La finlandizzazione era la soluzione che la Russia proponeva per evitare che l’Ucraina entrasse nella Nato, invece l’operazione militare speciale di Vladimir Putin ha finito per cancellare la storica neutralità di Helsinki, che durava dal 1948, spingendo il Paese all’interno dell’Alleanza Atlantica. Questa mattina il presidente Sauli Niinistö, con al suo fianco la premier Sanna Marin, ha ridisegnato la mappa geopolitica dell’Europa annunciando che «nei prossimi giorni» Helsinki presenterà la domanda per entrare a far parte della Nato, trascinando con sé la Svezia, anch’essa militarmente non allineata: la Finlandia condivide con l’ingombrante «vicino» una frontiera di 1.340 chilometri, che raddoppierà così quella fra la Nato e la Russia, e porterà nell’Alleanza un esercito ben addestrato e preparato.

«Far parte della Nato rafforzerà la sicurezza della Finlandia», hanno detto i due leader in una dichiarazione congiunta. «Come membro della Nato, la Finlandia rafforzerà l’intera alleanza difensiva». Se nei mesi precedenti all’invasione appena il 25% della popolazione era favorevole all’adesione, ora le preoccupazioni per la sicurezza nazionale hanno fatto schizzare la percentuale al 76 – appena il 12% si oppone – accelerando il processo di adesione. La Russia ha minacciato serie conseguenze «militari e politiche» per entrambi i Paesi, che proprio ieri hanno ricevuto le rassicurazioni del premier britannico Boris Johnson. «Direi che siete stati voi (la Russia, ndr) a causare tutto ciò», ha risposto il presidente Niinistö a chi gli chiedeva quale fosse il suo messaggio per Mosca. «Guardatevi allo specchio».

E così, sabato il partito socialdemocratico di Sanna Marin annuncerà la propria decisione, mentre domenica toccherà al governo che, secondo la costituzione finlandese, condivide le responsabilità di politica estera con il presidente. Lo stesso farà, sempre domenica, il partito socialdemocratico svedese. Entrambi i Paesi dovrebbero poi procedere con la domanda formale la prossima settimana, con la Nato che dovrebbe approvarla rapidamente prima del summit di Madrid di fine giugno: tutti i 30 membri dovranno poi ratificare l’ammissione, un processo che dovrebbe richiedere fra i 6 e i 12 mesi. Un processo, soprattutto, che metterà fine alla neutralità scelta da Helsinki dopo la guerra d’inverno del 1939/40 con la Russia – che strappò il 10% del territorio finlandese – e dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando non entrò nella Nato e neanche nell’orbita di Mosca.

Corriere della Sera, 12 maggio 2022 (newsletter Guerra in Europa)

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