Gli alleati si muovono rapidi per accelerare forniture belliche a Kiev. Mentre Mosca ribadisce i suoi obiettivi nel sud dell’Ucraina, a Washington sono convinti che le prossime quattro settimane saranno decisive e dunque bisogna agire subito.

L’offensiva

Il vice comandante del settore sud, il generale Rustan Minnekaev, ha indicato le mete della nuova offensiva russa: conquista totale della parte meridionale, creazione di un corridoio tra Crimea e Donbass, proiezione territoriale verso la repubblica autonoma della Transnistria (al confine con la Moldavia). Questo è quanto ha riportato venerdì mattina l’agenzia russa Interfax. È la conferma di un piano noto che presuppone uno sforzo ampio, che mira a privare l’avversario di qualsiasi sbocco al mare. La manovra investirà anche Odessa? Verrà isolata? Significativo anche il riferimento alla Transnistria, amica di Mosca.

Un memo: è stato il leader bielorusso Lukashenko a svelare — volutamente o incautamente — che l’operazione speciale si sarebbe spinta a sudovest, per creare un secondo corridoio fino a questa regione separatista. Tuttavia numerosi esperti esprimono qualche dubbio:

1) Perché Mosca deve svelare in dettaglio le sue intenzioni? Il fronte Transnistria-Moldavia potrebbe essere una minaccia puramente teorica per tenere impegnati gli ucraini, non un vero corridoio.

2) Per settimane si è atteso uno sbarco a Odessa, ma non è mai avvenuto.

3) Potrebbero «accontentarsi» delle aree già occupate.

Le condizioni

Per eseguire gli ordini del Cremlino, i generali dovranno avere un contingente adeguato. A questo proposito fonti americane hanno dato alcune informazioni utili. La capacità di combattimento dei Battaglioni è stimata oggi al 75%. Restano sempre i dubbi degli osservatori sulla qualità dei reparti: alcuni sono stati rimandati in patria o in Bielorussia dopo due mesi di combattimento; altri restano nella zona di Mariupol nonostante l’annuncio di vittoria, per mantenere l’assedio all’acciaieria. Da valutare le scorte: non tanto quelle dei corazzati — ne hanno in abbondanza — quanto di sistemi più sofisticati, come bombe intelligenti e missili. Di quest’ultimi ne sono stati lanciati oltre 1.670, con una cadenza quotidiana passata da 50 a 30. L’aviazione si mantiene su 200 sortite al giorno: azioni ritenute ridotte, questo perché la difesa anti-aerea ucraina continua ad essere efficace. Senza copertura è complicato avanzare o comunque comporta perdite ulteriori.

La resistenza

Attualmente, grazie alle ultime spedizioni, l’Ucraina ha sul campo un numero pari o persino superiore di tank T-72, mezzi arrivati dai Paesi dell’Est Europa. È un conteggio che non contempla naturalmente quelli in deposito. L’invio da parte degli Usa di altri 72 cannoni da 155 mm — unito agli altri 18 garantiti — permette alla resistenza di formare alcuni battaglioni d’artiglieria, che potrebbero aumentare con l’arrivo di batterie offerte da Olanda, Canada, Slovacchia, Polonia e Francia (12 cannoni semoventi ruotati Caesar). La Gran Bretagna prevede di fare uno scambio: consegna diversi tank Challenger 2 a Varsavia che, a sua volta, passa dei suoi T 72 agli ucraini.

C’è molto interesse da parte degli esperti sui nuovi droni (121) promessi dagli americani, i Phoenix Ghost. Sono dei velivoli-kamikaze, servono per colpire postazioni o mezzi, utilizzabili da un solo soldato. Secondo fonti citate da Politico il Ghost ha un’autonomia maggiore rispetto al Switchblade (circa sei ore contro una) , quindi può restare in caccia più a lungo e grazie ai sensori all’infrarosso è impiegabile anche di notte. Giovedì è stato affermato che sono stati modificati in base a richieste specifiche di Kiev, cambiamenti significativi in quanto l’arma era ancora a livello di prototipo: successivamente tuttavia il particolare è stato smentito. Capita. Non tutto — come abbiamo spesso sottolineato — è «in chiaro»: c’è la confusione legata al momento, ma anche bisogno di riservatezza.

I contatti

Il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin e il capo di Stato Maggiore Mark Milley si sono divisi i compiti. Negli ultimi giorni hanno avuto contatti frenetici con i membri dell’alleanza. Ci sono stati colloqui diretti o telefonici con Ucraina, Germania, Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Australia, Gran Bretagna, Canada, Danimarca, Grecia, Italia, Olanda, Norvegia, Portogallo, Svezia e Turchia. Il tema è stato uno solo: artiglieria, munizioni, equipaggiamenti «pesanti» destinati alla resistenza.

È previsto un vertice il 26 aprile a Ramstein, la grande base statunitense in terra tedesca, per decidere le successive mosse. Il coordinamento è affidato a Eucom, il comando americano in Europa, che ha creato a Stoccarda uno snodo dove siedono i rappresentanti di 14 Paesi, Ucraina inclusa (con tre ufficiali). È la struttura che studia le necessità dei difensori, favorisce il flusso, organizza il training per materiale d’origine diversa, «accompagna» i carichi dalla Polonia e da altre «piattaforme» regionali — leggi Slovacchia — fino al confine. Poi passa la mano agli uomini di Zelesnky. Rispetto ai primi giorni del conflitto c’è un problema in più: l’addestramento di nuovi mezzi viene svolto anche nei Paesi fornitori in quanto si tratta di apparati più importanti. È il caso dei blindati britannici.

Il monito

Joe Biden, parafrasando Teddy Roosevelt, ha dichiarato: «Parliamo a bassa voce ma portiamo un grande Javelin (missile anti-tank, ndr)». Un ammonimento rivolto al Cremlino per sottolineare la mobilitazione, che però potrebbe non bastare. Funzionari statunitensi hanno messo in guardia: Putin può vincere la guerra. Un avviso ribadito oggi dal premier britannico Boris Johnson e, soprattutto, un richiamo a quanti tendono a vedere solo i guai dell’Armata e ne trascurano la forza.

Corriere della Sera, 22 aprile 2022 (pag 3 del 23 aprile)

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