È un Primo maggio intenso in Ucraina, con movimenti, notizie contrastanti e previsioni degli esperti. Sabato un’operazione speciale avrebbe colpito nuovamente uno snodo russo nell’area di Izyum. Molte le voci sulle vittime. Fonti ucraine hanno sostenuto che sarebbe morto il generale Andrei Simonov, responsabile della guerra elettronica. Quindi hanno inserito un nome eccellente: quello del Capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov, dato per ferito. Altre fonti — riportate anche dal New York Times — sostengono invece che Gerasimov sia scampato di un soffio all’attacco (che secondo gli ucraini ha colpito l’edificio della scuola 12 a Izium, usata dall’esercito russo come base, uccidendo «200 soldati e almeno un generale» — Simonov, appunto), e lo danno già di ritorno a Mosca, dopo un rapido «scalo» a Belgorod. Indiscrezioni al momento inverificabili, non confermate da fonti indipendenti.

E sempre a proposito di Belgorod un altro episodio: un incendio all’interno di una installazione militare, un rogo ben visibile da lontano. Qualche ora prima era stata segnalato un intenso volo di elicotteri così come la presenza di un jet usato da alti ufficiali. Ci sono legami tra gli eventi? Le fiamme sono un incidente o un nuovo raid dalla resistenza. Non sembrano avere dubbi, invece, le autorità russe di Kursk sul crollo parziale di un ponte, ritengono che sia stato un sabotaggio. I rapporti che escono sui media — influenzati da fonti dell’alleanza — insistono: la Russia non sembra essere riuscita a migliorare il comando e controllo. Prevale lo scetticismo su un cambio di passo, tuttavia è meglio aspettare gli esiti sul terreno, distinguendo tra la realtà e la propaganda che racconta di una macchina bellica inceppata.

L’offensiva

I russi registrano guadagni nel settore Severodonetsk-Donetsk (sud-est), gli ucraini – segnala Jomini of the West – hanno replicato inviando la Quarta e la 17esima brigate carri in rinforzo a quella già presente. Se tengono, possono provare a contrattaccare mettendo in crisi l’avanzata. Molto dipenderà anche dalle operazioni nella regione di Kharkiv dove la resistenza spinge con successo. Ci si avvicina – sostiene Jomini – ad un punto critico. Mosca può sfondare con conquiste sostanziali oppure perde il momento. I «difensori» puntano sempre sulla mobilità.
Il meteo prevede clima asciutto, quindi si riduce il rischio di pioggia e fango (a parte alcune aree allagate di proposito). Un grande ruolo lo hanno le artiglierie: l’Armata ha un vantaggio in numeri e raggio d’azione, gli avversari stanno ricevendo nuovi pezzi. Inoltre sarebbe entrati in azione con maggiore ampiezza i droni-kamikaze, utili per neutralizzare le batterie russe.

Il nodo logistico

Non c’è report ufficiale o ufficioso di fonte occidentale che non ripeta il ritornello: l’Armata ha corretto solo in parte i problemi strutturali. Ossia rifornimenti, scorte, qualità dei mezzi. Peraltro continuano ad arrivare, con la ferrovia, materiali e soldati, rimediati anche nell’estremo Oriente russo. Molti analisti sono convinti che i circa 92 battaglioni non siano per nulla sufficienti. E torna l’attesa per il 9 maggio: Putin si deciderà a dichiarare la mobilitazione generale usando l’atmosfera patriottica della Parata della Vittoria, che celebra la sconfitta del nazismo? Mosca — sottolineano ancora gli osservatori — deve agire massicciamente prima che l’avversario abbia accesso completo agli aiuti promessi dalla Nato.

I rifornimenti

Sono incessanti i voli con i carichi in direzione dell’Ucraina, molti in arrivo dagli Stati Uniti e altri da Paesi europei. C’è urgenza e necessità di mandare al fronte i cannoni, tonnellate di munizioni, i blindati di vario tipo e modello. Alcune delle spedizioni o delle decisioni sono rese pubbliche, con un evidente intento «politico». La Slovacchia sembra aver scelto l’opzione dello scambio circolare: gli F16 polacchi difenderanno il suo spazio aereo e Bratislava cederà alla resistenza la sua pattuglia di Mig 29. Intenso il training per la truppa ucraina chiamata ad usare prodotti forniti dall’Ovest. Due i poli: uno nelle basi in Polonia, il secondo in Germania, forse il centro di Grafenwoehr, in Baviera. Tutti ripetono che le prossime due-tre settimane potranno dire molto sul futuro del conflitto.

Corriere della Sera, 1° maggio 2022

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