ROMA — «I russi hanno commesso un errore nel pensare che oggi un problema possa essere risolto con la forza», spiega al Corriere il generale Thierry Burkhard, capo di Stato maggiore della Difesa francese, arrivato a Roma per incontrare il suo omologo italiano, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. «Questa guerra ci ha confermato il primato della forza morale, un fattore di superiorità per l’esercito e per l’intera nazione ucraina. Quella russa è inferiore, probabilmente a causa della mancanza di legittimità della sua azione. Anche nella guerra d’informazione, che oggi ha grande importanza, Kiev era preparata molto bene ed è riuscita a imporre la propria narrativa». Un’altra lezione appresa con questa guerra, afferma il generale francese, è «l’importanza dell’addestramento per la preparazione operazionale dei nostri eserciti: non è perché svolgiamo azioni efficaci, come nel Sahel o in Afghanistan, che poi siamo pronti a combattere una guerra ad alta intensità».

In questo campo, spiega il generale, la Francia ha dato «un sostegno evidente a Kiev con la fornitura di attrezzature di protezione balistica, armi anti-carro e anti-aeree, sistemi di artiglieria. Più importante di quello che diciamo — prosegue — è ciò che facciamo sul campo: per tutte queste attrezzature abbiamo fornito formazione, in Francia e in un altro Paese, per consentire loro di utilizzarle nelle migliori condizioni. Gli ucraini sono notevolmente organizzati, e dall’inizio della guerra sono sempre stati in grado di operare in modo professionale e rapido. Il materiale diventa operativo sul campo in meno di un mese».

Quello di Roma è stato il primo viaggio del generale Burkhard in una capitale europea dopo la nomina di luglio 2021 Aveva già accolto l’ammiraglio Cavo Dragone sulla portaerei francese Charles de Gaulle nel Mediterraneo, ma l’incontro nella capitale italiana, spiega, serve a «dare concretezza agli aspetti militari del Trattato del Quirinale»firmato a novembre per «porre le basi di un riavvicinamento strategico» fra Parigi e Roma — «andando oltre in termini di sviluppo della nostra interoperabilità e della condivisione, e preparandoci a condurre operazioni congiunte se necessario. L’obiettivo è di unire lo spirito della difesa europea e rafforzare la coesione della Nato». La guerra in Ucraina ha reso ancora più urgente il trattato, «confermando la necessità di rafforzare le nostre solidarietà strategiche», afferma il generale Burkhard che, con Cavo Dragone, ha discusso anche di Bussola strategica dell’Ue e di Nato.

I progetti per la difesa europea sono molto sentiti a Parigi, e il trattato del Quirinale è considerato un passo in questa direzione, la comprensione da parte italiana e francese che gli europei debbano assumersi le proprie responsabilità, in modo complementare alla Nato, senza fare affidamento soltanto su alleati che potrebbero essere distratti in altri quadranti. Con la Russia impegnata in una strategia di lungo termine in materia di difesa, ma anche in campo industriale, economico ed energetico, il Cremlino ha preso un vantaggio sul Vecchio continente. Il conflitto in Ucraina — ritengono però a Parigi — potrebbe fornire l’opportunità per rispondere con una strategia di lungo periodo che permetta di opporsi alla Russia, facendo in modo che la competizione non si trasformi in scontro.

Mantenere il contatto con Mosca, che muove pedine sullo scacchiere globale, è essenziale e per questo due settimane fa il generale Burkhard ha parlato al telefono con il capo di Stato maggiore russo, il generale Valerij Gerasimov, che guida le operazioni in Ucraina, con il quale avrebbe discusso del conflitto in corso ma anche del Sahel, dove i russi sono presenti attraverso i mercenari della Wagner. Nella regione africana — che rientra nell’accordo di cooperazione firmato giovedì con l’Italia — «la priorità della Francia è continuare a lottare contro il terrorismo», afferma il generale Burkhard. «Lo facciamo in Niger, in Burkina Faso e sostenendo i Paesi del Golfo di Guinea. In Mali, dove le truppe francesi sono state impegnate dal 2013 fino al ritiro annunciato a febbraio, non c’erano più le condizioni, a causa delle scelte del governo uscito dal colpo di Stato, che non voleva una transizione politica, e a causa della presenza dei mercenari della Wagner».

Corriere della Sera, 26 giugno 2022 (pag 10)

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