Colpi da lontano tra i due contendenti, civili ucraini tramutati in bersagli: è questa la sintesi di una giornata dove l’attenzione era focalizzata sul vertice G7 in Germania.

I missili

Mosca, proseguendo in una tattica consolidata, ha lanciato nuovi missili usando anche unità navali e velivoli strategici. Uno o più ordigni hanno centrato un centro commerciale a Khemerchuk , nella parte centrale del paese. Si è subito sviluppato un violento incendio, prematuro fornire un bilancio. Il raid segue quelli sulla stessa capitale e altre località molto distanti da dove si combatte. Una campagna di terrore. Per il Pentagono sono stati almeno 60 i missili tirati nell’arco di 72 ore. Un’intensificazione forse legata al summit occidentale e una risposta indiretta alle forniture Nato. A loro volta gli ucraini hanno preso di mira depositi di munizioni russi, uno a Zymohirya, e l’altro ad Alchevsk. L’ipotesi è che siano stati centrati da missili oppure dal fuoco dell’artiglieria. Successi attribuiti – a seconda degli esperti – agli Himars dati dagli Stati Uniti e ai semoventi tedeschi PzH 2000, entrambi schierati da pochi giorni sul terreno. I target sono infatti ben dentro le retrovie, dunque possono essere raggiunti solo con gittate a lungo raggio (sui 50 chilometri). In una settima sarebbero stati almeno cinque i siti importanti bombardati dal braccio della resistenza che da tempo invocava mezzi adeguati. Per incidere sulle scorte di munizioni e ostacolare i movimenti dell’avversario. Fonti statunitensi hanno rivelato che l’Ucraina avrebbe in dotazione anche gli Excalibur, proiettili da 155 mm, che permettono tiri molto precisi.

Fronte marittimo

In rete sono state diffuse le immagini di un nuovo possibile attacco all’Isola dei Serpenti ora in mano alla Russia. Forse è stato distrutto un Pantsir anti-aereo. Kiev potrebbe aver impiegato dei missili mentre un drone di fabbricazione turca TB2 registrava (o assisteva) nella missione. Anche in questo caso è stato citato il ricorso ai razzi guidati degli Himars, eventualmente appostati lungo la costa. Difficile dire chi abbia ragione, sono aspetti tecnici e in qualche modo «politici» perché sottolineano il ruolo di armamenti moderni così come la necessità di garantirli a Zelensky. Contro-narrazione per smentire la tesi che il supporto occidentale avrebbe un impatto limitato. Quindi altri due aspetti. Il primo concerne gli arsenali. Ogni fase ha la sua arma del «momento» e ora tocca agli Himars mentre si parla poco dei droni-kamikaze, forse perché meno adatti all’attuale fase. Poi c’è il dato strategico. L’avamposto in Mar Nero è stato fin da primi giorni dell’invasione un punto critico, il suo controllo favorisce il blocco navale del Cremlino, la Flotta dello zar ha perso l’ammiraglia e altre unità per difenderlo. Kiev non si è rassegnata, con risorse limitate ha inciso e adesso ha in dotazione mezzi supplementari (come gli anti-nave Harpoon) per «contestare» la supremazia avversaria.

Scudo aereo

La Casa Bianca potrebbe spedire gli anti-aerei norvegesi Nasams, con capacità di medio raggio. Lanciatori, radar e veicoli di supporto possono essere dispersi sul terreno, in questo modo è più complicato individuarli. Un contributo per potenziare lo scudo ucraino spesso in difficoltà: i «difensori» hanno ricevuti sistemi per le basse quote – Stinger, Strela – e alcuni S 300 per le alte quote, troppo poco rispetto alla minaccia. L’aviazione russa non è intervenuta in modo massiccio, tuttavia ha aumentato gradualmente i suoi raid specie nel settore orientale dove l’Armata ha ottenuto dei successi. Gli invasori, infatti, continuano a premere su Lysychansk, considerata la prossima «foglia» del Donbass da strappare all’Ucraina.

Corriere della Sera, 27 giugno 2022

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