Le forze armate danesi hanno deciso di inviare all’Ucraina missili anti-nave Harpoon a lungo raggio, in grado di colpire le unità russe nell’area settentrionale del Mar Nero: sono armi che il presidente Volodymyr Zelensky chiedeva da tempo e che potrebbero permettere a Kiev di rompere il blocco navale imposto da Mosca, che sta causando una crisi alimentare globale. Gli Harpoon in dotazione all’esercito danese — gli RGM-84L-4 Harpoon Block II — sono prodotti da Boeing Defense, Space & Security a Saint Charles, in Missouri: sono sparati da terra e sono capaci di colpire non solo imbarcazioni, ma anche obiettivi fermi nei porti o a terra, ad esempio gli hub logistici di Sebastopoli, in Crimea. A seconda di dove gli ucraini piazzeranno le batterie, specifica Usni News, i missili potranno aumentare il raggio d’azione della Difesa costiera. Hanno una testata di 221 chili di esplosivo, una gittata fra i 120 e i 300 chilometri e una velocità massima di 864 chilometri orari.

«Siamo particolarmente grati alla Danimarca, che oggi ha annunciato l’invio di lanciatori e missili Harpoon per aiutare l’Ucraina a difendere le proprie coste», ha affermato lunedì il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin dopo il summit nella base tedesca di Ramstein del «gruppo di contatto», i 47 Paesi donatori che appoggiano e riforniscono la resistenza. «Sono molto importanti per l’economia di Kiev, anche perché molti Paesi dipendono dal grano ucraino», ha aggiunto il generale Mark Milley dello Joint Chief of Staff americano, sottolineando che le esportazioni sono bloccate da 90 giorni. La Casa Bianca, aveva rivelato la settimana scorsa Reuters, sarebbe al lavoro per fornire a Kiev anche i missili Naval Strike norvegesi, fabbricati da Kongsberg e da Raytheon Technologies e che richiedono un tempo di addestramento minore rispetto agli Harpoon: meno di 14 giorni.

Dopo alcuni successi iniziali ottenuti nel Mar Nero
, come la conquista dell’Isola dei Serpenti nei primi giorni di guerra e l’imposizione del blocco marittimo al porto di Odessa che ha soffocato le rotte commerciali, l’attività navale russa è diminuita notevolmente in seguito all’affondamento dell’incrociatore Moskva. L’ammiraglia è stata centrata a metà aprile da due missili Neptune, realizzati in Ucraina. Proprio il caso del Moskva chiarisce l’efficacia dei missili anti-nave sparati da terra: è stato un duro colpo di immagine e morale per i russi, costretti a tenersi lontani dalle coste nemica, un successo straordinario per gli ucraini che ha fatto vacillare le certezze del Cremlino.

Da quel momento, i russi hanno subito raid ucraini sull’Isola dei Serpenti — un avamposto brullo a 35 chilometri dalle coste che permette di controllare le vie commerciali — e hanno faticato a mantenere le posizioni, anche a causa dell’applicazione della convenzione di Montreux da parte della Turchia. L’accordo del 1936 permette ad Ankara di chiudere gli stretti dei Dardanelli e del Bosforo ai Paesi in guerra, e ha così impedito il passaggio delle navi della Federazione dislocate nei porti siriani: Mosca avrebbe aggirato il divieto utilizzando cargo civili — che non sono sottoposti al blocco — con scopi militari. È un momento fluido, con molte iniziative. Da Londra sostengono che il governo britannico vorrebbe creare una coalizione di volenterosi per proteggere i mercantili carichi di grano ucraino: un passo che però comporta rischi di confronto diretto con Mosca.

Corriere della Sera, 24 maggio 2022

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