Per la prima volta, dopo settimane, il presidente Volodymyr Zelensky sottolinea come le nuove armi inviate dalla Nato abbiano un impatto maggiore sul terreno. Ne sono arrivate di più e di qualità, a cominciare da una decina di lanciarazzi a lungo raggio Himars.

Con questi sistemi le sue truppe hanno bersagliato con successo ferrovie, linee di comunicazioni, ma soprattutto depositi. E, secondo fonti dell’intelligence, nella regione di Zaporizhzhia i timori degli invasori come dei loro simpatizzanti sarebbero aumentati proprio per l’effetto dei colpi subiti. Quanto sia merito solo degli Himars – sempre pochi rispetto ai 300 invocati – o dell’artiglieria è difficile dirlo, di sicuro Kiev vuol ribadire che la disponibilità di materiale bellico adeguato può incidere.

Gli esperti riconosco l’importanza degli apparati, evidenziano come la resistenza abbia dovuto affrontare guai logistici giganteschi perché ha ottenuto mezzi di origine e tipo diverso (sette modelli solo per i cannoni), quindi altri che richiedevano un training specifico da condurre mentre la Russia premeva con forza nel Donbass. Ora gli ucraini si stanno adattando, hanno bisogno di tempo e anche gli alleati devono riuscire ad avere un maggiore coordinamento per garantire scorte sufficienti. Gli aiuti devono essere sempre più mirati in modo da poter sostenere le prossime sfide.

Le unità di Mosca, forse, hanno deciso di prendere respiro dopo i successi sull’asse Severodonetsk-Lysychansk. Analisti occidentali hanno annotato una possibile pausa operativa: ci sono blindati da riparare, plotoni da ricostituire, rimpiazzi da aggiungere. Dove è possibile lo Stato Maggiore si affida ai treni – insostituibili per l’Armata -, alla mobilitazione parallela, allo spostamento di qualche Battaglione. Tutto ciò non significa certo una tregua. Ci sono state operazioni – alcune stoppate dai difensori -, possibili manovre per preparare un assalto massiccio a Sloviansk, i bombardamenti da lontano, gli attacchi con missili e caccia. Presa di mira l’Isola dei Serpenti dopo che gli ucraini sono tornati per issare la loro bandiera con un messaggio di sfida rivolto all’avversario. Mosca, che è stata costretta ad abbondare lo «sperone» in Mar Nero, sostiene di avere ucciso diversi soldati. Intanto ha aumentato la task force navale nel settore nord, a bordo almeno 45 cruise.

A chiudere una notizia strategica. Uno studio della Nasa ha stabilito che il 22 per cento dell’area coltivabile ucraina è oggi nelle mani della Russia. Un controllo che si aggiunge a quello esercitato lungo la fascia costiera bloccando l’export di grano così fondamentale per l’economia di Kiev.

Corriere della Sera, 7 luglio 2022 (pag 15 dell’8 luglio)

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