I contendenti hanno srotolato le mappe. Quella russa per mostrare i punti della ferrovia nemica colpiti dai missili, lampi rossi dal centro all’ovest dell’Ucraina: i colpi sparati dagli uomini di Putin hanno centrato le linee che portano rifornimenti dall’occidente, ma che sono anche il canale della diplomazia appena percorso dai funzionari americani. Kiev ha replicato sostenendo che i bombardamenti hanno soltanto ritardato il movimento dei treni, ma non inceppato la macchina logistica.

Ben più pesanti del duello «grafico» sono però gli avvisi di Mosca, severi: il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha messo in guardia l’Occidente per il suo continuo invio di materiale bellico che — ha detto — rischia di portare verso la Terza guerra mondiale. E, quando Londra ha definito «legittimi» i presunti attacchi ucraini in territorio russo, il suo ministero ha minacciato di agire anche contro gli Stati della Nato. Parole tanto più forti perché pronunciate a in concomitanza del vertice Nato a Ramstein, convocato dagli Stati Uniti per coordinare le future mosse destinate da un lato a sostenere l’esercito di Zelensky, dall’altro a logorare l’Armata del neo-zar. Lo scambio racchiude alcuni punti.

Ferrovie e sabotaggi

I raid sulla linea ferrata erano attesi, se mai c’è da chiedersi perché Mosca abbia atteso tanto. La retrovia di Kiev è rimasta di fatto intatta, la Russia si è limitata a prenderla di mira da lontano, con i cruise. Secondo gli inglesi, la Russia ha già consumato il 70% di questo tipo di ordigni, che da soli non bastano. Il generale Dvornikov ordinerà altro? Proverà anche con l’aviazione? Finora però i Mig e i Sukhoi hanno preferito operare nel settore dei combattimenti, intimoriti anche dai sistemi anti-aerei.

Si è parlato spesso di possibili sabotaggi, anche nei Paesi confinanti che fanno da piattaforma logistica, spesso con i loro convogli ferroviari, come Polonia e Slovacchia. Il ripetersi di «incidenti» o «attacchi» — a seconda delle versioni — in terra russa potrebbe essere usato però da Putin per autorizzare missioni «oltre l’orizzonte». Londra, oltretutto, ha di fatto autorizzato colpi in territorio russo, provocando la reazione di Mosca. Il ministro delle Forze armate britanniche James Heappey ha definito «assolutamente legittimo» che le forze ucraine attacchino le linee di rifornimento in territorio nemico, colpendo la logistica anche con armi fornite dall’Occidente: una dichiarazione che segue la notizia di qualche giorno fa, quando il Times di Londra ha rivelato che le forze speciali britanniche stanno addestrando la resistenza ucraina sul campo. Se Kiev può «colpire in profondità le linee di rifornimento», ha replicato però la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, Mosca può fare altrettanto «all’interno di quei Paesi che trasferiscono armi all’Ucraina». Voci, non confermate, aggiungono la possibile presenza di dragoni paracadutisti francesi nel ruolo di istruttori. Una situazione di «instabilità» confermata da un rogo in un deposito militare russo ancora nella regione di Belgorod denunciato mercoledì mattina da autorità locali.

Le munizioni

Il conflitto richiede una quantità spaventosa di proiettili d’ogni tipo, di mezzi e di parti di ricambio . Gli Stati Uniti, insieme agli alleati, agiscono su due piani. In queste settimane rastrellano quanto più possibile sul mercato dell’Europa Orientale. È un passo obbligato: un comunicato ufficiale americano ha fatto la lista della spesa. Sono tutte munizioni «non standard» — ossia non provenienti dalla Nato — per cannoni, mortai, semoventi, tank, mitragliatrici. La seconda opzione, anche questa obbligata man mano che vengono consegnati sistemi occidentali a Kiev, prevede il coinvolgimento di altre società.

Dopo l’11 settembre, il Pentagono si è rivolto a società private per acquistare munizioni «non standard» che servivano a rifornire gli eserciti che usavano armi di produzione sovietica, come Afghanistan, Iraq o Siria. Fra queste c’è Ultra Defense Corp, una società con sede a Tampa, in Florida, che negli ultimi anni ha costruito una rete con le fabbriche di Romania, Bosnia, Serbia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Bulgaria: questi Paesi forniscono il 90% delle munizioni «non standard» acquistate dal Pentagono. Il proprietario è Matthew Herring, che l’ha comprata nel 2011 quando i dipendenti erano in tutto 3 e fornivano elicotteri di produzione russa alle forze afghane: Herring, spiega il New York Times, si trova in Polonia per incontrare i funzionari ucraini e capire cosa può fare la sua società per fornire munizioni in arrivo dall’Est Europa.

I russi possono avvicendare il loro «parco» abbastanza agevolmente e hanno proprio nei treni il punto di forza (più efficace di quello mostrato sul terreno). I locomotori trainano vagoni su vagoni, spesso attraverso la Bielorussia (dove talvolta avvengono dei sabotaggi).

L’offensiva

Infine una nota sul campo. Le immagini mostrano trincee e postazioni ucraine con dozzine di crateri, i segni di un fuoco massiccio. L’Armata, in questa fase, può usare meglio la sua potenza di fuoco contro linee di difesa meno mobili e agili. Un martello rappresentato dai lunghi calibri, dai missili, dai razzi e anche dall’aviazione. Non è un caso che in alcuni settori la resistenza sia stata costretta a ripiegare: qualche osservatore avverte sui rischi maggiori in cui incorre in questa fase lo schieramento di Zelesnky.

Corriere della Sera, 26 aprile 2022

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