Sabato. Dichiarazione del presidente Zelensky: mi auguro che il segretario di Stato Antony Blinken e il suo collega della Difesa Lloyd Austin non arrivino a mani vuote. L’ennesima richiesta di aiuti bellici. Una frase fuori posto, visto che solo Washington ha già stanziato quasi 4 miliardi di dollari. E ha messo in moto una macchina di sostegno poderosa.

Il Pentagono ha appena diffuso una «nota» rivolta al mondo dell’industria, un invito attraverso i tradizionali canali di approvvigionamento per poter fornire all’alleato qualsiasi tipo di arma, comprese quelle ancora a livello di studio. Ogni società interessata al bando deve offrire il proprio «pezzo» accompagnato da parametri essenziali: una scheda tecnica non superiore alle 100 parole, i diversi tipi di impiego, i tempi di produzione (se esiste già) o di sviluppo (se in fase di realizzazione), la cadenza di realizzazione, la possibilità di aumentarla. Quindi un aspetto rilevante. Quanto servirà per consegnare l’arma secondo quattro fasce separate: in 30 giorni o meno, in 31-90, in 90-180 o più di 180. Infine dettagli sull’addestramento, da eseguire chiaramente sul territorio europeo.

Il meccanismo — illustrato da Military Times — rivela tutta l’urgenza da parte degli Stati Uniti nell’individuare ciò che serve a Kiev all’interno di una «finestra» estremamente ridotta. Possiamo dire che «non è per domani, ma per ieri».

Gli apparati

L’offensiva russa incombe nella parte orientale e meridionale, la resistenza consuma il suo arsenale e deve riempire i «buchi». E la fretta di trovare risposte emerge dal fatto che il messaggio del Pentagono è rivolto anche a imprese estranee al settore specifico, c’è posto per tutti, in particolare per chi ha idee rapide quanto efficaci.

Il Pentagono — lo ribadisce — è alla ricerca di apparati anti-aerei, anti-tank, mine, per la difesa costiera o per neutralizzare l’artiglieria, equipaggiamenti radio. È lo stesso sentiero adottato per fornire i 120 droni-kamikaze Phoenix Ghost, sistema a livello di prototipo che è stato inviato sul campo di battaglia. Perfetto per piccoli team, richiede un training limitato, resta in volo per circa 6 ore, ha capacità di impiego «notturno» in virtù dei sensori all’infrarosso. Gli ucraini possono usarlo per centrare postazioni, cannoni (il nemico numero uno in questa fase), mezzi della logistica.

Molto attiva la Gran Bretagna. Indiscrezioni tornano su missili anti-nave che Londra intende dare (se non lo ha già fatto) all’Ucraina: è possibile che siano i Brimstone, che possono essere lanciati da aerei ma anche da terra. La Raf li ha impiegati anche nella campagna contro lo Stato Islamico per neutralizzare veicoli in movimento. Sempre gli inglesi dovrebbero consegnare in questi giorni 20 cannoni semoventi AS90 insieme a 40 mila proiettili: prima tappa una base polacca dove saranno preparati gli equipaggi. Stesso percorso per mezzi donati da altri governi occidentali.

La logistica

Per quanto possano essere «accelerati» i corsi rappresentano comunque un problema logistico importante, ecco perché, all’inizio, il centro Nato a Stoccarda che gestisce il flusso si è rivolto a Paesi dell’Est che hanno sistemi noti agli ucraini. Tuttavia le scorte sono limitate e il conflitto rischia di essere lungo richiedendo rimpiazzi continui. Esistono, a volte, delle complicazioni, superabili ma «noiose».

La Bulgaria, ad esempio, è tradizionalmente un grande fornitore però la sua linea ufficiale è che non vuole dare materiale a Kiev. Allora — secondo alcune fonti — ricorre alla triangolazione trasferendo dei carichi in Stati terzi, da qui proseguono in direzione dell’Ucraina. Movimenti di aerei cargo che non sfuggono a chi segue le rotte aeree sul web. Due giorni fa, invece, è stato tracciato un velivolo decollato dalla Macedonia del Nord e poi atterrato nello scalo polacco di Rzeszow, terminale strategico.

Corriere della Sera, 25 aprile 2022 (pag 11)

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