Le immagini parlano. Mostrano i cannoni M777 negli aerei cargo in arrivo dagli Stati Uniti, sei pezzi alla volta, poi i video con i soldati ucraini che li hanno ricevuti. Fonti ufficiose sostengono che il 90% dei 90 promessi sono già stati consegnati insieme a 90 mila proiettili, mentre prosegue il training curato dalla Task Force Gator, composta dalla Guardia Nazionale della Florida.

Il tempo corre. Kiev deve fronteggiare le operazioni a sud e a est, settori in cui l’artiglieria ha un ruolo predominante, per le caratteristiche del territorio e perché i russi l’hanno sempre considerata una specialità: la stanno usando in modo massiccio per «arare» le posizioni della resistenza. Vogliono distruggere le trincee ben costruite e piegare il morale. I russi sono incessanti nei tiri, come loro stessi raccontano nei bollettini ufficiali: soltanto martedì sono stati colpiti 400 siti.

Dalla sua, Mosca ha l’esperienza, i numeri, la potenza. Durante il precedente conflitto nel Donbass i suoi soldati erano in grado di agire nell’arco di 4 minuti dal momento in cui veniva identificato il target. Quell’operazione ha infatti avuto successo, anche grazie ad un arsenale vasto. Un suo lanciatore multiplo Smerch può arrivare a 70 chilometri di stanza, un pezzo D-30 a 22, quindi i mortai pesanti trainati da mezzi (il Tyulpan) tra 9 e 20 chilometri, i veri semoventi corazzati capaci di arrivare fino a 30 chilometri. Le batterie inquadrano un’area, gli uomini sono assistiti dai droni e dalla ricognizione, quindi iniziano a martellare. Possono continuare per giorni, a patto di avere scorte a sufficienza, e una rete logistica di livello: una singola «bomba» da 155 mm può pesare 50 chilogrammi.

Gli ucraini contano invece sull’aiuto esterno, mezzi sofisticati in arrivo dalla Nato per ribattere al fuoco nemico. Kiev chiede di intensificare le spedizioni e di inviare il sistema lanciarazzi multiplo Himars, raggio d’azione fra i 200 e i 300 chilometri, un’arma devastante contro concentrazioni di truppe e mezzi: essendo mobile, spara e si sposta rapidamente sottraendosi al fuoco nemico.

Oltre agli Stati Uniti, diversi Paesi hanno offerto mezzi di vario tipo. Altri M777 (raggio 40 chilometri circa) sono arrivati dal Canada, la Francia ha inviato i Caesar (su camion, 46 chilometri), ci sono poi altri semoventi di Stati Nato (P2000), i Gozdik polacchi, i Dana cechi da 152 mm, i Grad — la versione moderna delle katiuscia — sempre polacchi, i trainati estoni da 122 mm. Un ufficiale ha spiegato al Washington Post di preferire i semoventi — come il Paladin — rispetto ai cannoni trainati perché garantiscono maggiore protezione ai serventi.

I «difensori» hanno inoltre assoluta necessità dei radar da scoperta, per localizzare da dove arriva la pioggia di fuoco. Nei vari pacchetti d’assistenza ne sono stati previsti diversi. Saranno poi importanti i droni-kamikaze: i difensori possono usarli per centrare mezzi, camion dei rifornimenti, accampamenti. Tra le «donazioni» vi sono anche i proiettili a guida Gps o laser, che accrescono la precisione: anche per i resistenti, però, vale la regola delle riserve a disposizione.

Corriere della Sera, 6 maggio 2022 (pag 5)

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