Il presidente Volodymyr Zelensky non si è mai allontanato da Kiev nella prima fase della guerra, ma dalla fine di maggio ha cominciato a visitare le truppe vicino al fronte per portare un messaggio di incoraggiamento alla resistenza e, al tempo stesso, mostrare al nemico che le aree erano abbastanza sicure da permettere un suo viaggio. Dopo la prima visita del 29 maggio a Kharkiv, dove la resistenza aveva appena respinto l’offensiva russa nel nordest, sabato il leader ucraino si è portato sul fronte meridionale, facendo tappa a Odessa e Mykolaiv, porto fluviale strategico che i russi non sono riusciti a conquistare nonostante un lungo assedio. «Non lasceremo il sud a nessuno», ha garantito domenica Zelensky.

È un segnale delle priorità di Kiev, che da un lato si difende a est, dall’altro contrattacca a sud provando a sfruttare la minore presenza dell’Armata, distratta dalla grande battaglia del Donbass, diventato l’obiettivo principale di Vladimir Putin. I russi stanno ottenendo però soltanto guadagni marginali nel settore orientale, mentre gli ucraini nelle ultime settimane stanno conducendo contrattacchi in quello meridionale, cercando di riprendere il territorio che l’Armata aveva conquistato all’inizio del conflitto. Gli uomini di Zelensky puntano da Mykolaiv verso Kherson, l’unica grande città in mano ai russi a ovest del fiume Dnipro, passata sotto il controllo di Mosca soprattutto perché i funzionari locali avevano cambiato bandiera all’arrivo delle truppe di Putin.

In quest’area, gli ucraini nelle ultime due settimane hanno guadagnato molto più terreno di quanto abbiano fatto i russi nel Donbass, anche perché lo scontro prolungato sul fronte orientale ha distratto forze e mezzi dell’Armata. Nella regione contesa, entrambi gli schieramenti stanno subendo perdite enormi, con i russi che sono stati costretti a indebolire le posizioni negli altri settori pur di rimpolpare i battaglioni tattici, e gli ucraini che hanno concentrato l’attenzione — e la richiesta di armi all’occidente — sulla regione contesa. A sud, però, hanno approfittato delle posizioni lasciate sguarnite dall’Armata e hanno cominciato a spingere cercando di riconquistare la città di Kherson, strategica come via d’accesso alla Crimea ma anche per controllare le forniture idriche della penisola annessa militarmente nel 2014.

Al confine fra le regioni di Mykolaiv e Kherson i russi proseguono con il consueto martellamento e sabato avrebbero provato ad attaccare con un elicottero, costretto alla ritirata dal fuoco dei difensori. La resistenza sostiene invece di aver condotto sabato quattro raid aerei nella regione uccidendo 28 soldati russi e distruggendo un tank T-62, una postazione radar, un camion per i rifornimenti, un deposito di munizioni e alcuni mezzi. I numeri non sono confermabili, ma rendono l’idea della battaglia in corso sul fronte meridionale per il controllo dell’area.

A Kherson, isolata e in mano ai russi da oltre 100 giorni, le truppe di Putin pattugliano le strade, gli agenti dell’Fsb si muovono in incognito e ascoltano le conversazioni dei cittadini, mentre in lontananza risuonano i colpi di artiglieria. Il fronte è distante una trentina di chilometri, ma in città proseguono i sabotaggi e gli attacchi partigiani degli ucraini che destabilizzano gli invasori, impedendo loro di consolidare il controllo della città: si è parlato a lungo di un referendum per l’annessione alla Russia, ma per ora è stato rimandato.

L’ultimo colpo della resistenza è avvenuto sabato, quando un congegno esplosivo attaccato a un albero è detonato colpendo l’auto del direttore della prigione locale Yevhen Sobolev, uno dei «traditori» passati con i russi il 23 marzo. Gli ucraini hanno sostenuto di aver ucciso l’uomo, che invece sarebbe sopravvissuto e non sarebbe in pericolo di vita: i russi parlano di un attacco «terroristico» condotto dalla guerriglia ucraina, ma per la giustizia di Kiev Sobolev è accusato di tradimento e — sotto la legge marziale — rischia una condanna all’ergastolo per tradimento.

Corriere della Sera, 19 giugno 2022 (pag 8 e pag 9 del 20 giugno)

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