Quando a metà marzo Bogdan Goncharov – assieme alla moglie e alla figlia di 7 anni – è fuggito da Mariupol assediata, si è ritrovato in un’area controllata dai russi nel sudest dell’Ucraina. Consapevole che molti suoi connazionali nella stessa situazione erano stati portati dai russi oltreconfine, alcuni persino in Siberia, si è rivolto allora a un volontario russo che lo ha aiutato a varcare la frontiera con l’Estonia. «Essere usciti di là è un miracolo», ha raccontato il 26enne Goncharov a Reuters, che ha raccolto una decina di storie come quella di questo muratore che ora – «grazie ai volontari», dice – è riuscito ad arrivare in Svezia e a mettere in salvo la sua famiglia.

L’associazione che lo ha aiutato si chiama Helping to Leave ed è formata da russofoni che vivono all’estero, ma ha anche un centinaio di persone in Russia che aiutano gli ucraini nell’aspetto logistico della fuga. Questi volontari, racconta Reuters, fanno parte di una rete clandestina che fornisce suggerimenti sulle tratte da percorrere, soldi, mezzi di trasporto e alloggio ai rifugiati che cercano di lasciare il Paese: per lo più sono cittadini russi, che vivono all’estero oppure che operano nel proprio Paese con discrezione, cercando di non attirare l’attenzione delle autorità.

In questo modo, hanno raccontato alcuni di loro all’agenzia britannica, possono esprimere il proprio dissenso verso quello che sta succedendo in un momento in cui in Russia è vietato criticare o persino nominare la guerra: chi lo fa rischia il carcere, ma non esiste una legge che proibisce ai privati cittadini di aiutare rifugiati ucraini a lasciare il Paese. «Viviamo con un costante senso di colpa», ha raccontato la ventenne russa Maria Belkina, che vive in Georgia e da qua gestisce un gruppo, Volunteers Tbilisi, che – sostiene – ha aiutato circa 300 ucraini a lasciare il Paese. «Ci scrivono in molti dalla Russia, chiedendo come possono aiutarci». Reuters ha parlato anche con i membri di altri due gruppi – che preferiscono restare anonimi –, i quali sostengono di aver aiutato migliaia di ucraini a lasciare la Russia dall’inizio del conflitto: la maggior parte, dicono, arrivava da Mariupol.

Corriere della Sera, 12 maggio 2022 (newsletter Guerra in Europa)

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