Alla vigilia del vertice Nato emergono segnali anonimi verso Kiev. Ora, poiché passano attraverso canali ufficiosi, vanno presi come degli avvisi e non è detto che siano definitivi. Tuttavia non possono essere sottovalutati. All’interno dell’amministrazione Usa crescono di dubbi sull’andamento del conflitto.

La Cnn ha raccolto giudizi allarmati sintetizzati in tre punti:
1) È difficile che la resistenza riesca a conquistare i territori perduti;
2) Il presidente Zelensky dovrà probabilmente ridefinire il suo concetto di vittoria: lui ha sempre detto di non essere disposto a cedere un millimetro della propria nazione.
3) Sembra irrealistico che l’Ucraina possa tornare ad essere quella dei confini del 24 febbraio. L’analisi negativa è rinforzata dall’idea che l’aiuto occidentale è importante, ha contribuito a sventare parte dei piani del Cremlino, tuttavia non è sufficiente per garantire una riconquista. Sono valutazioni non nuove, già trapelate nei giorni anche se «nascoste» in mezzo altre notizie belliche. È però significativo che escano in questo momento.

Al tempo stesso l’emittente bilancia la visione pessimista ricordando che a Washington – e in campo alleato – non la pensano tutti così, c’è chi ha ancora fiducia nella capacità di riscossa degli ucraini, ritiene che i russi abbiano avuto perdite consistenti, ricorda come gli scenari catastrofici dei primi giorni di guerra, con Kiev minacciata, siano stati poi capovolti dalla realtà del campo.

Il Cremlino è stato costretto a ridurre i suoi progetti e si è concentrato nel Donbass, dove è riuscito a imporre la propria potenza. I successi degli invasori nel settore orientale, però, per quanto limitati rispetto agli obiettivi iniziali, hanno risollevato i dubbi. Una situazione sulla quale ha inciso il tipo di conflitto, d’attrito, con un grande dispendio di forze e un uso massiccio delle artiglierie. Non a caso la Cnn, nel suo articolo, è tornata sulla mancanza di munizioni, problema in entrambi gli schieramenti, ma più profondo per la resistenza. I russi hanno scorte maggiori, hanno ottenuto carichi dalla Bielorussia – come dimostra il recente transito di treni pieni di bombe -, hanno mantenuto una produzione elevata. L’Ucraina ha adesso sette tipi di cannoni con calibri diversi: i 152 mm d’origine «sovietica» e i 155 mm della Nato.

I primi mancano, i paesi dell’Est che ne avevano sono vicini alla soglia minima, Romania e Bulgaria si sarebbero impegnate a fabbricarne di più, tuttavia insistono sulle carenze. In parte è sicuramente vero, ma è anche un modo per evidenziare difficoltà negli approvvigionamenti. Ostacoli tecnici reali che accompagnano le incognite su come fermare le ostilità. Anche perché Vladimir Putin fa sparare sui civili, demolisce città con un impiego esteso di missili. A decine. Fino a pochi giorni fa le retrovie di Mosca erano abbastanza al riparo, tuttavia nell’ultima settimana sono state colpite dai sistemi a lungo raggio fornite dall’Alleanza all’Ucraina (tipo Himars) e da ordigni locali: secondo alcuni almeno 16 i depositi o siti raggiunti dai colpi. Un esperto ha pubblicato una mappa per dimostrare come sarebbe possibile per la resistenza minacciare la rete ferroviaria, struttura indispensabile per alimentare la spinta degli aggressori. Ma dovrebbero averne di più rispetto alla mezza dozzina di Himars subito schierati al fronte. E si torna così alle mete, all’impegno, alla volontà.

Corriere della Sera, 28 giugno 2022 (pag 6 del 29 giugno)

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