Un giorno di messaggi politici e militari, con la Russia decisa a dimostrare di avere sempre in mano l’iniziativa in una sfida senza fine.

La visita

Il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu ha lasciato la capitale per visitare le truppe impegnate in Ucraina, consultare lo Stato Maggiore, distribuire medaglie. Una sortita documentata da un video dove il generale scende da un elicottero dotato di razzi, quindi incontra gli alti ufficiali, presenzia a una riunione. Immagini che sono state usate dagli analisti per indicare posizioni e incarichi, un po’ come avveniva all’epoca dell’URSS osservando chi assisteva alla parata. L’esperto Rob Lee ha cercato di fissare, dopo giorni di ipotesi, la catena gerarchica: Gennady Zhidko, vice ministro e responsabile delle forze russe; Alexander Lapin comandante del settore centrale; Sergey Surovikin alla testa del settore meridionale. Un triumvirato dove in apparenza non compare Alexandr Dvornikov, il generale che era stato indicato qualche settimana fa come condottiero delle operazioni, anche se poi erano uscite indiscrezioni — tutte da verificare — su una possibile retrocessione o un affiancamento con l’arrivo di Zhidko, un grande esperto di organizzazione e disciplina. Non meno significativo il ruolo di Surovikin distintosi nella campagna bellica in Siria e considerato tra le figure in ascesa nonostante alcuni problemi durante la sua carriera. Le informazioni su possibili siluramenti di alti gradi sono sempre appese a fili sottili, inverificabili, con personaggi scomparsi e poi riapparsi. Lo stesso Shoigu era stato dato per gravemente malato – a metà aprile – a causa di un possibile infarto. Invece sembra tenere ancora lo scettro del comando. La presenza del ministro, accompagnata dalle immancabili illazioni sull’attendibilità del viaggio, può comunque essere un segnale, con l’Armata decisa a sfruttare la fase favorevole nel Donbass. E Shoigu ha cercato di comprendere direttamente dai collaboratori lo stato dei reparti impegnati in settimane di scontri durissimi. Dalle loro condizioni — come dalle mosse nemiche — dipenderanno i futuri sviluppi. Sono sempre gli osservatori occidentali a ripetere che l’avanzata sarebbe costata tantissimo, le unità sarebbero provate con organici al limite. Il punto è che però hanno messo a segno dei risultati mentre gli ucraini hanno dovuto ritirarsi.

I raid

Mosca continua a colpire con salve di missili, ordigni che hanno centrato target civili e militari a ovest, a Kiev e nella zona nord. Cruise sparati da navi in Mar Nero e da aerei che restano nello spazio bielorusso o russo per neutralizzare depositi, armi fornite dagli occidentali, centri d’addestramento, infrastrutture logistiche. Bordate che però coinvolgono anche la popolazione, con innocenti feriti, uccisi, mutilati. Sono azioni per perturbare le retrovie, esercitare pressione su zone relativamente lontane dalla battaglia, far vedere ai leader occidentali riuniti in Germania che l’operazione speciale va avanti nonostante gli aiuti garantiti dalla Nato a Kiev. Segnale strategico e tattico, poco importa quanto siano precise le testate esplosive. Le devastazioni provocate dall’invasione diventano una punizione collettiva e uno strumento di terrore.

La resistenza

A proposito di sistemi bellici: sono entrati in azione i lanciarazzi a lungo raggio Himars forniti all’Ucraina. E in rete c’è un filmato che mostra gli effetti su un presunto centro di comando avversario, con distruzioni estese. La prova, per alcuni specialisti, di come questi sistemi possano aiutare la resistenza in un momento così delicato. Sarebbe ingenuo sostenere che alterino l’equilibrio, ma di certo possono servono per ribattere all’invasore. Zelensky deve evitare altri rovesci, ma anche pensare come invertire la dinamica del conflitto. Per oltre due mesi è stato il presidente a dettare l’agenda, anche sul piano della comunicazione, costringendo Vladimir Putin alla rincorsa. Ora è l’opposto. Per ottenere dei mutamenti non bastano pochi giorni e neppure qualche batteria in più per la resistenza. Infatti i funzionari ucraini disegnano scenari allungati nel tempo.

Corriere della Sera, 26 giugno 2022 (pag 16 del 27 giugno)

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