Wahid Nawabi è fuggito da Kabul 40 anni fa, dopo l’invasione sovietica, attraversando per 48 giorni l’Afghanistan a piedi, in autobus, in treno, in autostop e sul dorso di muli per arrivare in India. Oggi ha 54 anni, è cittadino americano e, da amministratore delegato di un contractor del Pentagono che produce i droni-kamikaze, sente «la responsabilità morale» di aiutare gli ucraini a difendersi. «Ho avuto la stessa esperienza struggente», ha raccontato alla National Review. «Dobbiamo aiutarli a riconquistare la loro libertà».

AeroVironm, la sua società, produce gli Switchblade, droni-kamikaze che gli Usa hanno fornito agli ucraini: sono guidati a distanza per colpire veicoli in movimento, esplodendo all’impatto. «Sono stati strumenti molto efficaci finora», ha spiegato Nawabi, che è in trattativa per inviarne altri direttamente a Kiev e ha personalmente deciso di donare anche 100 droni da ricognizione Quantix.

Nawabi ha autorizzato questa donazione perché, dice, sente un legame personale con i rifugiati ucraini, oltre 5 milioni finora secondo il conteggio dell’Unhcr. Nato nel nord dell’Afghanistan e cresciuto in una Kabul pacifica e moderata — «Era una grande città hippie negli anni 70» —, con la rivoluzione interna e l’invasione sovietica il Paese divenne troppo pericoloso per i suoi genitori, che vestivano all’occidentale e avevano studiato in scuole americane. Furono così costretti a fuggire, ma il giovane Wahid e le sue tre sorelle non potevano viaggiare in aereo con loro fino a Nuova Delhi: dovevano affrontare il viaggio via terra, gli disse il padre, e ricongiungersi in India.

Così, il 14enne Nawabi e le tre sorelle attraversarono l’Afghanistan da Kabul a Kandahar, rischiando di essere arrestati dai sovietici, poi arrivarono a Islamabad, in Pakistan, e infine in India. «Non avevo istruzioni», ha raccontato alla rivista conservatrice, «solo un po’ di contanti e qualche mappa. Non avevamo neanche visti, o passaporti».

Oggi Nawabi pensa che siano i russi a portare la responsabilità di ciò che è successo all’Afghanistan negli ultimi 40 anni: se non fosse stato per l’invasione, ritiene che il suo Paese sarebbe stato più aperto e moderato. «Un sacco di gente accusa l’America, e ok: abbiamo delle responsabilità e ce ne siamo andati all’improvviso», dice. «Tutto però è cominciato con i russi».

Ora spera che i droni di AeroVironment possano risparmiare agli ucraini un destino simile. «Credo in questa causa, credo che bisogna rispondere a quest’aggressione», conclude Wahid Nawabi. «Sento una responsabilità etica e morale: come americano, come amministratore delegato di questa società e, infine, come essere umano».

Corriere della Sera, 6 maggio 2022 (pag 12)

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