutture, infatti, sono gestiti gli aiuti militari.

La distinzione

L’Occidente ha messo in moto la macchina con lentezza. In principio c’è stata una fase di studio e di sorpresa, in quanto erano in molti a scommettere sulle possibilità dell’Ucraina di superare la prima spallata. Si faceva persino una distinzione tra armi «difensive» e «offensive», distinzione inesistente ma che alludeva al momento della crisi. Quando è scattata l’invasione sono stati mandati a Kiev soprattutto sistemi anti-carro e anti-aereo sufficienti a ostacolare l’avanzata (ecco le presunte armi difensive). Poi, pressati dalle richieste del presidente Zelensky e incoraggiati dalle difficoltà di Mosca, l’Ovest ha ampliato il piano d’assistenza con le «offensive», con le quali affrontare la sfida nel Donbass e, se possibile, liberare territori occupati.

All’inizio i donatori hanno prelevato nei depositi dei paesi dell’Est, quindi con il crescere delle esigenze belliche alcuni sono passati al gradino superiore mettendo a disposizione materiale più moderno. Proviamo a fare un elenco — parziale — con una nota: per motivi di opportunità, segretezza e politica non tutti vogliono ammettere ciò che hanno spedito. Molti vogliono evitare possibili rappresaglie russe, altri cercano di superare improbabili ostacoli legali — Mosca ha cercato di porre il veto sulla cessione di materiale venduto anni fa —, altri ancora preferiscono schivare contrasti interni. E nella pipeline finiscono anche le «offerte» di associazioni, gruppi di privati, sponsor: dai Paesi baltici ad alcune contee dell’Arizona, dove i dipartimenti di polizia e tribù di nativi hanno fatto la loro parte con giubbotti anti-proiettile, elmetti, kit medici, dotazioni varie. E poi c’è Elon Musk, che con la sua rete satellitare ha favorito le incursioni dei droni.

La lista

Stati Uniti: cannoni da 155 mm, vecchi blindati M-113, fuoristrada Humvee, radar per scoprire artiglierie, sistemi anti-tank Javelin e d’altro tipo, missili anti-aerei Stinger, munizioni in quantità, droni kamikaze Switchblade, apparati per le comunicazioni, equipaggiamenti, droni marittimi, battelli veloci, elicotteri Mi-17, razzi a guida laser, visori notturni. Dati di intelligence e info satellitari. Poi quello che non sappiamo.

Gran Bretagna
: blindati (Mastiff, Spartan, Wolfhound), veicoli leggeri, sistemi anti-aerei Stormer, missili Brimstone, anti-carro Nlaw. Si è ipotizzato anche artiglieria semovente, forse missili anti-nave.

Turchia: droni d’attacco TB2.

Australia: blindati Bushmaster ed equipaggiamenti.

Canada: artiglieria pesante.

Repubblica Ceca: riparazione dei mezzi, semoventi, tank T-72, blindati.

Norvegia: missili anti-aerei Mistral, piccoli droni da ricognizione Heidrun .

Estonia: cannoni a lunga gittata, da 122 mm.

Slovacchia: sistemi anti-aerei S-300, semoventi Zuzana, corazzati. Possibile transito di mezzi consegnati dall’Ungheria .

Olanda, Italia, Lussemburgo, Spagna, Svezia: mitragliatrici, anti-carro AT-4, veicoli, radar per individuare i cannoni.

Giappone: elmetti, giubbotti anti-proiettile, materiale medico.

Germania: ha messo a disposizione degli anti-tank Panzerfaust. Berlino si è presa del tempo sulla fornitura di blindati (sono in deposito) e questo ha irritato non pochi gli ucraini. La ministra degli Esteri Annalena Baerbock ha spiegato che la Germania preferisce tuttavia non rendere pubblici gli aiuti, mentre il cancelliere Olaf Scholz si è offerto di finanziare gli ucraini per l’acquisto di armi prodotte in Germania.

Polonia: probabile invio di carri armati e di altro materiale «pesante», pezzi di ricambio, missili per i caccia.

Bulgaria: il governo ha annunciato che non avrebbe dato armi, ma fonti dell’opposizione lo accusano di forniture e vendite sottobanco. Del resto il Paese ha un’industria bellica molto attiva.

Gli aerei

Quello degli aerei è una sorta di «mistero». Con infinite versioni e tanti si dice. Zelensky ha invocato i caccia, ma Washington ha resistito per evitare nuovi contrasti con la Russia e perché alcuni ritenevano che non fossero sufficienti a cambiare le condizioni sul campo. Poi, come per altri apparati, il niet è diventato meno netto, pur avvolto nell’ambiguità.

Gli ucraini avrebbero ricevuto qualche Mig-29, d’origine polacca e altri — ma è solo una voce — appartenuti alla Moldavia e finiti da anni negli Stati Uniti. Sono macchine anziane, al limite dell’operabilità — qui c’è una guerra, non una parata —, tanto che gli esperti ritengono che siano usati per i ricambi. La classica cannibalizzazione, non a caso la linea ufficiale del governo locale è che di aerei non sono arrivati.

Piuttosto confusa la ricostruzione da parte del Pentagono. Martedì ha sostenuto che l’Ucraina aveva più aerei ora che due settimane fa e il portavoce John Kirby non ha rivelato chi è stato a fornirli: non sono stati gli Stati Uniti, che hanno solo aiutato nel trasferimento di pezzi di ricambio. Mercoledì altra precisazione statunitense: nessuno ha inviato aerei, solo componenti. Un valzer che sembra nascondere altro.

L’addestramento

«Siamo grati per quello che stiamo ricevendo dal primo ministro britannico Boris Johnson e dagli Stati Uniti, ma è un po’ tardi», ha detto al Washington Post il comandante di un’unità ucraina impegnata al fronte nel Donbass, i cui soldati sono stati addestrati dalla Nato, partecipando a esercitazioni multinazionali: fanno parte di una nuova generazione di ufficiali ucraini che si allontano dalla tradizione militare sovietica, spiega il Post. Le forze di Kiev stanno passando infatti dalle armi di progettazione sovietica — di cui i Paesi occidentali non hanno scorte illimitate — a un arsenale occidentale, come i cannoni howitzer o i droni Switchblade, per il quale serve un addestramento di qualche giorno.

Sono sempre di più, quindi, i Paesi che cominciano ad ammettere il training degli ucraini: dopo gli Stati Uniti, è stato il turno della Gran Bretagna, che inviato membri delle forze speciali nell’area di Kiev, e poi la stessa Germania, come ha lasciato trapelare la ministra Baerbock. È uno sforzo logistico immenso, scrive Forbes: quando gli ucraini finiranno le munizioni dei sistemi russi, Kiev dovrà passare alle artiglierie di concezione occidentale. Anche perché gran parte delle munizioni fornite dalla Nato non è compatibile con i sistemi di Mosca. Zelensky ha affermato che con più armi a disposizione del suo esercito il conflitto sarebbe già finito: non abbiamo la contro-prova, ma di sicuro entra in una nuova fase.

Corriere della Sera, 20 aprile 2022 (prima pagina, pag 5 del 21 aprile)

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