Un uomo e una donna sono morti venerdì sui binari della metropolitana di New York, travolti da un treno diretto all’altezza della 145sima strada. La polizia non è stata in grado di identificarli, non avevano addosso documenti, ma probabilmente erano senzatetto in cerca di un rifugio nei tunnel della subway newyorkese. Non è una novità: giusto trent’anni fa Furio Colombo raccontava nella raccolta di saggi La città profonda (Feltrinelli, 1992) i «vagabondi» che vivevano nelle gallerie fra i tunnel, dove la polizia raramente li andava a cercare, mentre nel 2000 Dark Days, un documentario del britannico Marc Singer premiato al Sundance, seguiva le persone che abitavano i tunnel dismessi sotto Riverside Park, nell’Upper West Side. All’epoca non si sapeva tuttavia il numero esatto dei «residenti», ma a febbraio la Mta, l’ente che gestisce la metropolitana cittadina, ha effettuato un censimento dei sotterranei newyorkesi scoprendo che ci vivono 350 persone divise in 29 «accampamenti», mentre altri 89 abitano nelle stazioni.

«La metropolitana non è il posto giusto da trasformare in un casa», ha spiegato al canale locale NY1 Janno Lieber, capo della Mta. Questi censimenti — ha aggiunto — verranno ora effettuati regolarmente, per scoprire e controllare gli accampamenti: per il primo, effettuato fra il 2 e il 3 febbraio, ci sono volute 12 ore, necessarie a setacciare 472 stazioni e oltre 1.000 chilometri di binari. «Abbiamo fornito le location esatte alla polizia e ai servizi sociali», ha spiegato Lieber, «così potranno cominciare a prendere i contatti con questa popolazione». Il censimento è stato voluto dal sindaco democratico Eric Adams che dall’inizio del suo mandato, a gennaio, ha promesso di sgomberare questi accampamenti sotterranei. «Non è accettabile», ha detto. «Le amministrazioni precedenti possono esserne disinteressate, ma noi non faremo lo stesso».

Le associazioni per i diritti degli homeless hanno però dato battaglia, sostenendo che questa decisione avrebbe ulteriormente marginalizzato le persone più vulnerabili, magari spingendole in situazioni ancora più pericolose, come i tunnel della metropolitana. «Vengono cacciati dalla metro, dai marciapiedi, dai parchi», dice al sito Gothamist Helen Strom, attivista di Safey Net Project, chiedendo invece alloggi per i senzatetto. «Sono sempre più ai margini e senza un sostegno». Questi accampamenti, sostiene però la Mta, sono la causa di numerosi incidenti: durante la pandemia è crollato il numero dei passeggeri, ma c’è stato un contemporaneo aumento delle persone che accedono ai binari.

Secondo lo stesso censimento, il numero di persone che accede ai binari sarebbe aumentato del 20% dal 2019, 1.267 soltanto lo scorso anno: di queste, 200 sono state colpite da un treno e 68 sono morte. «Non dovremmo neanche dirlo: i binari sono pericolosi e camminarci è illegale, può mettere a rischio la vita di una persona e avere conseguenze su migliaia di passeggeri», ha spiegato Pat Warren, capo della sicurezza della Mta. Circa metà di coloro che sono andati sui binari lo ha fatto volontariamente: ci sono persone che provano ad attraversarli per raggiungere un’altra piattaforma, per recuperare un oggetto caduto oppure perché dirette proprio gli accampamenti. Altri ci finiscono invece perché sotto effetto di alcol o sostanze, perché hanno problemi mentali o perché vogliono togliersi la vita.

Ogni incidente comporta in media un ritardo di 29 minuti: se un dipendente della Mta nota una persona sui binari, deve fermare i treni e avvertire la polizia, che deve poi intervenire. Per affrontare il problema, l’agenzia si sta quindi affidando a barriere e alla tecnologia: telecamere a circuito chiuso e sui treni, ma anche sistemi laser anti-intrusione che scattano se qualcuno si trova sui binari. Nonostante le proteste degli attivisti, il sindaco Adams è comunque determinato a portare a termine la sua promessa — gli accampamenti trovati sono stati tutti sgomberati — e a combattere il crimine nella metropolitana, aumentato del 60%. «Sto mandando il messaggio giusto», ha detto il primo cittadino nelle scorse settimane. «La nostra metropolitana deve essere sicura e affidabile per i suoi passeggeri».

Corriere della Sera, 1° maggio 2022

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