Russia e Ucraina sono come due lame che si consumano duellando. Una sfida di cui nessuno può dire se vi sarà — e dove — un eventuale punto di rottura. Dal campo arrivano notizie di guadagni russi, consistenti seppur non decisivi per l’esito della guerra. L’attenzione è concentrata sulla località di Lyman, nel Donbass, in mezzo al triangolo composto da Izyum a nord, Kramatorsk a ovest e Severodonetsk a est: è nella regione di Donetsk, aveva 20 mila abitanti prima della guerra. I russi l’hanno accerchiata da tre lati, una manovra pressante portata avanti da giorni.

Nonostante le perdite, l’avanzata prosegue, anche se lenta: è la stessa Kiev ad ammetterlo confermando gli avvisi degli osservatori indipendenti. I russi, anche per sottolineare con immagini i successi, hanno diffuso un video che mostra il raid con un drone su una batteria di cannoni M777 fornita dagli Stati Uniti. Quello della distruzione del materiale inviato dalla Nato è un messaggio costante. La progressione delle truppe di Putin avviene nonostante gli analisti continuino a insistere sulla mancanza di soldati, sulle difficoltà logistiche e sull’usura dei reparti.

Diverse le possibili spiegazioni.

1) La ben nota potenza di fuoco dell’artiglieria. Picchia giorno e notte.

2) Il tiro di sbarramento — ove possibile — è seguito da incursioni dei commandos. Nuclei più leggeri che si infiltrato nelle linee avversarie. Fonti della resistenza lamentano la mancanza di visori notturni, equipaggiamento che gli invasori avrebbero in maggior numero e che concede dei vantaggi. Una manovra su più assi contro uno schieramento colpito in modo pesante.

Saranno pure risultati inferiori alle aspettative e alle ambizioni iniziali del Cremlino, tuttavia sono sempre porzioni di territorio sottratte agli avversari. Putin, inoltre, ha un vantaggio: è lui a stabilire cosa sia la vittoria. E la resa di Mariupol, con la creazione di un corridoio lungo la costa, aiuta la narrazione. I russi hanno preso 959 prigionieri e nei tunnel dell’Azvostal sono rimasti ormai soltanto i comandanti della resistenza, forse una cinquantina: ora hanno in programma di demolire le acciaierie e non è chiaro se saranno disposti a scambiare i prigionieri, simbolo della «denazificazione» promessa dal Cremlino.

I soldati di Zelensky rispondono con la strategia della corrosione: militare, psicologica, propagandistica. Nel settore di Kharkiv hanno costretto i russi alla ritirata. Da qui potrebbero cercare di incidere su altri fronti, ma anche minacciare la retrovia oltre confine. Per alcuni analisti, i «difensori» stanno anche loro riorganizzando le file, tengono in riserva forze per tamponare un’eventuale breccia contando anche sul flusso di aiuti atlantici. Sono usciti filmati sull’addestramento con tank polacchi e blindati occidentali, probabilmente una nuova unità in corso di formazione.

Nella trincea opposta l’Armata — affermano gli 007 britannici — è stata obbligata a ricorrere a un uso «significativo» di personale ausiliario: in particolare ci sarebbero migliaia di miliziani ceceni concentrati nell’area di Mariupol e nel settore di Lugansk, anche se altre fonti limitavano la presenza della guardia nazionale del dittatore Kadyrov a poche centinaia. Resta complesso fissare i numeri. Sempre secondo Londra, restano i problemi di organico e quelli legati alla catena di comando. È la stessa Mosca ad ammettere «difficoltà», come ha chiarito il vicecapo del Consiglio per la sicurezza nazionale Rashid Nurgaliyev. L’alto funzionario ha ribadito che l’operazione «speciale» proseguirà fino a che i suoi obiettivi, «compresa la demilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina e la difesa delle repubbliche di Donetsk e Lugansk», non saranno completamente raggiunti.

Corriere della Sera, 18 maggio 2022 (pag 6 del 19 maggio)

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