Joe Biden ha firmato lunedì lo Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act of 2022, una legge che dovrebbe velocizzare le spedizioni di aiuti militari a Kiev e che richiama quella che nel 1941 servì ad assistere gli Alleati — Unione Sovietica compresa — nella guerra contro Adolf Hitler e il nazismo, cambiando il corso della Seconda guerra mondiale. Approvata all’unanimità dal Senato e poi con 417 voti favorevoli e appena 10 contrari — tutti repubblicani — dalla Camera a fine aprile, la misura dà a Biden maggiori poter per stringere accordi sia con Kiev che con i Paesi dell’Est Europa e, di conseguenza, permetterà a Washington di «prestare o affittare» — lend e lease, appunto — con maggiore rapidità all’Ucraina materiale bellico e altre forniture necessarie per contrastare l’operazione militare «speciale» di Putin. Kiev potrà così richiedere una procedura semplificata per il trasferimento del materiale senza pagare subito, mentre Washington riceverà in cambio la garanzia che l’Ucraina restituirà o rimborserà tutto in seguito. «È tutta una questione di tempo», aveva detto il 28 aprile la speaker della Camera Nancy Pelosi, «quando ci sono delle vite in gioco».

Un’urgenza determinata da quanto avviene sul terreno che — proclami e propaganda a parte — impone le mosse. Come abbiamo segnalato ripetutamente in questi giorni, la resistenza ha ottenuto dei successi attorno a Kharkiv, secondo notizie non ufficiali alcune unità sarebbero vicine al confine russo. Un balzo significativo, se confermato. Tuttavia gli ucraini sono «esposti» nel settore di Severodonetsk. Gli invasori hanno messo a segno punti importanti. L’uso dell’artiglieria (per giorni) seguito dagli assalti delle forze speciali ha creato una breccia. Notevole l’impegno logistico con l’uso di pontoni mobili per attraversare i corsi d’acqua. Per gli analisti, i protagonisti di questa progressione sono truppe fresche, probabilmente Battaglioni integri e non usurati da precedenti operazioni. La sintesi è che possono consolidare una testa di ponte ampia mettendo in pericolo il contingente ucraino nella regione. In altri scacchieri i russi ricorrono ai missili, tra cui i nuovi ipersonici Kinzhal tirati su Odessa.

Le analisi insistono spesso sul tema perdite, sulle ripercussioni che possono avere in Russia, tuttavia è un aspetto che rischia di essere enfatizzato. Pesano, ma non fermano i piani dell’Armata che applica i suoi metodi: bombardamenti incessanti, incursioni di unità scelte mettendo in conto la distruzione di mezzi, i caduti. Compresi i generali, tra gli 8 e i 10 precisa l’intelligence americana. In questo momento conta il risultato, non il costo. Gli osservatori si chiedono se un’eventuale conquista di territorio possa essere tradotto in un controllo «fermo» e ferreo, capace di resistere ad un contro-attacco. Ma questo è il dopo, ora bisogna guardare al presente.

L’Ucraina ha bisogno di cannoni e corazzati. Solo gli Usa — esagerando nei dettagli — affermano di aver consegnato 85 dei 90 pezzi da 155 mm (gli M777) e di aver addestrato circa 300 serventi. Una ventina i militari preparati all’uso di droni-kamikaze Phoenix Ghost. Inviati anche sistemi per la guerra elettronica. Altri lunghi calibri sono garantiti dai Paesi alleati che, con minor fanfara, portano avanti il piano d’assistenza. Bisogna vedere quanti sono già operativi. Con il Land-Lease, il Pentagono potrebbe ampliare le forniture, magari ad armi che non sono state ancora inserite — nominalmente — nel pacchetto da 33 miliardi di dollari: ad esempio i lanciarazzi a lungo raggio.

Gli occidentali non possono però rimpiazzare nei ranghi di Kiev l’elemento più prezioso: l’uomo, colui che affronta il fuoco. Le reclute non sono la stessa cosa dei veterani e non è detto che anche questi ultimi siano sempre pronti. Testimonianze raccontano che volontari stranieri con esperienza in campagne anti-guerriglia alle spalle abbiano scoperto cosa sia un conflitto convenzionale, con cannonate che sventrano ogni protezione. La previsione dello spionaggio di Washington è in sintonia con quella degli esperti: c’è uno stallo, questo dramma sarà molto lungo.

Corriere della Sera, 10 maggio 2022

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