La battaglia di Bilohorivka è la sintesi della campagna bellica: un tentativo fallito dei russi di creare una testa di ponte oltre il fiume Siverskiy Donets, nell’Ucraina orientale. Il rovescio locale non avrebbe impedito tuttavia all’Armata di ritentare, guadagnando posizioni in altri punti del fronte. La testimonianza di un militare ucraino— incrociata con quanto fornito da fonti diverse — ha permesso di ricostruire le fasi principali di almeno un episodio. Attorno al 7 maggio, pattuglie mandate in ricognizione individuano una grossa unità russa composta da fanteria e blindati appostata sull’altra sponda del fiume: gli «esploratori» comprendono che si prepara a guadare con l’aiuto del Genio e dei pontoni mobili, e riferiscono quanto osservato. Gli ufficiali riescono a prevedere con una certa precisione il punto del possibile attraversamento, e preparano un’imboscata: in quel tratto il fiume è largo 80 metri, valutano, quindi i russi avranno bisogno di otto sezioni da 10 metri l’una per arrivare dall’altra parte, e di almeno due ore di lavoro.

È possibile che gli ucraini usino piccoli droni per tenere d’occhio quanto avviene, sicuramente aspettano il rumore delle imbarcazioni a motore necessarie all’operazione. Il giorno 8 gli invasori si muovono. I russi oscurano la visibilità con delle granate fumogene, ma l’operazione è annunciata dai rumori: lanciano in acqua diverse sezioni del pontone e passano dall’altro lato, nel tentativo di circondare Lysychansk. In meno di 20 minuti vengono bersagliati dal tiro preciso dell’artiglieria e anche da raid dell’aviazione: questa, almeno, è la versione del soldato, confermata indirettamente da immagini che trapeleranno in seguito. Il fuoco è intenso, il 9 maggio la struttura è danneggiata, il reparto russo non può ripiegare: diverse decine di corazzati blindati e camion restano esposti, sono distrutti, pesanti le perdite tra i militari (gli ucraini sostengono 1.500 morti). Il 10 maggio la struttura è completamente abbattuta: video e foto mostrano un ammasso di mezzi inceneriti, alcuni sparpagliati nel bosco, altri vicini, quasi a toccarsi. È come se fossero stati sepolti da un’eruzione.

Gli esperti hanno segnalato alcuni aspetti: la cattiva preparazione, probabilmente un’intelligence non adeguata. La tattica — ha ricordato l’analista austriaco Tom Cooper — rammenta quella usata dal generale Alexandr Dvornikov, attuale comandante delle operazioni, in Siria: mandò a morire miliziani e pasdaran nell’assalto a postazioni ribelli nonostante fossero evidenti le condizioni contrarie. E a Bilohorivka i suoi ufficiali hanno tentato più volte la spinta nel medesimo punto. Da un lato deve badare ai caduti, dall’altro raggiungere risultati: in questo settore è una manovra di aggiramento che potrebbe intrappolare 10 mila nemici.

Inoltre — pur tenendo sempre conto della propaganda — è chiaro che la resistenza continua ad essere flessibile e rapida, con una buona conoscenza del terreno e delle mosse avversarie. Si parla molto dei missili Javelin, ma spesso ad essere decisiva è stata l’artiglieria ucraina, un aiuto fondamentale per le forze territoriali e quelle speciali. Lo scontro è solo un frammento, del quale abbiamo informazioni parziali, ma è la conferma di una lotta feroce, difficile per entrambi i contendenti. L’Armata di Putin continua comunque a premere nella regione di Severodonetsk e nella stessa area di Bilohorivka conquistando alcune zone importanti: una progressione che Kiev non può sottovalutare, e alla quale dovrà trovare risposte per evitare conseguenze serie. Le ultime notizie riportano che attorno alle teste di ponte la battaglia resta intensa. Lavorando sulle immagini e fonti aperte, un paio di ricercatori hanno redatto un elenco preciso dei mezzi distrutti: almeno 40, compresi molti tank. Un altro ha indicato la probabile unità russa coinvolta, ossia la 35esima brigata motorizzata fucilieri della Guardia.

Corriere della Sera, 12 maggio 2022

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