I russi continuano a premere su Lysychansk, la località del Donbass dove si sono attestati gli ucraini dopo aver abbandonato Severedonetsk.

Nelle ultime ore sono uscite notizie allarmanti, con le linee di rifornimento a rischio. Una posizione precaria per i difensori che devono risolvere problemi di equipaggiamento.

Visori

I militari ucraini hanno lamentato di non avere un adeguato numero di visori notturni. Sono indispensabili nei combattimenti, nelle incursioni, nell’attività di contrasto. Gli Usa ne hanno forniti «migliaia», stessa cosa altri Paesi, numerosi quelli inviati da privati. Però sembrano essere insufficienti.

A marzo erano usciti articoli dove si sosteneva che i dispositivi in dotazione alla resistenza fossero migliori rispetto a quelli degli invasori.

Adesso la narrazione si è capovolta, confermano l’idea di una difficoltà «generale», non limitata alla necessità di munizioni e armamenti pesanti. Che continuano ad arrivare. La Norvegia invierà altri tre lanciatori a lungo raggio mentre fonti della Difesa hanno rivelato che Kiev ha acquistato dall’inizio del conflitto 50 droni d’attacco turchi TB2 ed è previsto l’arrivo di altri velivoli in luglio (ne sarebbero stati abbattuti molti). Olanda e Germania hanno promesso altri 6 cannoni semoventi a lunga gittata PzH 2000.

Comunicazioni

Un reportage del New York Times ha dipinto un quadro critico sulle comunicazioni degli ucraini.

In sintesi: pochi apparati criptati, disponibilità limitata di ricetrasmittenti, impossibilità di ricevere e fornire comunicazioni nel mezzo degli scontri
, contromisure elettroniche russe molto efficaci.

Un gap che avrebbe avuto conseguenze fatali in momenti decisivi, quando era necessario avere l’appoggio diretto dell’artiglieria, manovrare per fermare l’avversario, condurre operazioni coordinate.

In questi ultimi giorni, con l’avanzata della Russia, si è accentuato un problema: diverse unità di Zelensky si sarebbero mosse in modo autonomo a causa di «fratture» nella catena di comando. In questi frangenti è possibile che le ricostruzioni rispecchino una realtà complessa, ma siano anche uno schermo (o attenuante) per giustificare le ritirate.

E torniamo all’inizio della guerra quando le fonti ucraine ricordavano la brutta esperienza della crisi del 2014: uno dei punti a sfavore fu proprio il sistema di comunicazioni. Successivamente, grazie all’aiuto occidentale, l’esercito sarebbe riuscito a recuperare il divario tecnologico. L’intelligence statunitense ha creato un canale sicuro per far arrivare i dati, ha aiutato i difensori a portare alcuni colpi micidiali. I contendenti, però, adeguano le tattiche alle iniziative avversarie, quello che vale oggi può essere superato domani.

I mezzi blindati

L’Occidente sta colmando un altro vuoto: quello dei blindati per il trasporto di truppe. Servono per trasferire in sicurezza gli uomini, consentono mobilità, possono diventare piattaforme di tiro. Le immagini hanno mostrato i militari (anche russi) appollaiati all’esterno di tank e sui corazzati, scelta non troppo prudente perché bastano delle schegge per fare danni. Ma c’erano poche alternative.

A conflitto ormai inoltrato la Nato ha rastrellato vecchi M113, quindi modelli prodotti nell’Est Europa, mezzi britannici e australiani. Una risposta in corsa con conseguenti nodi per parti di ricambio, manutenzione, training
. Osservatori sul terreno hanno sottolineato un’altra necessità: l’assistenza medica per le migliaia di feriti in zona d’operazioni. Spesso è troppo ampia la distanza tra la trincea e l’ospedale, servono punti intermedi e una logistica efficace.

Corriere della Sera, 29 giugno 2022 (pag 13 del 30 giugno)

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